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Tarchon Fist
25 Giugno 2010
Parco Peppino Impastato-Marzabotto (BO)
Il 25 Giugno scorso in provincia di Bologna si è chiuso un ciclo per una band di rilievo del panorama italiano, una band che in cinque anni è riuscita a bruciare le tappe come nessuna è mai riuscita a fare, raggiungendo importanti traguardi come la realizzazione di due album e un recente dvd che ancora profuma di stampa; sto parlando ovviamente dei Tarchon Fist che, nella bella location di Marzabotto, nel cuore del’Appennino Tosco-Emiliano, inserita nel contesto della festa di Kainua, la rievocazione storica dell’origine etrusca della città di Marzabotto, che ben si sposa al concetto dei Tarchon Fist, giacchè il nome della band è ripreso da quella di una divinità etrusca, ha così voluto dare l’ultimo spettacolo a Bologna con la presenza di JJ Sange nelle vesti di frontman del gruppo ( il congedo vero e proprio del vocalist bolognese è previsto per il 3 Luglio al Three Days in Rock a Giavera del Montello, pr di Treviso). Purtroppo come sempre l’evento è stato di appannaggio di pochi presenti, si e nò una cinquantina di persone hanno dato l’arrivederci a un vocalist che tanto ha dato per la causa dei Tarchon Fist e che purtroppo per cause di forza maggiore è costretto ad abbandonare, non senza prima aver regalato gli ultimi sussulti di emozioni. Sono rimasto assai sorpreso dal notare che la band felsinea non si è lasciata andare a disquisizioni malinconiche che una situazione del genere potrebbe portare e inficiare così la prestazione sul palco che da sempre ha toccato livelli di energia vertiginosi, ma al contrario abbiamo assistito al consueto bombardare ortodosso, senza dare adito a quel fastidioso pensiero di assistere a uno degli ultimi fuochi lanciati dal palco con la formazione classica. Purtroppo a inficiare lo show ci hanno pensato i molteplici problemi tecnici che hanno assillato la band fin dal soundchek pomeridiano, che a parte il fatto di averli costretti a iniziare con un’ora di ritardo, non son stati (per fortuna) abbastanza invadenti da sbiadire l’esibizione aperta dalla quartina “Bad Situation – Falling Down – Hammersquad – 3 Days In Hell” direttamente estratta dall’ultima fatica in studio “Fighters”. La scaletta rimane sostanzialmente invariata come nelle precedenti esibizioni, quindi spazio anche ai pezzi del debut omonimo, sostenuto dall’irruente “Black Gold Fever”, dalla magnetica “Eyes Of Wolf” intervallate tra loro da una versione di Breaking the Law, interpretata a modo Tarchon Fist, con tanto di growl vocals da sempre gentilmente offerte dalla raucedine del bassista Wallace. I siparietti tra Lucio e il pubblico, con Sange e tra Sange e il pubblico stesso si sono susseguiti come sempre in un’atmosfera tra il divertito e l’ironico, e non è mancata stavolta anche un’apprezzata comparsata sul palco; come spiegato il contesto in cui si è svolto lo spettacolo era uno spazio nella festa etrusca di Kainua dove diversi rappresentanti non hanno esitato a svestire i panni di ogni giorno e calarsi nelle antiche tuniche di quelli che un tempo erano gli abitanti che popolavano la zona, e proprio alcuni personaggi della compagnia di rappresentazione storica con cui i Tarchon Fist si sono esibiti per la registrazione del video “Fighters” (video che è stato proiettato su di uno schermo durante l’esibizione stessa della song) non si sono fatti pregare per apparire dal nulla sul palco per qualche istante, agghindati con le caratteristiche armature dell’esercito etrusco, quasi a voler proteggere con le armi un gruppo che rende onore a questa storia, quasi fossero forze provenienti da un’altra dimensione e riportassero indietro nel tempo il corso della storia stessa. Ci son volute quasi due ore di concerto per placare gli animi dei fedelissimi della legione dei Tarchon Fist e solo dopo che “Metal Detector” , “Blessing Rain”, “Fighters” e “Victims of the Nations avevano definitivamente dato il colpo di grazia ai presenti, c’è stato un ampio spazio di tributo a quelle band che hanno segnato in maniera marcata il background della band, e quindi nell’ordine si sono susseguite le sempreverdi “Princess Of The Night” e “Running Free”, ma anche il tributo stesso alla passata carriera di Tattini con i Rain è stata messa in cornice con l’heavy rock di “Yellow Putrefaction”. Sarebbe stata compresa anche la scatenata “Headshaker” ma per motivi di tempo la song è stata estromessa dalla scaletta, peccato perché dal vivo ha sempre un gran tiro. Chiusura definitiva con uno degli inni del Rock, ossia quella “Higway To Hell” cantata a squarciagola dai presenti, e con la quale i Tarchon Fist si sono congedati dal palco in mezzo ad applausi e cori di sostegno. Bologna saluta così in modo festante l’ennesimo impegno del Pugno di Tarchon in terra felsinea, ma più di ogni altra cosa saluta con gioia e affetto l’apporto che JJ Sange ha dato in questi cinque anni di lotte e vittorie che ha collezionato con la band. Anche il sottoscritto si unisce al saluto al frontman, con la speranza di risentir parlare di lui molto presto. Come conclusione finale vorrei sottolineare a chiare lettere che più che Bologna, è stata la schiera dei fedelissimi a supportare l’evento, ormai è inutile stare a dibattere sulla scarsa affluenza che si nota sempre agli eventi del metal italiano. Avvalorare ancora tesi e motivazioni mi sembra soltanto uno spreco di tempo e fiato, quello che importa è che chi c’era si è goduto un’ottima serata.
Francesco “Running Wild”
Foto di: Sweet Pandemonium Photo