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Hocculta
Con Massimo Lodini, mente e fondatore del combo milanese, Italia Di Metallo nella persona di Francesco "Running Wild" percorre un viaggio a ritroso nel tempo nella storia della band fino ai giorni nostri in cui si delineano a chiare lettere i prossimi piani.

Ciao Massimo, grazie innanzitutto di essere nostro ospite sulle pagine di Italia di Metallo per questa chiacchierata. La tua figura ruota intorno al nome degli Hocculta, formazione storica dell'area milanese che ebbe i suoi natali nei primi anni Ottanta. Ci dici come e perchè prese forma la creatura Hocculta?
Ciao, ricordo che a quei tempi ci si trovava davanti ai negozi di dischi, non tutti almeno, ma quelli dove si poteva trovare la musica giusta, vinili d’importazione, insomma tutto quello che riguardava un genere musicale che stava riscontrando un discreto successo in Italia, seppure di nicchia. In uno di questi negozi, il Discotto di Sesto San Giovanni a Milano, incontrai Luca Trabanelli e Tony Chiarito; iniziai proprio con loro e presto si aggiunse anche Floriano Buratti alla batteria. Facemmo poche prove ed in breve tempo arrivò un secondo chitarrista, Marco Bona, a completare la line up iniziale. Da quel momento fu un crescendo di idee, sensazioni, feeling, che presto ci portò a creare e completare una notevole serie di brani in pochissimo tempo…Certo le idee non mancavano proprio! Sul perché ci siamo formati forse è più semplice: avevamo voglia di condividere una passione incredibile, ad ogni costo e con ogni mezzo…ed è quello che abbiamo fatto. Forse fu più difficile trovare il nome….hahaha!
I vostri primi passi furono, come da copione, mossi a suon di nastri registrati; ben due demotapes, ci segnalano le fonti storiche, arrivarono quasi in simultanea si può dire, segno che la band era animata da una piena vitalità oltre che da una professionalità e una classe che saranno diffuse a più ampio raggio col vostro Lp di debutto. Esponici i tuoi ricordi in merito a questi inizi
Furono inizi eccezionali perché la vena creativa era alle stelle, il morale al settimo cielo e ci piaceva tutto ciò che stavamo facendo. Iniziammo a comporre brani su brani e fare qualche cover, tutto materiale che abbiamo proposto durante i nostri concerti e che in qualche caso abbiamo anche registrato su demotape. Purtroppo negli anni ottanta una misera registrazione decente costava un sacco di soldi per squattrinati come noi, tuttavia siamo riusciti a registrare (di fretta) qualche demo….una copertina veloce e via..! La cosa strana, pensandoci oggi, è che nessuno o forse uno di quei brani è stato poi registrato successivamente su LP. La prima uscita ufficiale fu ad un festival che comprendeva tutti i generi musicali, suonammo il brano Entity, arrivammo in finale assieme ad altri 19 artisti/band…Il nostro piazzamento al termine della serata fu ventesimi, ultimi, ma ultra carichi perché al termine si avvicinò il direttore artistico della EMI al quale rispondemmo con un secco no alla proposta fattaci….scusatemi, ma cazzo, non sapremo mai se fu un errore oppure no, ma la proposta di base avrebbe immediatamente snaturato la band.
Nel 1984 finalmente gli Hocculta esordiscono sulla lunga distanza con “Warning Games” su Discotto Metal. Le recensioni dell'epoca furono entusiastiche, riconobbero il valore del lavoro in sé ma subito dopo la band incocciò in un periodo di forte crisi. Ci vuoi dire cosa successe all'indomani della pubblicazione di “Warning Games”?
No, non ci fu nessuna crisi, solo che non riuscimmo a sfruttare al meglio la nostra potenzialità ed il valore espresso con l’album. Il lavoro fu autoprodotto per il 50% ed il restante da un nostro produttore/amico che ci aiutò nell’impresa. Con l’uscita dell’album ricevemmo richieste per suonare all’estero ed in particolare in Germania, ma anche qui occorreva investire, viaggiare, riscontrare probabili problemi con il lavoro…In Italia invece sappiamo come andavano le cose…e non è cambiato molto da allora. Detto questo, ci concentrammo nel ripartire e ci furono diversi avvicendamenti nella line up, Marco e Luca lasciarono la band, Floriano fece una pausa di riflessione, prese il suo posto Daniele Pobbiati, facemmo ancora qualche concerto, il tutto subito dopo aver scritto ancora qualche brano che conservo ancora nella mia discoteca.
La stampa, entrando nei dettagli degli Hocculta, focalizzò l'attenzione, come fa anche adesso del resto, sull'analogia tra la tua voce e quella di Klaus Meine degli Scorpions, e francamente è stato sorprendente constatare che tra te e il frontman tedesco intercorra questa similitudine di corde vocali. Secondo te questo fattore è stato un po il fine che ha invogliato gli appassionati ad avvicinarsi agli Hocculta o ritieni che sia solo un ingranaggio di una macchina che senza il resto del motore non avrebbe mai funzionato?
La similitudine timbrica con Klaus è stata una scoperta sorprendente che ha portato gioie e dolori a me ed anche alla band. A me la soddisfazione di essere comparato ad un grande vocalist, certamente dotato di una voce con una timbrica particolare ed un’estensione tonale notevole, per contro ho ricevuto critiche (e con l’uscita di Taste the return - che include la cover degli Scorpions - tantissime dalla Germania), sulla sospetta volontà di voler imitare a tutti i costi il cantante teutonico. Credo che questo fatto abbia più danneggiato che favorito la band. Credo inoltre che gli appassionati si siano avvicinati alla band perché era una macchina che funzionava bene, gli ingranaggi erano giusti e tutto funzionava a meraviglia. Comunque se un giorno gli Scorpions volessero approfittare…
Come si è snodata l'attività live all'indomani dell'uscita dell'album? Siete riusciti a incrementare quello che già eravate riusciti a realizzare ai tempi dei demotapes?
Purtroppo no. Come dicevo non ci fu nulla di particolarmente eccitante, tranne i live, il fatto di suonare anche fuori porta, ma mai una spinta folgorante verso il successo…ripeto, credo che un po’ sia stato anche timore nostro…
Come detto gli Hocculta hanno base in quel di Milano; è lecito quindi porti questa domanda poiché proprio dal capoluogo lombardo si sono levati i primi vagiti che intonavano un'aria metal rock in Italia grazie ai Vanadium, poi in seguito anche grazie ai Bulldozer che divennero esponenti del filone più estremo del metal. Che rapporti avevate con i vostri concittadini? Avete mai avuto l'occasione di suonare insieme e di frequentarvi nei locali?
Sì, ci conoscevamo anche se il rapporto non si è mai consolidato eccessivamente con nessuno dei gruppi. Diciamo che ci siamo frequentati poco. Personalmente ho avuto modo di conoscere più da vicino i RAF. In ogni caso nella nostra breve storia live, abbiamo suonato sia con i VANADIUM a Rozzano (MI), sia con i RAF (al mitico Puntorosso di Milano), sia con i BULLDOZER in provincia di Bergamo e con tante altre bands durante i numerosi festivals all’aperto.
Nel 1987 produceste un ulteriore demo intitolato “Back In The Dark”, titolo esplicativo che fu anche quello che utilizzaste per il secondo Lp dell'anno successivo. Vi fu un cambio di lineup in quegli anni; Luca Trabanelli e Marco Bona vengono sostituiti da Roberto Broggi, quest'ultimo inoltre fa parte della lineup degli Hocculta che si è riformata recentemente. Furono tutti split avvenuti in maniera amichevole o vi furono dei contrasti in seno al gruppo?
Luca e Marco abbandonarono la band, ma non ci furono tensioni che io sappia. Recentemente ho letto un’intervista a Luca nella quale afferma di aver lasciato la band perché volevo imitare eccessivamente Klaus e questo danneggiava l’identità del gruppo. Non so se sia vero o meno, personalmente non mi ha mai detto nulla; peccato perché lo reputo un bravo chitarrista e mi è dispiaciuto si sia staccato così.
Roberto è molto bravo e meticoloso, mai scontato, dal gusto particolare. Abbiamo fatto una lunghissima chiacchierata al telefono parlando di un possibile nuovo progetto, ricordo di essere rimasto in macchina in un parcheggio di Bologna per un sacco di tempo…poi abbiamo ripreso il discorso più recentemente e siamo ripartiti operativamente col progetto.

“Back In The Dark” segnò il vostro ritorno dopo quattro anni di pausa, e fu un ritorno che tenne fede al nome di battesimo dell'album; infatti se “Warning Games” si può ritenere un disco di impatto, il secondo Lp si snoda su sentieri più oscuri e misteriosi. A cosa si deve questo aver spostato le sonorità su lidi più ragionati? E' stata solo la cosiddetta maturità artistica o c'è stato qualche fattore particolare a ispirarvi quel tipo di sound più darkeggiante?
In “Warning Games” era presente un assaggio dark con il brano “Dream of Death”, certo è che abbiamo voluto percorrere una strada un po’ più ragionata sì, ma anche perché già presente nel DNA di Roberto e nel sangue di Tony, trovandosi così a nozze nella nuova avventura. Per me è stato un challenge invece, anche perché il genere era molto diverso da quello che ha caratterizzato il primo album e perché ho dovuto gestire tutto a distanza…ho registrato l’album durante una licenza militare di 36 ore.
La pubblicazione dell' Lp fu per voi il canto del cigno col quale il nome degli Hocculta si congedò dal proscenio metal italiano. Quali furono i motivi che portarono alla decisione drastica di mettere una pietra sopra al nome di un gruppo che fino ad allora si era ben distinto per professionalità e maturità sul campo?
Mah, come vedi la pietra sopra proprio non l’abbiamo poi messa del tutto… Diciamo che il post “Back in the dark” fu infelice un po’ perché avevamo perso quella vena di ottimismo e spensieratezza che ci aveva caratterizzato fino ad allora, un po’ perché la nostra attività live si è spenta e le possibilità di suonare in giro diminuì drasticamente. Il tutto ci portò lentamente allo scioglimento, cosa che avvenne in modo del tutto naturale, senza attriti o strascichi.
Nel 2006 arriva inaspettata la notizia della riunione degli Hocculta che vede solo te come membro originale della vecchia formazione. La reunion venne segnata dal mini cd “Taste The Return”, che conteneva due vostri inediti del primo periodo del gruppo e la cover di "Blackout" degli Scorpions, a cui però non fece seguito nessun full lenght, come qualcuno si sarebbe atteso. Come mai dopo quella fugace apparizione sul mercato decidesti di richiudere il monicker della tua creatura in un cassetto?
Tutto è nato dalla voglia di riprovare a fare ancora qualcosa che è appartenuto alla mia nascita musicale e così ho pensato a riproporre Hocculta pescando 2 brani dal repertorio inedito, arrangiandoli in chiave più attuale e dati in pasto ai miei compagni di avventura che permettetemi di ricordare:
Marco Pirola – batteria
Giacomo Ciccarelli – chitarra
Francesco Fabbri – basso
sperimentando un assaggio, provando nuove possibilità di distribuzione, vedere se avrebbe potuto funzionare ancora dopo anni di assenza. Ho visto che ancora qualcuno ha mostrato interesse, in molti hanno auspicato il ritorno con un album, le recensioni sono state buone in Italia, appena sufficienti in Germania, ok a livello europeo…vabbe’, non andremo in Germania a suonare..hehehe!
Cosa hai fatto in quei diciotto anni intercorsi dal vostro split fino al primo risveglio della band? Ti sei dedicato a qualche altro progetto legato alla musica o ti sei ritirato del tutto?
Ho fatto di tutto e non me ne vergogno. Ho sperimentato di tutto. Essendo nato prima come sassofonista che come cantante, ho ripreso gli studi di sax, suonato in un duo e poi trio jazz, ho approfondito le tecniche e lo stile afro americano, blues, ho cantato in una band pop rock (110 & Lodini), ho prestato la voce per un brano dance, ho cantato in cover bands e in una TOTO tribute band di Milano, ho realizzato un EP dance, ho composto interventi per colonna sonora e vorrei adesso anche produrre un album solista. Credo che tutte queste esperienze siano servite; sicuramente dal punto di vista artistico è assolutamente bello poter sperimentare e cimentarsi in diverse situazioni ed è oltretutto fantastico miscelare queste esperienze assieme per vedere come si amalgamano…Insomma, per rispondere alla tua domanda, non mi sono mai ritirato.
Quattro anni dopo, nel 2010, gli Hocculta decidono di riprovarci ancora, ributtandosi nella mischia e dove inizialmente risultavi ancora come unico membro superstite della band storica, fino a quando un altro membro originale della band, Floriano Buratti, decide di affiancarti nella nuova avventura. Ci vuoi presentare i nuovi membri degli Hocculta?
Come dicevo prima, il primo illuminante contatto lo ebbi con Roberto. Passò ancora qualche anno prima di discuterne nuovamente e devo dire che l’accelerazione ci fu un anno dopo l’uscita dell’EP. Discutemmo e ci confrontammo per qualche tempo, fino a quando scaturì la decisione di provare a vedere se avremmo avuto ancora qualcosa da dire. Anche Roberto nel frattempo ha fatto molte esperienze diverse, ha sperimentato parecchio e questa cosa mi è sembrata abbastanza simile a ciò che avevo fatto io durante la mia “assenza” metallica. Il gioco iniziò contattando Floriano, Tony e Marco Bona per una cena al ristorante…a Brugherio (MB), proprio dove gli Hocculta del 1982 avevano la sala prove. Provammo qualche volta, tra mille difficoltà, …Tony e Marco hanno desistito nell’impresa. Francesco Fabbri (basso in Taste the return) rimase con noi per un po’ di tempo, fino a quando anche lui decise con dispiacere di lasciare…e quindi la line up definitiva ed attuale è la seguente:
Roberto Broggi – chitarra
(Back in the dark-1988)
Floriano Buratti – batteria
(Warning Games-1984, Back in the dark-1988)
Massimo Lodini – voce
(Warning Games-1984, Back in the dark-1988, taste the return-2006)
Mirko Voltan – basso
Massimo, gli Hocculta ritornano in un panorama musicale molto diverso rispetto ai tempi in cui esordiste; sono cambiate tante cose, ad esempio i metodi con i quali una band può avvalersi per farsi conoscere (Internet), per un po addirittura si è vissuto il moltiplicarsi di locali, i quali molti negli ultimi anni hanno dovuto poi serrare il bandone per vari problemi, i metodi di registrazione sono migliorati grazie a una maggior competenza di fonici e tutto quello che la moderna tecnologia può offrire in campo... Al di là di questi benefici cosa trovi di veramente cambiato a livello di testa nel giro del metal italiano e cosa è rimasto profondamente uguale invece ai lontani Eighties, visto che la situazione non decolla in questo paese?
Le nuove tecnologie e possibilità di comunicazione ci hanno certamente permesso una maggiore facilità nella realizzazione delle nostre idee e sul come farle conoscere velocemente al pubblico… Di contro, tutto quanto ha subito un’accelerazione pazzesca, facilitare significa anche sprecare più facilmente, essere “socialmente” presenti è diventato un “must” dal quale non si può in alcun modo scappare per farsi conoscere e se ti distrai un attimo nessuno sembra ricordarsi di nulla. Per fortuna tutto sembra essere facilmente accessibile, la musica liquida è una realtà da qualche anno, ma è anche vero che ciò ha portato alla precipitazione del mercato discografico che ha toccato pesantemente le major…e chi non ce l’ha fatta prima ora fa ancora più fatica. Ma attenzione, non intendo fare fatica nel farsi conoscere al pubblico, anzi, è che la cosa finisce lì, poche etichette producono o la produzione viene definita così in modo improprio, ma una volta uscito il prodotto, in pochi sono disposti ad acquistarlo, tanto entro qualche giorno probabilmente è online. So di essere uscito fuori tema e non me ne vogliano i lettori, volevo solo dire che per come stanno le cose oggi, è molto difficile fare decollare qualcosa in questo ed in qualsiasi altro Paese. Forse occorre essere un poco più umili e fare pagare il giusto e ripartire cercando di far crescere una nuova cultura.
La testa non è cambiata di molto rispetto agli anni ottanta o meglio vorrei che l’entusiasmo e la passione fossero come allora, che si pensava a suonare e stare insieme alla gente, che quando avevi attorno a te un metallaro che non conoscevi, sapevi che qualsiasi cosa fosse accaduta, ti avrebbe stretto il braccio per tirarti fuori.
La musica non è come allora ed oggi forse decolla chi osa esplorare mondi e suoni nuovi, miscelandoli tra loro. Può decollare chi suona qualcosa che in fondo al cuore gli piace veramente e non si cura eccessivamente se venderà o no, conterà solo come sarà capace di trasmettere quello che prova, come saprà trasmettere la propria passione.
Prima di andare in chiusura vorrei come lecito chiederti a che punto siete con la stesura dell'album a cui state lavorando già da qualche tempo e se avete già in mente a quale label vorrete affidare il vostro prossimo lavoro
Siamo a metà. Ogni volta che ci troviamo abbiamo qualche variazione da fare, qualche miglioria da mettere, qualche arrangiamento da aggiungere…è divertente ed a volte potrebbe sembrare di vivere in una barzelletta. Abbiamo molto meno tempo libero di prima da dedicare e cerchiamo di ottimizzare al massimo usando la tecnologia per scambiarci files, idee, eccetera. Credo stia nascendo qualcosa di particolare, diverso, d’altra parte il presupposto per fare qualcosa insieme è quello di creare, sperimentare, mettere e condividere le nostre esperienze fatte durante gli anni di parziale lontananza dal metal e vedere come mischiarle e farle suonare assieme. Sto provando una sensazione interessante, di scoperta e devo dire che quello finora fatto mi piace. Spero un giorno piaccia anche a voi!
Non abbiamo etichetta ancora (per il CD “fisico”), per la distribuzione digitale siamo a posto, stiamo pensando se stampare qualche vinile (numerato), stiamo pensando di diversificare addirittura i prodotti…ma…sono idee bacate del mio cervello e forse dovrò lottare per farle digerire al resto della band,…vedremo! Data di uscita? Non me l’hai chiesta…haha, scherzo, comunque se non casca il mondo prima direi secondo semestre 2013.
Bene Massimo stavolta siamo davvero alla fine, io non posso fare altro che ringraziarti per la pazienza e ti mando un saluto con la speranza di vederci presto ad un concerto degli Hocculta. Finisci come meglio credi questa intervista.
Ti ringrazio anche io per l’opportunità e per l’interesse negli Hocculta. Spero di vederti anche prima di un eventuale concerto, così come sogno di fare il mio primo “meet & greet” con tutti coloro che sono vicini e che ogni tanto spuntano sulla nostra pagina di Facebook (a proposito di tecnologie, social marketing, eccetera)…vogliamo incontrare tutti, perché chi ama la musica deve condividere la propria passione sopra e ai piedi del palco…e non temete…
We’ll play again …for you!