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Sons of Steel
TrackList
01–MY NAME IS NO ONE
02–MAGIC MAN
03–SONS OF STEEL
04–THE EYE OF GOD
05–PROMISE OF EVIL
06-LADY OF SAND
07–FACE OF FEAR
08–SIGN OF THE CROSS
DARKING - Sons of Steel
(2010 - My Graveyard Productions)voto: 8.5/10
Dire che la Toscana sia un vero e proprio sito di creazione a ciclo continuo di prodotti di acciaio musicale , credo sia un’affermazione scevra da qualsiasi forma di campanilismo e detta in tranquilla coscienza, che evidenzia un dato di fatto inequivocabile. La storia parla da sola, Firenze e la costa labronica si sono contese per tanti anni, in senso buono ovviamente, il primato di leader della musica pesante e in particolar modo dell’ Heavy Metal, e ancora oggi da questi due territori escono acts di valore e competitivi sotto ogni punto di vista. Dai fumosi e grigi orizzonti di Piombino, i Darking si ergono illuminati di luce splendente, la stessa luce che risalta le cromate spade dei guerrieri indomiti che da anni hanno forgiato in musica storie di tempi antichi, predecessori dei Darking stessi anche per la provenienza geografica. Se infatti la band guidata da Agostino Carpo, nome che ai più sembrerà nuovo ma che cela al contrario la figura di uno dei chitarristi della primissima formazione dei Domine, solca in maniera ideale sentieri già battuti in passato dai Dark Quarterer primordiali, ciò che la differenzia dai capostipiti dell’Epic Metal made in Italy è il fatto che i Darking inglobano in maniera minore l’influenza degli assolati e rocciosi territori della necropoli che dà sul golfo di Baratti, ma puntano ad un metal sempre solenne ma più d’effetto, qualcosa che si avvicina ai loro altrettanto dirimpettai Etrusgrave. Di tutto ciò ce ne possiamo accorgere già da “My Name Is No One” dove i riffs arcigni di mister Carpo echeggiano nell’aria di un misto di epicità e crudeltà tipica della scuola metal classica, supportati magnificamente da una sezione ritmica composta da Matteo Lupi al basso e da Leonardo Freschi alla batteria, entrambi padroni assoluti dei propri strumenti e che insieme ad Agostino si trasformano in catapulte umane di pesanti macigni sonori. L’influenza del Sabba Nero si fà forte sia in “Magic Man”, dove spesso e volentieri gli arpeggi acustici, i giri di basso e quelli ossianici di chitarra, riportano alla mente i passaggi sulfurei di Tony Iommi e soci nell’epoca che vedeva avvicendarsi dietro al microfono della band inglese autentici cavalli di razza come Ronnie James Dio e Tony Martin, sia più evidentemente nella title track “Sons Of Steel” che non avrebbe affatto sfigurato nelle scalette di album blasonati come “Cross Purpose” o “Tyr”, giacchè influente si dimostra l’ispirazione dei maestri dell’oscurità. Coinvolgente il passaggio strumentale stentoreo nella parte centrale della song, a metà strada tra atmosfere plumbee ed epiche, spezzate da un break acustico dove Mirko Miliani si poggia con la voce accarezzando quasi le note prima che i ritmi si rifacciano minacciosi e tornino a macinare riffs pesanti ma anche spiccatamente melodici. L’anima più metallica continua la sua folle corsa sulla decisa “The Eye Of The God”, introdotta da un passaggio acustico che si trasforma gradualmente in un attacco elettrico epico spinto a velocità sostenuta dove nella parte centrale incontra un bell’assolo di Carpo in cui la passione regna sovrana, così come nella tirata “Promise Of Evil” il cui riff di apertura data la sua portata tendenzialmente oscura e penetrante, rimembra qualcosa dei primordiali Running Wild quando ancora si trovavano a farsi le ossa nei tempi del mitico demo d’esordio nei primi anni 80. Il mosto di aggressività tra epicità e siderurgica tensione metallica è forte anche in questo caso, reso possibile da una tellurica parte ritmica su cui si poggia l’intimidatoria chitarra di Agostino Carpo, sempre pronta a ferire mortalmente la compagine di ascoltatori che si getteranno all’ascolto del cd, travolti trall’ altro da un'altra valanga di suono articolato come in “Lady Of Sand”, caratterizzata da un tocco progressive oriented che sfocia in un preludio tendenzialmente Sabba nel ritornello e nel break strumentale, supportato egregiamente da un altro ottimo assolo di Carpo. Tuoni minacciosi annunciano l’arrivo della paura in “Face Of Fear”, che arriva con passo sostenuto e incalzante ma a tratti anche felpato per accerchiare l’ascoltatore e imprigionarlo in una gabbia per bombardarlo da una fitta rete di suoni che stanno tra l’epicità e l’oscurità doomegiante, la stessa che è udibile nella finale “Sign Of The Cross”, una vera colata lavica di non facile presa per la variegata articolazione di cui è composta, da tempi più sostenuti ad altri più ossianici, una song che cresce dopo svariati ascolti e che evidenzia ancora una volta la qualità che questa band porta in dote al suo debutto. Di tutti forse quello che ancora deve riuscire a togliersi qualche granello di acerbità è il vocalist Mirko Miliani, cantante dotato di un’ ottima estensione vocale ma che ancora dà l’impressione di non riuscire a padroneggiarla con disinvoltura, ma da ciò che si sente le possibilità che possa migliorare potranno esserci in futuro. Ha preso vita una nuova realtà mistica e i Darking reclamano a ragione un posto tra gli Dei. Onore al Re.
Francesco “Running Wild”