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Alltheniko
Unità, determinazione e voglia di evolversi sono tre fattori determinanti che sono il collante che traina da un decennio quasi il trio heavy metal più scatenato dello stivale. La parola al drummer Luke The Idol.
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Allora ragazzi, cominciamo a parlare di “MILLENNIUM RE-BURN” partendo proprio dal titolo; a cosa si riferisce questa rinascita nel millennio?
Millennium è una parola che ci ha suonato bene da subito, solenne e quasi metafisica ed allude ovviamente alla nostra epoca, il nuovo millennio appunto. La seconda parola chiave è Burn, la quale rimanda al concetto di forza, potenza ed è anche qui una metafora della nostra musica, delle caratteristiche del nostro sound. Insieme stanno ad indicare gli Alltheniko di oggi,sempre più compatti, uniti e decisi.
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La cosa che sarà saltata all'orecchio delle persone che hanno ascoltato il disco, è quella che con il vostro terzo disco avete tenuto un approccio più ragionato e meno immediato rispetto ai vostri due precedenti album, qualità, la rapidità di catturare subito l'ascolto, che era una prerogativa imprescindibile sui lavori passati. Con il nuovo disco è giusto affermare che vi sia stata una maturazione compositiva ed esecutiva, o semplice voglia di uscire dai cosiddetti canoni dell' heavy speed metal?
E’ vero. “We will fight” era una sorta di raccolta di canzoni provenienti dai demo riarrangiate mentre “Devasterpiece” è stato concepito molto in funzione di quello che ormai il pubblico si aspettava da noi e i riscontri in questi anni hanno soddisfatto molto sia noi che il pubblico. Però gli Alltheniko non sono mai stati un gruppo né speed né epic ma sono queste sono state solo alcune tappe di un sound che è partito nel 2002 quasi dal punk – rock per approdare all’heavy classico e come hai notato anche tu in costante evoluzione verso nuovi lidi che in parte abbiamo esplorato con il nuovo disco ma molto è ancora da scoprire perchè ogni disco per noi è stato un grande passo in avanti.
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Come ospite speciale del disco troviamo GORD KIRCHIN, leggendaria voce dei canadesi PILEDRIVER, che recita addirittura due strofe in italiano su “No More Fear”. Perchè avete scelto proprio il pazzoide canadese e non un cantante italiano dell'ambiente? E' stato difficile fargli interpretare quelle strofe nella nostra lingua?
Vedi, lo abbiamo conosciuto nel 2007 in occasione di una data insieme in provincia di Brescia. C’è stata da subito stima reciproca, abbiamo tenuto ottimi rapporti via web ma la cosa da sottolineare è che ha registrato in forma del tutto gratuita le sue parti e dopo pochissimi giorni dall’ invio ci ha restituito le parti con la sua voce. Insomma, oltre ad essere un personaggio bizzarro è soprattutto una grande persona, corretta e professionale.
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Sia su No More Fear che su In The Name Of The Cross i testi vi sono stati ispirati dalla Divina Commedia. Siete per caso ammiratori del sommo poeta o è stata solo una coincidenza voluta dal caso l'ispirarsi alla sua opera?
Io (Luke) sono l’autore di questi testi,conosco abbastanza Dante per averlo studiato al Liceo e all’Università e in generale la sua opera è uno dei più grandi patrimoni del’ingegno umano. Mi è piaciuto trarre spunto dai canti dell’Inferno perché ovviamente ben si adattano al sound heavy metal e sono storie emblematiche, tragiche e nello stesso tempo realistiche.
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Toglietemi un'altra curiosità: chi è l'Harold a cui dedicate l'omonima canzone?
E’ una persona speciale che ci supporta fin dall’inizio,lo abbiamo conosciuto per caso, era seduto su una panchina prima di un nostro concerto nel 2003 mentre suonavamo ad una festa musicale a più gruppi. Da allora abbiamo condiviso lunghi viaggi in giro, molte esperienze specie quando siamo stati all’estero e ci sembrava il minimo tributargli una canzone. E’ una persona di grande cuore ma come puoi intuire dalla foto e dal testo, è meglio non farlo incazzare.
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Siete sempre stati in prima linea per promuovere con mezzi autosufficienti la vostra musica, attraverso canali audio e video; mi vengono in mente i vostri video di “Law Of The Stronger” e “Wheel Of Fortune” realizzati completamente in proprio e che invidiano poco se non niente a quelli in cui sono stati investiti budget elevati e coinvolgendo vere e proprie crew di cineoperatori, così come mi viene in mente il vostro canale Youtube. Ma ora vi è anche una vostra vera e propria Web Tv www.livestream.com/alltheniko dalla quale trasmettete le vostre prove in studio. Ma vi siete per caso messi a fare una specie di reality show sulla vita musicale degli Alltheniko? Ahahah
Per quanto riguarda il lato video Dave è un professionista del settore in quanto è cameraman in RAI e questo ci ha dato la possibilità di curare in varie sfaccettature il versante video; in tutto questo ha parte fondamentale Joe che è massimo esperto in questioni audio e di registrazione e l’unione delle due cose ci ha sempre dato l’opportunità di fare videoclip nonché quest’ultima trovata della web TV, che lungi dall’essere una voglia di protagonismo è un altro ed ulteriore modo per comunicare ma soprattutto farci emergere nel marasma di migliaia di band.
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Il tasto dolente che accomuna ogni metal band italiana quando si affronta un'intervista è sempre quello della popolarità nella propria patria; voi vi siete spesso trovati a suonare all'estero per date sporadiche o per veri tour; avendo potuto toccare con mano la realtà estera cos'è che ancora manca all'Italia secondo voi per arrivare ad avere un supporto sia mediatico che di puro sostengno da parte dei fans?
L’invidia e il campanilismo italiani sono il nostro limite ma ciò è spesso la conseguenza del fatto che da noi quello di musicista non è un mestiere, non è una professione riconosciuta, rispettata ed incoraggiata e questo genera questo senso di rabbia, invidia e frustrazione tale da far sì che ognuno quel poco che ha lo tiene per sé, non lo condivide e guarda gli altri in cagnesco. E’ una questione culturale che puoi facilmente rilevare tra gli organizzatori di concerti, gestori di locali e band. Ma rispetto a qualche anno fa stiamo comunque facendo passi da gigante,non resta che cercare di andare tutti nella stessa direzione con più vigore e voglia e non andarsi contro.
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Nella terra natia immagino comunque che di soddisfazioni ve ne siete comunque tolte in qualche modo; in Toscana per esempio siete passati spesso, suonando nelle zone di Livorno e di Prato. Che ricordo avete di quei live show?
Ottimo, vedi il fatto è che in Toscana c’è interesse per il genere, la gente viene per sentire proprio te e non musica in generale: questo tipo di fan è quello che si informa, compra il disco, scrive recensioni, sui forum, dimostra cioè interesse e ti assicuro che il grande male di buona parte del Nord Italia è l’indifferenza.
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“Millennium Re- Burn” è il terzo disco consecutivo che esce con il patrocinio della My Graveyard Productions. Deduco quindi che siate soddisfatti del lavoro prestato dal Giuliano nazionale e oltretutto se stiamo a guardare alcune statistiche, voi siete una delle pochissime band che ha inciso più album al momento con l'etichetta bresciana. Questo sembra un sodalizio destinato a durare nel tempo....
Ancora per la nostra ultima fatica la scelta della My Graveyard è stata la più logica in quanto a livello underground è la label che offre le condizioni migliori e le sue uscite hanno un buon seguito tra pubblico e addetti ai lavori. Per quanto riguarda il futuro invece staremo a vedere, è meglio non sbilanciarci.
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Anche se il nuovo album profuma ancora di stampa fresca, mi viene da chiedervi; c'è già qualcosa di pronto nella pentola a pressione nel casolare di Oldenico o al momento siete concentrati sulla promozione del nuovo arrivato in casa?
Ti sembrerà strano ma stiamo già pensando a qualcosa. Per ora non c’è nessuna canzone ma stiamo lavorando molto sul tipo di suono, in che direzione vogliamo andare e penso che il prossimo disco degli Alltheniko sarà un qualcosa di veramente significativo per il nostro percorso musicale.
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Cari miei per questo giro siamo arrivati alla fine. Non mi resta che lasciarvi salutandovi calorosamente e aspettando un prossimo album da poter raccontare ai posteri. E a voi lascio lo spazio autogestito dove potete dire la vostra senza censure. A presto.
Ti salutiamo con la promessa che arriverà un altro album da raccontare e salutiamo tutti quanti, te compreso, condividono e supportano ormai da tempo la nostra avventura musicale.
Intervista a cura di: Francesco Running Wild
