Lo zolfo, uno dei componenti più diffusi nell’universo, è uno degli elementi più interessanti sia chimicamente, che in questa sede ci interessa poco, che alchemicamente e ciò già coglie maggiormente la nostra attenzione; è un elemento artistico, se così vogliamo chiamarlo, perché nell’arte, declinata nelle sue molteplici sfaccettature, ci riporta a qualcosa di oscuro, tetro, malvagio: non per nulla è accostato al maligno in persona. E così si ritorna al discorso alchemico appena citato: il suo simbolo è un triangolo sopra una croce, quello insomma che potrete notare ben impresso sulla fronte del volto anziano (un antico?) che campeggia sulla copertina del qui presente ‘Sulphur’, insieme ad un sacco di elementi altrettanto inquietanti che riportano subito alla mente il buon vecchio H.P. Lovecraft, compagno, suo malgrado, di tutti quelli che hanno a cuore il lato oscuro delle cose come me e, senza ombra di dubbio, come i qui presenti Infection Code, che ci presentano la loro nona fatica discografica, edita dalla Time To Kill Records.

Il genere in cui si muovono i nostri è un death metal in cui sono fortemente amalgamati elementi industrial e thrash, che predilige tempi non veloci capaci di creare un groove molto peculiare che, grazie anche a spunti qua e là malvagiamente melodici (ma non consolatori), dalla pancia passa subito al cervello: infatti è lì che il lavoro del combo alessandrino scava piano piano fino a insediarvisi come un’idea preconscia che non ci eravamo accorti di avere, ma che una volta sotto la luce della coscienza ci appare vera e assolutamente essenziale.

Per fare ciò la band, composta da Gabriele alla voce, Chris alla chitarra, Andrea al basso e Ricky alla batteria e a tutto ciò che suona alieno e sconcertante nel disco – al quale va il mio plauso personale, perché capace di proporre dei fraseggi, se non anticonvenzionali, per lo meno interessanti nella grammatica dei pezzi -, ci conduce efficacemente e ineluttabilmente giù nel proprio mondo oscuro, attraverso un percorso che parte con “Maze Of Death” la quale, al contrario del titolo che evoca labirinti ferali, è una sorta di lunga intro alla filosofia del gruppo con un andamento sorprendentemente lineare, o meglio inesorabile.

E’ nei brani successivi che prende forma il labirinto mortale ordito dalla band: “The Colour Out Of Space”, che attinge concettualmente dal lavoro del solitario di Providence già precedentemente citato, “Evil Side Of Mercy”, “Deleted Error”, “Old Viral Order”, “Protoplasm Hope” si muovono su un tappeto sonico quasi progressivo, che profuma sì di old school (Carcass, Bolt Thrower), ma che non può non ricordare anche l’evoluzione musicale dei Meshuggah: ben strette sono tenute le redini di un death metal asprissimo, con piccole aperture alla melodia o agli accessi veloci, che ci raccontano di esseri transdimensionali, forieri di un messaggio in cui la paura è l’unica componente comprensibile dal limitato intelletto umano, così come l’amara constatazione della decadenza dell’umanità intera, triste realtà ormai sotto gli occhi di tutti.

L’apice di questo percorso è, secondo me, “Something Wicked This Way Comes”, ispirato a uno dei romanzi più noti di Ray Bradbury, conosciuto in Italia come “Il Popolo Dell’Autunno”, in cui la band si supera con un pezzo magistrale, dove le varie componenti della loro filosofia musicale trovano la definitiva maturazione e realizzazione.

Si va in chiusura con una riproposizione abbastanza conforme all’originale (a partire dal vagito metallico che ci introduce al pezzo) di “Blinded By Fear” dei padrini del melodic death metal At The Gates, che fa piacere ascoltare perché è una evidente dimostrazione di forza dei nostri, che fanno vedere i muscoli con un pezzo musicalmente stimolante e si chiude definitivamente il disco con “Lurking Creepy Love”, un brano che parte (mi si conceda il parallelismo disinvolto) con una carica melodicamente distorta e malata che oserei definire alla Marylin Manson, pur rimanendo nel suo evolversi un pezzo prettamente melodic death.

Molto interessante, dunque, il songwriting sia a livello musicale che lirico (anche non avendo a disposizione i testi si evince una cura e un gusto particolare che aumenta sicuramente la longevità dei pezzi) e l’arrangiamento che, grazie all’ottima produzione e alla registrazione e mixaggio a opera di Francesco Salvadeo ai The Cat’s Cage Recording Studio, rende l’opera di sicuro impatto sonoro, matura, e assolutamente professionale.

Cristian Angelini

Tracklist:

  1. Maze Of Death
  2. The Colour Out Of Space
  3. Evil Side Of Mercy
  4. Deleted Error
  5. Old Viral Order
  6. Propoplasm Hope
  7. Something Wicked This Way Comes
  8. Blinded By Fear
  9. Lurking Creepy Love
  • Anno: 2023
  • Etichetta: Time To Kill Records
  • Genere: Death Industrial Metal

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