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Living 4
TrackList
01. Evil Empire
02. Feed the Ground
03. What We Still Don’t Know
04. Living 4
05. Do It for Everyone
06. Get Power from the Sun
07. Pain
08. Dirty War of Bloody Angels
09. W.Y.S.I.W.Y.G
10. You Are Always on My Mind
11. The Water Diviner
12. In a Superficial Way
13. Fake News
14. Son of the Universe
ELEKTRADRIVE - Living 4
(2009 - Valery/Frontiers)voto: 10/10
A 16 anni di distanza dal loro terzo e ultimo album, gli Elektradrive ritornano con “Living 4”, giustappunto il quarto full-length del quartetto torinese, che ritroviamo con la formazione originale, a parte il tastierista Eugenio Manassero. I nostri hanno qualche capello in meno - gli anni passano per tutti, ahimé - ma si ripresentano in grandissimo spolvero, sia dal punto di vista tecnico, sia sul piano compositivo, con un lavoro di hard rock melodico maturo e capace di distillare sapientemente il vecchio e il nuovo.
Sorretto da una produzione perfetta, apre le danze il riff scolpito e modernista di “Evil Empire”, cantata da un Elio Maugeri al top della forma (cori da paura); la sezione ritmica Turolla-Jorio è tonica come non mai, mentre il chitarrista Simone Falovo sfodera un assolo tecnicamente perfetto ma di grande feeling e non invasivo, non roba da guitar hero spocchioso, insomma, ma da musicista viscerale e a tutto tondo. Il testo denuncia apertamente lo strapotere perverso delle multinazionali e delle lobby globalizzanti che omologano e cancellano le realtà particolari, come diceva Pier Paolo Pasolini, profeticamente, più di tre decadi or sono.
Ricca di sfumature emotive la seguente “Feed the Ground”, ballata elettrica di gran classe liricamente incentrata su tematiche ecologiste. “What We Still Don’t Know” ha un incedere e timbriche che possono ricordare i King’s X, un mix tra hard rock melodico e blues che cattura e affascina.
La pioggia che cade introduce la ficcante title track, la quale ha tutti gli ingredienti classici dello stile dei nostri e rimanda a “Due”. La ballad “Do It for Everyone” è interpretata da Maugeri con una classe e un pathos di livello superiore alla media, con il supporto di cori e trame chitarristiche che citano i migliori Whitesnake, ma sempre alla luce della rilettura personale degli Elektradrive. Altro brano “ambientalista” e inno alle fonti energetiche alternative, “Get Power from the Sun” risulta in bilico tra momenti quieti e passaggi più tempestosi, con una chiusura impreziosita dal suggestivo flauto traverso del maestro Mauro Pagani, la cui scelta conferma ulteriormente la levatura e il gusto della band di Torino. “Pain” è una ballata che non può non fare breccia anche nei cuori più duri (come il mio, eh eh); stupendo l’assolo di Falovo. La seconda metà del disco si colloca su un versante decisamente più aggressivo: si susseguono “Dirty War of Bloody Angels” (testo contro le guerre, sporche per loro stessa natura), dinamica e con un ritornello ideale per i concerti, “W.Y.S.I.W.Y.G.”, non dissimile da certe produzioni targate Black Sabbath dell’era Martin, la massiccia “The Water Diviner”, che sembra uscita da “Dogman” dei King’s X, “In a Superficial Way”, possente ma molto variegata nelle ritmiche e dalle tessiture chitarristiche di grande inventiva, e “Fake News”, un atto di accusa contro la manipolazione delle notizie da parte dei media. Il gran finale spetta a “Son of the Universe”, ballata elettrica con influenze psichedeliche e progressive che compie una sorta di viaggio interiore alla scoperta di se stessi come singole parti di un tutto, l’universo, che sa essere spietato e al tempo stesso meraviglioso. Le appassionate e appassionanti linee vocali di Elio Maugeri e le note solistiche di Simone Falovo ci conducono così al termine di un capolavoro che riconferma il combo torinese tra i pilastri europei (e non solo) del genere melodic hard rock. L’attesa non è stata vana, tutt’altro, ma per il prossimo album non fateci aspettare altri tre lustri…
Bentornati Elektradrive!
Costantino Andruzzi