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Inhuman Doomsday Scenario
TrackList
01.Repugnance Towards Purity
02.Paroxysm of Virulent Intercourse
03.Ode to Gangrening
04.Mocking the Wretched
HOBNAILED - Inhuman Doomsday Scenario
(2010 - Horrors of Yuggoth)voto: 8.5/10
E’ duro parlare proprio adesso degli Hobnailed, visto che purtroppo il loro cantante ha lasciato prematuramente questo mondo cieco e senza scrupoli, ma d’altro canto perché non bisogna rendere onore alla sua ultima testimonianza discografica, forse la più sofferta di tutte, che tra l’altro ha pubblicato presso la sua stessa etichetta, la lovecraftiana Horrors of Yuggoth? Ma è difficile lo stesso parlarne, anche perché secondo me in questo disco non è tutto rose e fiori.
Gli Hobnailed, quartetto brutal nato nell’ormai lontano 2003 in quel di Ferrara, pochi mesi fa hanno fatto uscire la propria seconda opera, cioè l’ep “Inhuman Doomsday Scenario”, che segue di ben 4 anni il demo “Smell of Rotting Life”. E già dalla copertina, con quel forte colore verdastro e quei disegni malati che tanto fanno ricordare la follia del caro vecchio death metal, si può capire con quale monolite si ha a che fare. Un monolite imbottito di un brutal di stampo moderno, ricco di cambi di tempo imprevedibili che calano l’ascoltatore in un vortice assassino senza nessuna via di uscita senza però pesare così tanto come farebbero i torinesi Putridity oppure, in maniera forse peggiore, i folli inglesi Embryonic Depravity. E’ quindi un brutal un pochino più accessibile rispetto a questi esempi, anche perché talvolta sa sparare un riffing melodico, ma una melodia nera, una melodia sofferente, come si può sentire nella distruttiva “Mocking the Wretched”, pezzo che per me rappresenta il punto massimo, il non-plus ultra, il brano in cui si fa vivo per la prima volta uno spezzone in italiano, preso da chissà quale film (forse con Charlton Heston), che sembra fungere da oscuro monito anti-poltroni. Il brano in cui è presente persino un assolo (cosa rara anche nel brutal moderno) che completa il precedente, quello brevissimo e lancinante (anche se a mio avviso non proprio azzeccato visto che nella sua fase finale non mi ha colpito del tutto) di “Ode to Gangrening”, sparando delle melodie cariche di una malvagità che pare impossibile, quasi come se si volesse raggiungere la cupezza semi-disperata degli Shredded Corpse (una piccola grande storia della nostra cara musica). Un solismo che fa male, anche perché è stranamente lungo, come a voler rappresentare ulteriormente il dolore del miserabile del titolo. Ma “Mocking the Wretched” è anche il brano dove trova posto per la prima ed ultima volta una soluzione musicale, in questo caso rappresentata da un tempo medio-lento pieno di una minaccia incontenibile, che viene ripetuta più e più volte perdendosi nel nulla, nella dissolvenza più cruda, come se il tempo si fosse fermato materializzando così la più crudele morte per lo stesso miserabile. Ed il senso claustrofobico della proposta degli Hobnailed viene aumentato da una voce non più tale, un grugnito piuttosto basso (anche se non come quello di Chris Barnes dei tempi d’oro) e spaventosamente a mono tono, accompagnato alle volte da una sovraincisione che spara fuori un gutturalismo “fastidiosamente” acuto, come nei primi Prostitute Disfigurement. Anche se, a dir la verità, questi ultimi tipi di vocalizzi per me non sono stati sfruttati completamente bene, dato che sono stati usati in ogni occasione insieme a quelli principali, perdendo così quella parvenza frastornante ed agghiacciante che giustamente dovrebbero possedere e quindi se talvolta fossero stati utilizzati più in solitario forse sarebbe stato meglio. Per non parlare della distruttiva struttura dei pezzi, imprevedibile e nervosa al punto giusto, abbastanza varia e fantasiosa e, cosa che apprezzo ancor di più, talvolta anche povera di stacchi (che, se sfruttati spesso, secondo me fanno dipendere troppo il gruppo da essi per potenziare la musica), caratteristica che consiglio di utilizzare in misura maggiore in futuro. Congratulazioni anche per i lancinanti finali delle canzoni, le quali spesso e volentieri finiscono in maniera tremendamente brusca e violenta.
E per gustarsi tutto questo ci son voluti ben 4 anni di gestazione, 4 anni di rabbia accumulatasi pian piano, e che sono sicuramente serviti per affinare al meglio tutto l’insieme, solo che non ho apprezzato interamente la produzione, che per fortuna non è stata impostata su frequenze altissime ed assordanti come oggigiorno capita spesso nel brutal, peccato però per la cassa della batteria, cassa che purtroppo alle volte risulta seppellita dal resto degli strumenti apparendo quindi non poco debole. Ma come secondo passo siamo ad un buon punto, e gli Hobnailed riconfermano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, l’ottimo stato della scena brutal italiana che ogni giorno che passa diventa sempre più grande e piena di qualità.
Claustrofobia