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Handful of Hate
(intervista a Nicola B., membro fondatore, compositore, cantante, chitarrista)
19/01/2009
Ormai tutti, in Italia, sono d'accordo nel definirli una banda storica: per i testi, per l'immagine, per il sound che è sempre rimasto fedele a se stesso... o, semplicemente, per gli album, i quali, con il passare degli anni, continuano ad essere ispirati e coinvolgenti. Gli Handful of Hate restano una band per certi versi seminale del panorama metallico italiano, perlomeno a livello lirico e attitudinale. Ci si sente poi di simpatizzare per Nicola B. il quale, effettivamente, sembra davvero credere ciecamente in quello che ha fatto e sta facendo con la sua band e che continua a porsi come l'ultimo dei musicisti all'esordio. E' insomma stato un piacere intervistarlo mentre osservo la gestazione del nuovo album... Nel 2009 qualcuno si aspettava davvero il ritorno di Handful of Hate?
Cosa ti ha portato a voler riformare gli "Handful of Hate", dopo lo scioglimento della line-up anteriore?
Non c’è mai stato uno scioglimento vero e proprio. Non è mio solito arrendermi. Purtroppo già da più di un anno internamente le cose andavano di male in peggio e non c’erano i presupposti, da parte mia, né la voglia di lavorare sul nuovo album in queste condizioni. Nel periodo seguente al cambio dei ¾ della line up (novembre 2007) ho preso fiato per un paio di mesi e poi ho cominciato il duro lavoro che mi ha portato adesso al ritorno. Infatti già da tempo prevedevo un’imminente stop ed avevo cominciato a lavorare con altri musicisti, ho stretto i tempi, e nel giro di un anno sono riuscito a tornare con una formazione migliore e più coesa motivata di quella precedente. E’ stata una delle mie grandi vittorie, visto che pareva impossibile ripristinare tutto e meglio di prima. Ed invece eccoci ed al lavoro per un nuovo album e con diversi concerti già fissati. Penso di avere ancora alcune cose da dire nell’ambito della musica estrema prima di smettere. Il 2007 non era ancora il tempo, e soprattutto se devo smettere lo faccio per scelta mia non per i problemi che mi creano gli altri.
Stai notando un ricambio tra le persone che vi seguono? Ci sono ragazzi giovani tra i vostri supporters? Che impressione ne trai?
Beh, c’è un continuo avvicendarsi di nuove generazioni, forse la cosa che mi ha più colpito è vedere ragazzi con le nostre magliette i quali non erano ancora nati quando fondai la band! Io penso sia naturale, e credimi, nonostante i defenders, ho ottime speranze nelle nuove generazioni soprattutto di musicisti.
Nel 2009 uscirà un nuovo album degli "Handful of Hate". Cosa troveremo in questa vostra pubblicazione?
Troverete un disco maturo per molti versi... ripercorreremo la nostra storia in un contesto tipicamente Black Metal. Il riffing forse è più affinato rispetto ai precedenti album, dando spazio a melodie e molte parti potenti e lente nell’incedere per poi lasciar spazio alla furia che da sempre ci caratterizza. Già due pezzi sono stati presentati dal vivo: “The Fault to Exist” and “Between Pain and Perdition”. Per autunno 2009 saremo fuori con il quinto album.
Siete in fase di realizzazione. La line up attuale conta con Andrea Bianchi, (alla batteria con una formazione eclettica che va dal jazz al metal estremo), Damiano (al basso, che nutre una passione assoluta rispetto al black metal da sempre) e Deimos, già noto per aver militato in altre bands storiche del Death Metal toscano. I nuovi membri hanno modo di contribuire al songwriting? Se sì, con quali apporti ed influenze?
Certo che hanno modo di contribuire. Io penso che ognuno possa apportare le proprie caratteristiche nel nostro operato. Quando ho parlato di un album che sarà tipicamente Black Metal mi riferisco agli spunti che ricevo da parte di Damiano, se molte songs avranno tempi più vari e soluzioni di batteria più ricercate che non siano i soliti tre tempi questo lo devo alla tecnica di Andrea (che nel giro di un anno e poco più di preparazione, sta diventando uno dei migliori batteristi estremi in circolazione). Deimos al momento ha contribuito con una song da lui composta e numerosi spunti negli arrangiamenti, inoltre mi aiuterà nella produzione del cd, visto che in gran parte tutto il lavoro di fonico sarà nella due mani.
Andrea Bianchi, il vostro nuovo batterista, ha una spiccata formazione tecnica che proviene da altri generi musicali. Andate d'accordo?
Sì e per un’unica ragione: crede in me. Non c’è contrasto e col duro lavoro ha già visto i risultati in poco tempo. Si fida di me ed io di lui. Studia tutti i giorni ore ed ore alternando le lezioni che da a numerosi allievi a più sessioni di prove settimanali con me per vari progetti non solo Handful of Hate ma anche Deviant Pulse ed Hard in Black, spaziando così un po' in tutti i generi del metal. Io credo che la costanza, l’umiltà e la tenacia lo premieranno.
Tornando all'album in preparazione, a livello lirico ci saranno novità da segnalare?
Sono un po' indietro con le liriche devo ammetterlo ma sicuramente il filone principale rimarrà quello che da sempre abbiamo usato come nostro marchio: la carnalità. Esaltiamo da sempre, e continueremo a farlo, la materialità terrena, gli istinti più forti che portano l’uomo all’appagamento dei suoi desideri più reconditi. Il Vizio, che qui non è fashion o moda da “divette”, si fa palpabile, lubrico, raccapricciante prolificato nel sangue e nel contrasto preda/vittima.
I vostri prossimi concerti saranno nel centro-sud (Pescara, Bari) in qualità di headliner. Per quando un vero e proprio tour? Tornerete a suonare al Sud?
Da anni cerchiamo di abbracciare il sud Italia con un vero e proprio tour ma invano. Probabilmente in primavera coroneremo il sogno di suonare in Sicilia con due differenti date. In seguito, con l’uscita del nuovo album, ci prenderemo cura di ricoprire il territorio nazionale al meglio oltre che promuovere il lavoro all’estero seguendo le strade già tracciate in passato ed aprendone di nuove.
Chi è Nicola nella vita di tutti i giorni?
Una persona che ha molti impegni ed interessi: le bands su tutto, lo studio e la cultura personale, molti aspetti organizzativi e pratici che stanno dietro ai sets cinematografici e fashion. Sto scrivendo delle piccole riflessioni e storie che spero un giorno di pubblicare e molte altre cose ancora.
Nicola sul palco è quello della vita di tutti i giorni o sono due persone diverse? In che misura?
Sono strettamente collegate, non esisterebbe l’uno senza l’altro. Sul palco esprimo me stesso, sfogo la mia interiorità. Non faccio mai concerti pensando ad una commedia o ad una rappresentazione di quello che voglio far credere, semplicemente sono io che sputo fuori me stesso.
In che modo ha influito il fatto di essere italiani sul destino di Handful of Hate?
Molto! Penso che se dicessi quanto, molte delle bands nasciture verrebbero psicologicamente fiaccate. Esiste un terzo mondo nella geo-politica ed esiste pure un quarto mondo nella musica ovvero l’Italia. Sei italiano allora tutte le porte son chiuse, le labels ti snobbato o con onestà ti dicono: perché devo perdere il 20% delle vendite solo per il fatto che sei italiano?
Non penso ci sia da imprecare molto per questa cosa se non contro noi stessi. Questa è l’Italia quale risultante del nostro operato! Noi siamo questo perché lo abbiamo creato noi. Spesso la nostra presunzione ci porta a criticare e basta senza farsi autocoscienza, non cerchiamo di giustificarci in base a presupposti storici, guardiamo cosa siamo in grado di fare adesso! Con umiltà, devozione e soprattutto coerenza!
Intervista a cura di Sara Ballini

