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Black Winter Fest 4 at Rock n Roll Arena
05 Novembre 2011
Romagnano Sesia (NO)
Black Winter Fest
Sin dal titolo possiamo dire con certezza che l’evento è stato presentato nel Nord del nostro stivale in qualità di imperdibile tappa autunno-invernale per tutti gli amanti del true norwegian black metal.
Il terzetto di Oslo, Tsjuder, accompagnati nella bill dai francesi Nocturnal Depression, dagli svizzeri Borgne e dai nostrani Frangar, Kurgaall, Kaptivity ed Handful of Hate, che purtroppo per vari problemi non hanno potuto partecipare, ha riconfermato la propria leggenda grazie anche alla presentazione del nuovissimo “Legion Helvete” un album che, nonostante non riesca a rubare la medaglia d’oro che i fans attribuiscono a “Desert Northern Hell” è testimone di un grande ritorno.
La serata, ambientata presso il Rock ‘n’ Roll in quel di Romagnano Sesia (NO) è partita in quarta verso le 19.00 con il death metal dei Kaptivity, band da Parma che con “City of Pain”, “Tortured” e “Dawn of the Immolated” ci propone un valido old school.
Sono gli svizzeri Borgne a continuare a render interessante la serata: sono le 20 ed il pubblico inizia ad aumentare.
Si prende il volo un’ora dopo con il satanic war black metal from Verbania dei Kurgaall,cmolto apprezzati nonostante calchino la scena italiana da poco tempoc(nati nel 2008): quando si nomina come tema il binomio fra “satanismo e guerra” purtroppo è istintivo pensare al classico black pestatissimo e super veloce che è ormai andato di traverso a molti,cma ciò che abbiamo davanti in questo caso è tutt’altro che scontato,cuna musicalità che è perfettamente calcolata,cun prodotto ben concepito dalla mente di Lord Astaroth, che in qualità di leader sa davvero gestire il palco e suscitare interesse nel pubblico.
Necessaria è la presentazione dell’ultimo “Summi Verbi Lucifer” della lo-fi creatures, che in “War of satan”, “Blood of christ”, “Evocation” è davvero buono. La voce ci piace assai, il sound pure, ci rende la serata ancora più entusiasmante di quanto non lo sia già.
E ancora con “Desecrated his commandaments”, “Inverted the cross” e “Summi Verbi Lucifer”, tutte melodie e sonorità che rimangono in testa grazie ad una voce accattivante che su ritmi velocissimi sputa veleno.
Attesi pure i Nocturnal Depression,che direttamente dalla Francia con “Nostalgia”, una buona cover di “Seven tears are flowing to the river” e “Hear my voice kill yourself “ci offrono il loro malinconico depressive black metal.
Ma ecco finalmente, i Frangar: orgoglio Italiano attivi dal 2000, nel proprio old school invitano all’ascolto ed analisi di classiche tematiche belliche e patriottiche tra riff taglienti e pestati doppi, il tutto coniugando tradizione ed innovazione, per regalarci un sound potente, pieno, vigoroso, corposo e unico.
In un ritmo cavalcante destinato a riprendere anche i temi militareschi si susseguono “La grande orma”, “Rinascita”, “Legionario”, tutte canzoni in cui emerge il mix di black, thrash, hardcore che eccita così tanto il pubblico e che annulla l’atmosfera da pub, creando un’onirica arena dove cori sfrenati da stadio si alternano.
Davvero perfezionisti nel proprio lavoro, caratteristica che purtroppo è così scontata per molte band che nemmeno viene presa del tutto in considerazione, i nostrani novaresi continuano con “Totalitarian war” e terminano la loro performance con “Inno alla X M.A.S”: Davvero bravi, non c’è che dire, di sicuro a livello di molte altre band internazionali che l’Italia tanto invidia.
È circa mezzanotte quando iniziano gli attesissimi Tsjuder.
D’obbligo presentare il nuovo album, anche se metà della gente sotto il palco inneggia malinconicamente a “Desert Northern Hell” e oscilla fra il menefreghismo più totale per le nuove songs e lo spinto interesse nell’accogliere qualcosa di nuovo.
Sarò sincera, sincerissima. L’album nuovo è testimone di un ritorno, di quelli con i controcoglioni, e di certo tutti i fans della band non potevano di certo farsi scappare una data di questo tipo in Italia, sia con album nuovo, sia senza album nuovo: sta di fatto che datate o fresche, le loro canzoni rappresentano veri e propri inni, quelli alle cui note iniziali ti precipiti sotto il palco a cantare.
Indimenticabile con “Ghoul” allora, poi con “Helvete”, e poi ancora con “Unholy paragon”: c’è il delirio, il locale brucia, il pubblico è esaltato.
Davvero devastanti in ogni passaggio, non si sono di certo limitati a trascinare i fans dal punto di vista musicale, ma anche da quello emotivo: e così si materializzano seducenti i ghiacciai, il freddo penetra nelle vene, dolore e morte non hanno mai avuto personificazione melodica migliore.
Un evento unico, che ha ribadito la professionalità della Nihil Prod, un’agenzia che ormai rappresenta per noi italiani ciò a cui tutte le attività organizzative metal nascenti mirano: una Sicurezza.
Margherita Cadore, aka Minerva Photography
