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Beast In The Portrait
TrackList
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Of ivory and gold
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Entail
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The shameless mother
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Autumn leaves
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Requiem
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Icarus
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Learn to forget
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Beast in the portrait
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Empty space
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A deathlike silence
CREEP - Beast In The Portrait
(2010 - Hot Steel Records)voto: 6.5/10
'Beast in the portrait' è il primo episodio sulla lunga distanza dei Creep, quintetto attivo dal 2007 e prima d'ora autore di un ep omonimo. La proposta di questa band consiste in un metal di stampo molto recente- lungi da me definirlo “modern metal”, come invece qualcuno ha fatto... ma perché forzare cosi le etichette?- improntato ad influenze indubbiamente imputabili a band americane dell'ultimo decennio. Emergono abbastanza nitidamente l'impronta di un certo tipo di crossover, quello portato al successo dagli Slipknot per intenderci, e vari sprazzi di metalcore e thrashcore, responsabili principalmente di melodie molto orecchiabili e chorus ruffiani; anche se il paragone è un po' forzato, potete immaginare una sorta di Trivium molto incattiviti e decisamente meno commerciali. Una buona sintesi di quanto detto è rappresentata, ad esempio, da 'Entail'.
Già l'opener 'Of ivory and gold', dopo un'apertura acustica, rivela le succitate derivazioni thrashcore, fuse con un'attitudine all'aggressione riconducibile alle ultimissime uscite slayeriane che accompagnerà tutto il disco, o quasi. Alcuni pezzi si allontanano da questa linea generale, optando o verso aperture ad una melodia di stampo più classico ('A deathlike silence', 'The shameless mother), o verso soluzioni acustiche un po' avulse dal contesto (il break della title-track 'Beast in the portrait'), o ancora verso fasi più strettamente thrashy.
Le idee di fondo sono buone, ma non sempre sono sviluppate nel modo migliore: non tutti i brani riescono a piacere fino in fondo, risultando forse un po' troppo piatti e poco coinvolgenti. E nel complesso l'album non appare compatto come dovrebbe, dando l'impressione di trovarsi davanti ad una band che ha sì delle valide potenzialità ma che sta ancora cercando la propria strada. A mio avviso occorre slegarsi maggiormente dalle varie influenze, onde definire uno stile più omogeneo e magari più spiccatamente personale.
Francesco Salvatori