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Party Music For Graveyards
TrackList
01. Velvet
02. Better Down
03. Sobibor
04. Fallen Christ
05. Somebody to Love
06. Before You Fade
07. Dreamer
08. Gettin' Older
09. Pet Sematary (The Ramones)
10. The Right Way
11. Deathly Gone
12. The Reason
BLOODY MARY - Party Music For Graveyards
(2010 - Valery Records)voto: 8.5/10
Il nuovo millennio ha inaugurato il successo di una band particolare e interessante sulla scena dark italiana e a distanza di dieci anni dal suo debutto proprio il clima festivo di Halloween mi offre una solenne occasione per svelare ai lettori di Italia Di Metallo questo nome avvolto in una stravagante e insolita realtà che unisce il mondo del contingente al fantastico: sto parlando dei Bloody Mary e dell’uscita del concept "Party Music For Graveyards" (prodotto dalla Valery Records), secondo lavoro in studio per la band milanese, dopo "Blood n’ Roll" (Six Six Six records, 2005). La band, il cui nome non ha nessun legame né con il famoso cocktail realizzato con Vodka, succo di pomodoro, salsa Worcester, Tabasco, sale e pepe, né con la strega del folklore nordico che appare negli specchi se il suo nome viene pronunciato più di tre volte, ma che semplicemente significa “fottuta Mary” in slang newyorkese, può vantare di una solida line up dagli esordi fino a oggi. I Bloody Mary capitanati dal carismatico Aldebran di Alteg dalla voce profonda, calda, sensuale, dolce in cangianti sfaccettature e capace di sfiorare le corde della parte più recondita dell’anima, ci propongono un album caratterizzato da un sound avvolto in un magico alone misterico che fonde il Wave anni 80’ e puro Hard Rock prima di sfociare oltre le sponde del Gothic Rock/Post Punk riproposto e rivisitato secondo originali esigenze interpretative. Post Punk che non si esaurisce appieno in campo musicale e di genere ma si concretizza soprattutto nell’estetica e nell’abbigliamento riportando così in auge quello stile che aveva reso indimenticabili i capi scuola di tale movimento come Joy Division, The Cure, Bauhaus e Siouxie and the Banshees. L’album si presenta in veste di “concept didascalico”, così come lo ha definito Aldebran stesso in una recente intervista radiofonica «…tutti quanti siamo abituati a pensare al concept come testi che narrano una storia…ebbene nei nostri testi la storia è narrata solo in riferimenti che possono essere dentro l’artwork, dentro dei suoni, in arrangiamenti…quindi raccontiamo la storia con la didascalia e non con il testo…in “Party Music For Graveyards” ci rifacciamo alla storia di Giovanni Aldini, che è stata poi presa da Mary Shelley cinquant’anni dopo, intorno al 1850, su uno scienziato che fa esperimenti sull’elettricità e sul ridare vita ai morti…il tutto sul tema visto in chiave umoristica di Frankestein Junior…». È giunto quindi il momento di scostare il tendone del pianeta terra ed entrare in un altro mondo, quello della Science Fiction per abbandonarci in un’atmosfera insolita e accattivante. Ad aprire il “Party” è l’energica “Velvet” dove un certo dinamismo ritmico si alterna all’elegante sinuosità resa grazie a un sound sfumato prodotto dalle tastiere (strumento principale ed essenziale nelle line up Gothic Rock/Post Punk atto a creare quelle tipiche atmosfere avvolte in un’aureola di oscurità). Seguono “Better Down”, “Sobibor” e “Fallen Christ” dal ritmo incalzante e intessute di melodie provenienti dal Love Metal targato HIM e dal Gothic Metal dei finlandesi 69 eyes. Melodie che finiscono per cristallizzarsi nella graziosa ballad “Somebody To Love”, dove la calda e romantica voce del sensuale principe di Alteg riecheggia quella di Ville Valo (HIM) e Jyrki 69 (69 eyes), e nella seguente “Before You Fade”, sostenuta da potenti riff tastieristici, per poi culminare in “Dreamer” (da notare l’incisività delle chitarre ritmiche). L’ottava traccia dal sapore prettamente punk, “Gettin’ Older”, ci prepara al sound del pezzo successivo “Pet Sematary”, cover della storica band “Ramones”. Riarrangiamento senza dubbio originale per la band milanese in cui le tastiere e i loro riff, a differenza dell’originale, vengono a costituire l’elemento caratterizzante. Cover inoltre azzeccata per il filo rosso che lega il video di “Pet Sematary” all’immaginario grottesco e fantastico di “Party Music For Graveyards” («…la componente fondamentale di tutto il nostro operato è l'umorismo grottesco, visto come reale ispirazione non solo della nostra musica ma anche del nostro stile di vita.»). A chiudere in bellezza questo indimenticabile viaggio nel mondo del fantastico “The Right Way”, “Deathly Gone” e “The Reason” dove di nuovo Wave, Gothic e Punk si fondono alle sottili sinuosità e venature del Love Metal finlandese creando un elegante ed efficace impasto sonoro.
E ora, se Aldebran me lo permette, non si può abbandonare la festa senza aver pronunciato la fatidica frase: "Sic gorgiamus allos subjectatos nunc".
Erika Baini