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Recensione

The Day of Return

EPHYRA - The Day of Return

(2018 - Volcano Records )

voto:

Continua il percorso musicale e artistico dei comaschi Ephyra, che tornano sulle nostre pagine virtuali a tre anni dall’uscita di Along The Path.

Recensione

Silver P

SILVER P - Silver P

(2018 - Red Cat Records)

voto:

Un intro di tastiere oscure apre il lavoro di Silver P, epiche come un film carico di suspense, preludio alla rockeggiante 'Fields of War'.

Le carte vengono subito scoperte, rock metal d'annata, melodico e mai troppo banale, ben suonato con una bella produzione limpida e corredata da una grandiosa voce degna di tanti interpreti internazionali a cui non ha nulla da invidiare.

L'incedere con dei bei riff granitici e al tempo stesso melodici lo rende godibile anche per chi non ascolta o è appassionato del genere. Bellissimi gli assoli, curati sia nella parte armonica che tecnica, ispirati e composti anche con tanto cuore.

Recensione

Get Lost

WANDERING VAGRANT - Get Lost

(2018 - Autoprodotto )

voto:

I Wandering Vagrant si presentano come un quintetto musicale ben navigato: “Un astro nascente della scena Progressive Rock italiana”, con un forte bagaglio musicale sia tecnico che compositivo. Il loro ultimo lavoro è 'Get Lost'. Nel brief giunto in redazione, il progetto viene presentato come molto ambizioso e ragionato: composto nell’arco di due anni, registrato a fine 2016 e uscito a fine Aprile 2018. Viste le tempistiche, le nostre aspettative sono quelle di un lavoro impeccabile ma quantomeno elaborato e ben prodotto.

'Human Being as Me'

Si apre con un intro all’unisono tra voce maschile e femminile che ricorda molto gli irraggiungibili Tool. L’esecuzione non è proprio impeccabile a causa delle leggere stonature sulle parti basse, cantare all’unisono è una delle cose più difficili per i cantanti. Il riff di chitarra è molto compresso, e a volte coperto dalle frequenze dei bassi, riducendo l’impatto sonoro. Il pezzo strumentalmente scorre, ma la parte vocale soffre a causa della scarsa fantasia e interpretazione, che non aiutano mai il pezzo a decollare. Il problema risulta lampante intorno a metà canzone, dal minuto 3 in poi. 

'The Hourglass'

Già dalla durata di ben 9 minuti e 20 secondi, ci rendiamo conto che questo è un brano ambizioso. La parte iniziale è scorrevole e ben eseguita, il solo è ragionato e riprende bene le tematiche musicali che si susseguono, tuttavia l’esecuzione non è impeccabile. Si susseguono gli altri strumenti in un bel connubio tra batteria, basso e tastiera. Siamo preparati a un pezzo elaborato e deciso, ma al minuto 4 c’è uno stacco in pulito sulla chitarra che improvvisamente spezza le dinamiche della canzone, catapultandoci su un brano totalmente differente. Intorno al minuto 5.40 abbiamo l’entrata della voce, che oltre a essere poco creativa risulta anche fuori tono in più di una circostanza. I rafforzativi della voce femminile accentuano il problema. Il pezzo da qui in poi, risulta poco elaborato e abbastanza noioso, non certo quello che ci aspettavamo. Al minuto 8.20 abbiamo la chiusura di netto con una particina di piano e tastiere che durano oltre un minuto… erano davvero necessari più di 9 minuti per questa canzone?

'Struggle'

Parte più diretta e incisiva, ricordando più lo stile proposto all’inizio del disco. Il pezzo è in 4/4 mentre la metrica vocale, sembra voler aspirare a qualcosa di più. Il chorus è orecchiabile, ha una bella melodia e soprattutto è in tono sia nelle partiture soliste che i quelle all’unisono; un po’ più di dinamica non avrebbe guastato. Anche qui la scelta stilistica per la chiusura è opinabile.

'Forgotten'

Cambia direzione, inizia con un arpeggio, poi ci propone nuovamente il connubio vocale di Alessandro e Francesca. Quest’ultima trova un po’ più spazio che poi non si risentirà più durante l’arco del disco. La progressione del pezzo risulta più interessante ma mai eclatante. Il basso ha un suono particolarmente deciso, ma le partiture sono un po’ altalenanti non legando appieno col la struttura del pezzo.

'Get Los Part 1 (Fade Away)':

L’intro è molto bello sia per il suono che per il motivo musicale, ripreso in seguito dalla chitarra distorta. Il brano risulta l’apice dell’album, ha un sound integro e particolare, che definisce finalmente la band. Questa infatti non punta a elevare i livelli di tecnicismo ma pensa alla struttura compositiva del pezzo, scelta azzeccata. Quello che non capisco anche qui, è la chiusura che in linea con tutto l’album risulta molto brusca.

'Get Lost Part2 (The Hunger):'

si sposta più verso un prog moderno, in stile più Dream Theater. Suona abbastanza bene, sembra quasi sia stato registrato a parte. L’ascolto è molto facile, nonostante il pezzo sia variegato con una la durata giustamente dosata in 4 minuti. Quello che non sono riuscito a cogliere, è la connessione tra 'Get Lost parte 1 e 2', in quanto sembrano due pezzi totalmente distinti.

'Home':

Brano conclusivo di circa 6 minuti e mezzo, con un altro bell’intro, le sue sonorità sono molto atipiche rispetto al resto dell’album, e personalmente mi ricordano Deus EX: Human Revolution. Il brano scorre, sia dal punto di vista strutturale che sonoro, anche la produzione sembra diversa. Il pezzo è praticamente strumentale, escludendo una parte di parlato, che sembra estratta da un film. I suoni della chitarra pulita sono grintosi e dinamici, studiati e ben eseguiti, ricordano a tratti i Pink Floyd e I Porcupine T. minuto 5.08 per l’esattezza.

Conclusione: 'Get Lost' è un disco altalenante, appare come un lavoro frettoloso e non adeguatamente elaborato: propone momenti di razionalità compositiva alternati da una totale assenza di creatività e ingegno, suoni eccessivamente cupi e poco amalgamati ad altri ariosi e tondeggianti, testi profondi e riflessivi e altre volte banali e poco interpretati. Decisamente non quello che ci aspettavamo dalle premesse, visti i tempi compositivi che probabilmente hanno giocato a sfavore. La band ha delle buone basi, ma questo album è da considerare come un punto di partenza, soprattutto, se ci si vuole proporre come un astro nascente della scena progressive rock italiana, c’è ancora molto da lavorare.

 

Formazione attuale: Alessandro Rizzuto, Vocals, Guitars

Christian Bastianoni, Guitars, Backing vocals

Francesca Trampolini, Keyboards, Backing vocals

Andrea Paolessi, Basso

Niccolò Franchi, Batteria

Formazione Get Lost (2016):

Alessandro Rizzuto, Vocals, Guitars

Christian Bastianoni, Guitars, Backing vocals

Francesca Trampolini, Keyboards, Backing vocals

Michele Carlini, Basso

Marco Severi, Batteria

 

Paolo Prosil

Recensione

Overnight

AURELIO FOLLIERI - Overnight

(2017 - RED CAT RECORDS Inst Fringe)

voto:

Nell’ambito dei generi come rock, prog, metal, fusion, jazz etc. la figura del chitarrista è sempre stata fortemente antipatica a chi scrive. A partire dalla fine degli anni ‘70, ciò che ha sempre penalizzato la categoria è stata l’esplosione sulla scena, poi divenuta una moda, di maestri della sei corde, pronti a scendere in campo a suon di milioni di note al secondo. Ahimè, quante volte ci siamo ritrovati tra le mani prodotti di esecutori capaci di sorprendere per via di creazioni al limite del funambolico ma che, a tirare le somme, non ci donavano nulla di concreto.

Recensione

Speakeasy

ALBERT MARSHALL - Speakeasy

(2018 - Red Cat Records)

voto:

- Ciao Steve come va?

- Abbastanza bene Joe, e te come te la passi?

- Ma sì dai tiro avanti. Lo hai ascoltato il cd? Il ragazzo mi pare che meriti, che ne dici?

- Non è male, no. A volte mi ricorda il periodo di quando ero ragazzo e giravo con Zappa i palchi di mezzo globo.

- Chissà che ne penserà quell'altro capellone... Ma non è ancora arrivato?

- No macchè, sarà perso come al solito in uno dei suoi assoli infiniti.

Ed ecco che proprio in quel momento la porta si aprì e lo svedesone (tale era ormai la mole) entrò nella stanza, tronfio e con andatura fiera alla quale cosa avevamo preso abitudine, in questi ultimi anni, tutti noi.

Recensione

Non Finirà Mai

STRANA OFFICINA - Non Finirà Mai

(2017 - Jolly Roger Records)

voto:

I ricordi essendo tali e tali rimanendo, col tempo acquisiscono un peso affettivo ed alcuni col passare degli anni possono anche sbiadirsi ma comunque si caratterizzano per la loro lucidità.

Recensione

Summoning the Hounds

VERANO'S DOGS - Summoning the Hounds

(2018 - Metal Age Productions)

voto:

Anime dannate quelle dei tre componenti i Verano's Dogs, dannate nella loro sporca attitudine che trae le radici dalla fine degli eighties quando il grind uscì alla ribalta spazzando via tutto quello che di estremo fino ad allora era stato prodotto. 'Scum' dei Napalm Death fu il punto di rottura degli schemi prefissati, band come Bolt Thrower, Terrorizer, Spazztic Blurr e tutto quanto usciva dalle fauci della Earache Records aprirono spazi fino ad allora inesplorati. Su quella falsariga ma inserendo del sano death old school arrivano nel 2015 appunto i nostri Verano's Dog.

Recensione

Faerenus

KORMAK - Faerenus

(2018 - Rockshots Records)

voto:

Una band che vede la luce nel 2015, trova la propria formazione definitiva nel 2017 e si lancia direttamente nell’impresa del primo disco nel 2018, senza passare né dal demo né dall’EP: oggi si va a Bari a conoscere i Kormak.

Recensione

The Invisible Guest

WALKYRYA - The Invisible Guest

(2018 - TimeToKill Records)

voto:

Avevamo lasciato i Walkyrya cinque anni fa alle prese con un Heavy Metal piuttosto datato e dei videoclip capaci di reinventare il concetto di grottesco. 

Recensione

A Bad Mess

NEMESIS INFERI - A Bad Mess

(2018 - Fuel Records/ Self distribuzioni )

voto:

Nuova uscita per i ragazzi bergamaschi, che dopo 3 anni dalle fatiche di “Natural Selection” si abbandonano al groove metal dopo un inizio di carriera prettamente improntato sul black metal sinfonico.
Il disco e' prodotto da Jaime Gomez Arellano (Paradise Lost, Ghost, Cathedral), che indovina subito il mix sonoro, facendo uscire i ragazzi con una botta allucinante a livello strumentale che forse vanno un po' a pagare in termine di espressione vocale che risulta in alcuni momenti essere quasi soffocata dagli strumenti e non esce come dovrebbe.

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