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SACRED
DOOMENICUS - SACRED
(2009 - Autoprodotto)voto: 8/10
Fondati nel 2001 da Domenico Caruso, i foggiani Doomenicus hanno avuto una vita abbastanza travagliata e caratterizzata da diversi stop and go. Dopo alterne peripezie, la formazione si è finalmente stabilizzata e attualmente consta dello stesso Caruso (basso e voce), Alessandro Nespoli e Stefano De Vito alle chitarre e Davide De Vito alle percussioni.
Da poco è uscito il loro album di debutto, che fa seguito ad un EP e un promo. Autoprodotto e ben registrato, "Sacred" contiene 6 tracce all’insegna del doom classico, fedele al verbo di giganti quali Saint Vitus e Candlemass. Brani lunghi e articolati, cantati da vocals pulite ed evocative di timbrica spesso affine a quella di Paul Chain, a declamare liriche di ispirazione cristiana, un po' alla maniera dei primi Trouble. Nota di merito, a mio avviso, perché, oggi come oggi, è molto più trendy e commercialmente ripagante presentarsi con un’immagine e con argomenti lirico-musicali di matrice black, occulta e satanica.
Per i Doomenicus si può parlare di white doom, tanto per utilizzare un’etichetta anglosassone forse riduttiva ma senz’altro efficace.
La litania "Cold Embrace" apre il disco in tutta la sua magniloquenza dark-doom dal passo lento e pesante.
Segue una "You are Nothing", più dinamica, dove Caruso si rifà allo stile vocale dell’Ozzy Osbourne degli esordi sabbathiani.
"Remember November" (9 minuti) è forse il manifesto più convincente dell’album: lo stile Saint Vitus si incrocia con partiture gothic-doom ispirate a primi Paradise Lost e My Dying Bride. Suggestiva la parte centrale, molto solenne e "teatrale", prima di sfociare in un break solistico ritimicamente più scattante e tornare infine su binari totalmente doom.
La title track avviluppa per quasi 10 minuti in spire che stritolano con possente lentezza, in mezzo ad un eccellente lavoro chitarristico tutto incentrato sull’uso del wah-wah. Un’ultima notazione per la conclusiva "Mercy and Forgiveness", doom ossianico e arcigno, con brevi ma significativi inserti tastieristici e un guitar work dark-gotico di sicuro spessore.
Band compatta e di talento, i Doomenicus sono per me una lieta sorpresa e, al momento, emergono come uno dei migliori gruppi doom di casa nostra. Se spinti a dovere, questi ragazzi possono andare lontano, soprattutto in paesi dove il doom è un genere un po' meno di nicchia rispetto all’Italia. Etichette, fatevi sotto: è un peccato che artisti come questi non abbiano ancora un contratto e siano costretti ad autoprodursi i dischi per pubblicarli. Ma, si sa, non sempre vanno avanti i più bravi e meritevoli…
A Caruso e soci dico comunque di insistere e perseverare, la strada intrapresa con “Sacred” è quella giusta. Doom(enicus) on!
Costantino Andruzzi