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Handful of Hate + Draugr + Ad Noctem Funeriis at Nord Wind
29 Gennaio 2009
Bari
La serata è iniziata: aprono Ad Noctem Funeriis. Band locale che ho visto per la prima volta e di cui, non avevo mai sentito parlare prima: è stata una gradita sorpresa, mi sono piaciuti.
Atmosfere che sembrano provenire dall’abisso e grida strazianti: il primo impatto è quello della sostanza del Black metal con tanto di corpse painting, croci invertite e borchie. Ottimo punto di partenza, per le mie voglie auditive di quella sera.
La voce, mi ha veramente colpita: il nuovo vocalist è Hellhound e sembra, dalla chiacchierata post-concerto, aver dato stabilità alla band: un punto di partenza imprescindibile per una band che suona come una dichiarazione di guerra, ed anche questo, mi piace.
Il 20/01/2009 mi vede quindi testimone, nell’accogliente "Nord Wind" di Bari, dell’ efferato e senza compromessi esistenza della scena, nel sud del paese grazie al concerto del combo in questione.
Resto piacevolmente sorpresa dalla solidità del gruppo e dall'alternanza di brani al fulmicotone alternati a cadenze più epicheggianti e melodiche. Man mano che avanza la performance la prova del singer e della sessione ritmica è sempre più sorprendente: serrata, veloce, precisa ma anche di tutti gli strumenti a corda.
Il sound, contrariamente a quello che avviene di solito in certi tipi di concerti, è molto comprensibile e distinto, tale da riuscire a trasportare una parte di me nel vortice dell’aggressività.
L'inizio della serata è stato perfetto, ottimo e spero che questi ragazzi, che hanno la dote di esprimere violenza sonora in modo del tutto “naturale” facciano molta strada perché lo meritano.
L'unica critica che mi permetto di fare è rivolta alla troppa staticità dei due chitarristi, forse troppo concentrati nell'esecuzione dei pezzi sul proprio strumento e poco dediti a far trapelare anche un aspetto visivo feroce e dinamico come le migliori bands del genere fanno. Forse si tratta di una scelta personale o forse no anche se niente toglie all'ottima prestazione che questi Ad Noctem Funeriis ci hanno offerto durante i 40 minuti (circa) di concerto.
La seconda band della serata, i Draugr propongono un genere già da un tre anni in voga, e cioè quel pagan, folk, epic metal che ha reso celebri bands quali Ensiferum, Thurisaz e Finntroll su tutti. Si presentano con immancabili costumi in pelle e pelliccia ed anche scarpe adeguate al genere!
I Draugr contrariamente agli stilemi del genere non vanno per il sottile e, senza troppi fronzoli, si mostrano: diretti, compatti e dannatamente potenti. Alternano alle chitarre ed a una sessione ritmica spesso sul mid tempo tappeti di tastiere che spesso si lanciano in partiture soliste. Ammetto di non aver avuto il tempo di seguire il concerto fino alla fine perché ho avuto accesso al back stage degli Handful Of Hate, la band che chiude la serata, e non ho voluto perdermi la possibilità di assistere ai loro ultimi preparativi.
Auguro a tutti di avere l’occasione di parlare di questa data con Nicola B., il frontman e leader di HoH, che sta facendo un lavoro semplicemente straordinario ricostruendo, come annunciò in un comunicato stampa, una band che “sarebbe risorta dalle proprie ceneri”. Chissà che non vi parli anche del processo di songwriting in corso per il prossimo CD, dove con gli altri membri della band, sta trattando di recuperare il suono originale del Black Metal degli albori; sì, esatto quel suono che, in un certo qual modo ci ha visti tutti crescere e, da ragazzini che strimpellavano ci ha accompagnati alle soglie dei 30, ed oltre.
Non resta traccia alcuna della line-up originale sul palco, puoi notarlo subito, sentirlo nell’aria, ha deciso di scommettere, fare piazza pulita con i resti di ciò che furono HoH, dare in pasto nuove energie creative e vitali alla sua creatura. E’ l’energia di Deimos, Damiano, Andrea che, da sotto il palco, si rende quasi palpabile mentre i tre non si risparmiano nel rendere proprio il sound dei pezzi di Gruesome Splendeur e Vicecrown. Quella forza diventa tangibile, attraverso un brutale e ossessivo massacro sonoro, equivalente, in violenza acustica a quello ormai storico che aveva la band con i suoi precedenti componenti.
Cosa rende HoH apprezzabili agli occhi ed al criterio universale, è indubbiamente il fatto di che si tratti di ottimi musicisti, in un continuo processo di ricerca e miglioramento dell’ abilità tecnica acquisita cadauno con il proprio strumento, senza dimenticare però quella sostanza grezza che sta alla base di ogni Black Metal band che possa definirsi tale. E’ qui che HoH violentano il loro proprio suono al limite concepibile dall’orecchi umano, molto oltre il concetto di “buon senso”, cercando la dimora di note orribilmente urlate.
Cosa rende unici Handful of Hate è la costanza e la coerenza. Se credessi nell’esistenza dello spirito, direi che quello di Handful è totalmente underground, un regno di ritmica e velocità, lontano da sofisticati virtuosismi ma potente e sicuro come granito. Mescolate questo con un’ossessione per il Vizio, portata volutamente alle sue estreme conseguenze ed incontrerete l’Inferno in terra, materiale e tangibile, come la vita stessa.
Cosa accade quando, finalmente, gli headliner della serata, dopo una vera e propria preparazione fisica e riscaldamento, si propongono sul palco nella nuovissima formazione? Anche i più inossidabili sostenitori della band, dopo l'ennesimo cambio nella line-up, li davano per spacciati. I soliti, immancabili, detrattori, speravano che si trattasse della fine. Gli elementi con cui registrarono il noto cd "Gruesome Splendour"avevano fatto parlare molto di sé, in Italia ed all'estero, per la preparazione e potenza che riuscivano a sprigionare on stage.
Nessuno ne sentì la mancanza, tra i sostenitori, vecchi e nuovi. Più di un centinaio di persone con un’età molto variabile, dato che trattandosi di un concerto con due soli pezzi nuovi pronti (“Between Pain and Perdition” e “The Fault to Exist”) nell’erroneamente celeberrimo Sud, dove si suole supporre che nessuno vada a concerti, soprattutto di bands italiane e l’organizzazione sia imprevedibilmente pessima.
Niente di più sbagliato, l’organizzazione del concerto è stata impeccabile da tutti i punti di vista, dall’accoglienza all’estrema onestà, che questi ragazzi potrebbero letteralmente insegnare a ben più noti promoters che portano in Italia i cosiddetti “grandi nomi”. Le loro aspettative sulla qualità del concerto erano, com’è comprensibile, alte; l’eccitazione che lascia col fiato sospeso attanagliava tutti noi.
Gli HoH non hanno deluso le loro aspettative, quando è arrivata, come un calcio ben assestato nel culo di decrepiti fantasmi la prima song "Grotesque in Pleasure Rotten in Vice" (ed io vi domando, se sull’Estetica del Vizio e del Piacere, si è costruito il proprio universo e ci si permette il lusso di urlarlo attraverso dissacratorie note, allora se questo non è geniale, cosa di ciò che ci prende nel Black Metal, lo è?).
HoH è una creatura viva e brillante, ancora oggi, nel 2009.
Segue un pezzo storico della band "The Slaughter of the slave-gods" dove la band da il meglio in presenza e cattiveria sprigionata sul palco. Chi ha fermato il tempo? L’headbanging di 15 anni fa, ancora non si è fermato: sono cambiati alcuni nomi ma, dopo i primi dieci minuti, ti rendi conto di che tutti sono stati cambiamenti positivi.
Headbanging senza sosta fino all'annuncio del terzo pezzo "per la prima volta dal vivo" l'attesissima "Reproach and Blame" la sessione ritmica tenuta dal nuovo batterista (Andrea) fa paura visto che riesce a riproporre questa song addirittura più veloce che nel cd. Nicola, sul palco sembra ancora quel pazzo, distante e irraggiungibile, che grugnisce i propri blasfemi e apparentemente incomprensibili versi mentre tortura velocemente con le sue dita spietate la chitarra. Il concerto scorre alternando pezzi furiosi ad altri più lenti e maestosi in cui la band concede un respiro prima di un nuovo assalto. E' la volta di "Boldly Erected", un pezzo che ti mette a nudo e quindi, ti osserva, con disgusto.
Segue la ben nota "Livid" si scatena il pogo e la band sembra recepire l'entusiasmo del pubblico, affluito copioso, rincarando la dose. Apparentemente sembra impossibile, con una sola set-list, compiacere un pubblico come questo.
Viene proposta una song che farà parte del nuovo album intitolata "Between Pain and Perdition" e qui sembra di ritornare alle origini del Black Metal, un salto nel passato dove velocità, melodia e potenza si fondono insieme. La nuova song ha il sapore dell’auspicato risorgere vecchi classici del Black Metal ed il pubblico si lascia domare ancora una volta da "Kept Order", pezzo marziale che non conoscevo presente nel mcd "Blood Calls Blood" e devastare dalla mitica "I Hate". Ancora un pezzo nuovo viene presentato, stavolta un lento "The Fault to Exist" prima della parte finale del concerto che viene chiuso con una cover degli Impaled Nazarene "The Horny and the Horned" suonata a velocità spaventosa!
Si chiude così la serata con la band che saluta il pubblico annunciando l'uscita nel corso di quest'anno del loro quinto cd.
Sara B.
FOTO
(di Nox Aeterna Photography)