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Kent
Dopo aver recensito 'Blood Stained Circle', debutto della one mand band Tales Of Sorrows, ho avuto il piacere di intervistare per voi, carissimi lettori di IdMche ci seguite, il polistrumentista Kent, personaggio dietro al progetto. Oltre che noto organizzatore di eventi nella zona di Vicenza.

IDM:Ciao Kent, è un piacere ospitarti su Italia Di Metallo! Presentati ai nostri lettori, e con te il progetto 'Tales Of Sorrows'....
KENT: Saluti! Prima di tutto grazie per lo spazio concesso. Beh che dire, sono il Kent, e rappresento i Tales Of Sorrows da Vicenza! Nell'ambiente underground dei dintorni non mi conoscono di certo per la mia musica, comunque questo è il mio progetto cui mi è caro raggruppare sotto il ramo del Doom Metal. Questa one man band nasce quando, anni orsono, decisi di dedicarmi al lato oscuro della musica e non trovavo nessuno che volesse suonare ciò che componevo. Il problema è che non ero ancora giunto a questi livelli di estremismo, quindi potete immaginare adesso come sono preso! Prima di proseguire bisogna precisare una questione: questo non è metal. Sono stati d'animo, riflessioni, vita reale. Il fatto che passino attraverso la musica è un altro discorso.
IDM:Da non molto è stato dato alle stampe il primo lavoro 'Blood Stained Circle'. Ci illustreresti com'è nato e che tipo di lavoro si cela dietro?
KENT: Questa prima pubblicazione è frutto di accordi dissonanti scritti su vecchi spartiti, riff abbozzati su qualche file, ed un'improvvisa voglia (di cui non ricordo l'origine) di creare qualcosa che mi rappresentasse. Non è stato semplice cercare un legame tra tutto quello che volevo inserire nel mio lavoro. Ho molte, se non troppe, influenze musicali e questo mi limitava fortemente nelle mie composizioni. Ho dovuto escludere valide parti, arrangiare minuziosamente ogni passaggio e melodia, ed è un peccato però che questo non si possa cogliere perfettamente data la scarsa qualità della produzione. Inoltre ho scritto delle partiture coerenti: anche se potevo editare le tracce a mio piacimento ho deciso di attenermi a ciò che sapevo fare realmente e che potrei riprodurre in un contesto live.
IDM: Tra le informazioni che hai messo disponibili sulla band, indichi che dopo tanto tempo sei giunto al primo lavoro. Cosa ti ha trattenuto dal farlo prima?
KENT: Quando alla fine del 2008 ho deciso di creare questo progetto avevo tutta un'altra filosofia della musica. Ero pesantemente influenzato dall'Epic Doom, artisti come Candlemass, Solstice, DoomSword ecc. Volevo fare i live, i cd, trovare qualcuno che condividesse con me questa passione. Scrissi molte canzoni, ero addirittura in procinto di pubblicare un EP (forse dovrei ancora avere le registrazioni, quando sarò morto farò le release), ma poi mi son fermato. Avevo capito che ormai, tutto quello che avevo costruito non mi rappresentava più. Da lì, l'inizio dell'oblio musicale, non puntavo più a fare metal, ma cercavo di trovare le note giuste per esplicare cosa provavo. Poi si è aggiunto il sopracitato input ed ho registrato questa mezzora di becera oscurità.
IDM: Hai usufruito di una produzione del tutto casalinga. Come mai questa scelta? Perchè non appoggiarti ad uno studio di registrazione?
KENT: Che domande, perchè è più true! No dai, ci sono vari motivi, oltre gli ovvi "perchè non ho soldi" e "perchè non ho tempo", volevo catturare l'atmosfera di dove nasce la mia musica, del luogo dove mi giungono le idee ed elaboro i miei pensieri. Poi diciamolo, se si ascolta il mio lavoro lo si capisce subito, oltre che di Doom Metal sono un seguace del Black Metal old school. Ed è stato proprio questo genere a farmi scoprire le one man band, il fascino delle produzioni lo-fi, il DIY. Senza dimenticare Satana ed i boschi. Se nel più buio periodo della mia vita non me ne fossi appassionato ora probabilmente non esisterebbero i Tales Of Sorrows (e magari sarei anche felice, avrei una famiglia, un lavoro e altre boiate del genere).
IDM: A proposito, hai deciso di proporre un Ep interamente strumentale. Come mai la decisione di non inserire parti cantate? Ammetto che in alcuni frangenti, personalmente mi sarei aspettato di trovare qualche scream disperato e straziante......
KENT: Eh, lo ammetto anchio! Questa è stata un'ardua decisione, anche se nella vita reale sono un adepto del compromesso, in questo progetto non volevo avere vie di mezzo, quindi ho dovuto scegliere tra il mutismo e la stesura di liriche. Infine ho deciso tra l'assenza totale delle parti vocali per deumanizzare le tracce e rappresentare al massimo la mia personale afflizione. Inoltre dato che è un progetto molto personale, certe volte non riesco (o non voglio) proprio ad esprimermi. Ed io essendo parecchio introverso, non faccio che contribuire a questa situazione.
IDM: E' palese che dietro le tue composizioni ci sia una certa vena malinconica e decadente. Cosa cerchi di esprimere con le tue composizioni? C'è qualcosa in particolar modo che vorresti arrivasse all'ascoltatore?
KENT: Più che dare un messaggio all'ascoltatore vorrei che fosse l'ascoltatore stesso che mi dicesse cosa prova, se condivide con me le immagini, le sensazioni, i ricordi... Poi ognuno interpreta diversamente quello che ascolta. Senza liriche inoltre, la mente è ancora più libera dall'immaginare cosa voglio raccontare. Le mie opere tendono a ricercare quello che provo in un determinato periodo, difatti si può notare anche un mutamento sia nelle singole canzoni che nel complesso dell'EP. In questo caso specifico volevo raccontare del ciclo infinito che porta alla morte, cioè di come l'alienazione del pensiero umano possa portare alla schiavitù della vita sociale, status da cui si può evadere solamente attraverso un radicale cambiamento nei vertici di un potere a sua volta non riconosciuto a causa del suddetto pensiero corrotto.
IDM: Quindi stando al moniker del progetto... cosa rappresentano i 'racconti di dolore' di cui ti fai "cantore"?
KENT: Potremmo "scolasticamente" definire codesti 'Racconti' come la rappresentazione di un determinato stato d'animo, in un determinato luogo, in un determinato momento storico. Non si può tranquillamente semplificare in “stati d'animo” però... perchè questi sono causati da qualcosa... e di questo qualcosa non è sempre facile parlarne o capire veramente cosa sia.
IDM: Hai deciso di entrare, musicalmente parlando, in un filone particolarmente di nicchia, come quello citato. Cosa pensi riesca a renderti questo lento ma pesante genere musicale che magari altri non riuscirebbero in egual modo?
KENT: Diciamo che tendo sempre a ricercare, non solo nella musica, le cose più particolari e meno conosciute. Poi, ogni genere musicale o sottogenere del metal riesce ad esprimere qualcosa, io semplicemente mi sono trovato su questo, oltre per il fatto che sono un appassionato, perchè è l'unico che riesce a proporre determinate sonorità per rappresentare al meglio ciò che voglio esternare.
IDM: Ho notato sulla tua pagina su Facebook una certa ironia nella descrizione dei Tales Of Sorrows. Quanto conta per te questa?
KENT: Questo è il classico esempio dove si ride per non piangere! Penso di essere io che non voglio prendere la situazione troppo seriamente, mi sentirei troppo in soggezzione. Inoltre mi son sempre tenuto alla larga dalla troppa "truezza" di certe cose per non sfociare nel banale o nell'ossessivo.

IDM: Immagino anche tu avrai una tua opinione sul panorama metal estremo italiano, di cui fai parte. Quale è la tua idea a riguardo? Cosa credi, eventualmente, andrebbe migliorato o eliminato?
KENT: Organizzo piccoli eventi in zona Vicenza con la mia White Bamba Doom Squad, faccio da roadie ai Joyless Jokers e ai The Ninth e giro spesso a concerti o serate, e mi son fatto una ben chiara opinione, ma mi limito a parlare per il Veneto per non essere troppo invasivo verso scene che non conosco perfettamente. Siamo chiari: è tutto uno schifo. C'è chi incolpa i locali che fan suonare solo le cover band, chi i gruppi che non fanno musica decente, chi il pubblico che non ha voglia di uscire. Io dico che, come lo stesso Stato italiano, il problema è formato, usando un linguaggio informatico, da meta-problemi e questi a loro volta da meta-meta-problemi. Ognuno contribuisce in parte a creare la decadenza della scena, ci sarebbero troppe cose da dire, e sempre le stesse. Ma come in ogni rivoluzione il cambiamento deve arrivare dal basso, quindi sposto l'ago della bilancia sul pubblico. Un pubblico che dovrebbe sostenere la scena underground, consumare al locale e comprare il merchandise delle band. Soprattutto i musicisti stessi oltre che i fantomatici "metallari". Quando ad inizio Marzo ho fatto il primo Kent's Extreme Fest sono stato piacevolmente sorpreso dall'affluenza, ma ancora di più da tutta la gente che non conoscevo (alla fine le brutte facce della scena son sempre le solite). Purtroppo anche lì, mancavano coloro che sanno lamentarsi ma non supportare. Parlando più specificatamente sul metal estremo invece, denoto che non c'è la minima cultura a riguardo. Abbiamo i gestori con cui, quando propongo di far suonare una band, mi arriva la puntuale domanda "Ma xe quei che i siga?" (tradotto "Ma sono quelli che urlano?"). Le nuove band sono influenzate dall'immensa inutilità dei gruppi che propinano le major (ed ahimè anche qualche indie in certi casi) e ciò porta anche all'attuale tramonto del metal. Oltre la mastodontica infezione di quello definito “metal moderno” siamo davanti a uno scenario dove mettendo un flauto o un violino in un gruppo ci si ritrova ad avere folle che vengono a vederti perchè ti sei etichettato come "Folk" o "Viking". E poi parlando sia con i musicisti (dove la loro più grande influenza sono gli Amon Amarth) che con il pubblico di band come i Cruachan o i Mithotyn ti arriva la mazzata "Ah sì, il nuovo gruppo Brutal!" (tratto da una storia vera). Senza dimenticare i giovani gruppi che vogliono fare Death Metal (distruggendosi le corde vocali oltretutto) perchè gli piacciono gli Opeth e contemporaneamente dichiarano loro mentori gli Slipknot. Non c'è la voglia di ascoltare musica nuova, ne di proporla in alcune circostanze. Non c'è neanche la curiosità di ascoltarsi grandi artisti del passato per arricchire la propria cultura, e si vedono le nuove leve del metal che conoscono i Black Sabbath, gli Slayer e gli Iron Maiden (neanche perfettamente) ma non hanno idea di chi siano i Witchfinder General, i Satan o i Blasphemy. Sono così demotivato che oramai vado anche di rado ai concerti Black o Death per restare alla larga da certi personaggi; ricordo a questo proposito un live report del concerto degli Alcest di una nota webzine italiana che ha saputo cogliere perfettamente parte di ciò che intendo. Uno dei pochi live report seri che vale la pena di leggere a mio parere. Mi trattengo dal sfociare in altri generi, perchè potrei parlare di Prog o HC (di cui Vicenza è assediata ed ha veramente una crew di persone eccezzionali; mi diverto quasi di più a qualche loro concerto che non ad altri) ma il medico mi ha detto di stare tranquillo che non deve salirmi la pressione. Certe volte ci sono anche grandi soddisfazioni però, ho conosciuto gruppi veramente validi e persone che vivono e suonano per la musica. Bisogna ringraziare esponenti della causa del metal come la Moonlight e la Lo-Fi, che portano sempre gruppi uberpettinati a suonare, tutta l'enorme quantità di gente che sta dietro al Fosch Fest, Omar e i suoi collaboratori che con ilSunValley chiamano alcuni tra i migliori gruppi della penisola al festival metal di punta del Triveneto, senza dimenticare i malefici individui di Solo Macello che ogni anno ci riempiono di gayna con il MiOdi. Oltre questo, la scena oscura e depressiva sta rinfoltendo le proprie fila grazie a gruppi come Vowels, Abaton, Grime, (EchO) e molti altri. Il problema comunque è che non ci sono più i "metallari". Cioè coloro che dovrebbero viverci di metal. Coloro che vanno a vedersi un concerto indipendentemente da che sottogenere faccia, coloro che apprezzano il metal in ogni sua forma. Non gli esseri che stanno davanti al pc a postare video insulsi dei Lamb Of God, vanno a vedersi la provinciale tribute band dei Pantera e non fanno quei quindici minuti di strada in più per veder un gruppo che fa musica propria, e che la fa anche bene magari.
IDM: Sei d'accordo sull'utilizzo della rete che oggi si fa per quel che riguarda la musica? O fai parte di quelle persone (tra cui io) che vogliono i lavori in formato originale?
KENT: Il discorso che concerne la musica in rete è un argomento alquanto vasto ed imponente. Prima di tutto bisogna tenere atto che non ci sono solo gli estremi "artista e pubblico", ma anche "imprenditore e consumatore". Però non voglio fare una lezione di etica economica e diritto ora. La rete offre una grande pubblicità alle band, sia grandi che piccole. Sta a loro decidere se vuole condividere o vendere le loro opere in formato digitale. Io sinceramente trovo veramente inutili i negozi online di mp3, sono un insulto verso la qualità della musica. Sono invece a favore del file sharing perchè permette di scoprire miriadi di nuove band e di raggiungere musica che non si troverebbe al negozio di dischi. La musica online dev'essere a scopo cognitivo, dopo un vero supporter compra il cd. La principale causa della crisi del mercato musicale a mio parere è che è diventato un mercato, non una passione. Il becero capitalismo delle grandi case discografiche ha calpestato i diritti delle band e le necessità del pubblico.
IDM: Essendo in dirittura d'arrivo, vorrei che mi anticipassi le prossime mosse dei Tales Of Sorrows. Stai già lavorando a nuovi pezzi?
KENT: Ogni giorno della mia vita è un lavoro dei Tales. No dai, di tracce incomplete e spunti ne ho a pacchi nel pc. Come dicevo nelle domande anteriori però, ho un unico enorme problema. Le troppe sonorità. Credo che senza volerlo, perderò sempre di più questa attitudine Funeral Doom, per passare ad esplorare territori più Black/Crust, Avantgarde, Sludgecore. O House-Dance. Chi lo sa. Sto anche per cominciare a ristrutturare 'Blood Stained Circle' per renderlo leggermente più decente. Approposito di ristrutturare. C'è chi dopo l'ascolto del sopracitato lavoro si è proposto di suonare con me, e magari, fra qualche eone, quando avrò completato una formazione da live mi vedrete sui peggiori palchi delle più grandi bettole della vostra città. A questo proposito si sta già lavorando nella creazione di un nuovo gruppo con un nuovo simpatico nome, nuove semplici tracce e nuove allegre sonorità. Restate sintonizzati. Mi dispiace veramente tanto invece, perchè in occasione di quest'intervista volevo rilasciare a sorpresa il nuovo EP ma, come accaduto in passato, non mi sentivo più rappresentato dalla musica che ho prodotto. L'idea di partenza era di creare un cofanetto con tre dischi per quest'estate, ma tra un impegno e l'altro non son riuscito a portare a termine ne la stesura completa delle tracce ne la creazione di vere e proprie composizioni “elette” per i restanti EP.
IDM:Kent, ti ringrazio per la disponibilità. Augurandoti un buon avvenire per i tuoi progetti lascio concludere a te l'intervista come preferisci. Alla prossima!
KENT: Saluto Italia Di Metallo, i suoi lettori e le sue lettrici. Ringrazio di nuovo per l'intervista e la troppo gentile recensione. Ricordo che è meglio andarsi vedere i piccoli festival, e concerti di band emergenti concrete invece che buttare via soldi, tempo e pazienza ai megaeventi. Invito chiunque ad ascoltare le mie tracce e magari scambiare qualche pensiero, mi trovate su faccialibro, soundcloud e a casa se volete venire a fare un giro. Saluti! Doom'on! \m/
a cura di Francesco ChiodoMetallico