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Escape
TrackList
01. Black Deal
02. Life
03 Nightmare
04. Deserve a Laughter
05. Escape
06. Strange Way to Love (Praying Mantis)
07. Nightmare
08. Knights on Fight
09. Freedom
10. Rock On
BLACK DEAL - Escape
(2009 - Andromeda Relix)voto: 6/10
Se qualche volta avete pensato che tutto ciò che gira intorno alla voce “Italian Metal” si riduce ai nomi blasonati, molti dei quali sono riapparsi dalle fitte nebbie del passato a ferire mortalmente i vecchi e i nuovi appassionati, avete fatto male i vostri conti e per schiarirvi le idee ci pensa l’Andromeda Relix, etichetta che negli anni si è distinta per una politica molto “selettiva” per quel che concerne le uscite discografiche, andando spesso e volentieri a ritrovare nastri rimasti sepolti in qualche cassetto che per qualche motivo non hanno mai avuto l’opportunità di vedere la luce ai tempi, e con “Escape” tale operazione viene nuovamente posta in essere.
Gli autori materiali del materiale contenuto nel cd, ovvero i Black Deal, nascono a Torino nei primi anni 80 in circostanze che la borghesia perbenista non tarderebbe a definire scontate per un gruppo di persone appassionate di heavy metal; nascono infatti nel carcere minorile del capoluogo piemontese per mano di Massimo Cavagliato, già batterista degli Zauber, Cristian Zanirato (chitarra) e Massimo Nallino (basso).
Dalle personalità e dai caratteri non certo gioviali dei tre giovani ragazzi dipenderà la sorte del gruppo che non ha nel tempo saputo trovare il segreto dell’elisir di lunga vita; nonostante un periodo live intenso svolto nei locali della Torino underground, come il Centralino, il Big, il Metro, e mettendosi a girare l’Italia assoldando per il posto di vocalist puro un poco covincente Marco Bragandin, la band non è capace altrettanto di essere prolifica a livello discografico, registrando solo quanto è possibile ascoltare su “Escape”, ossia due demo rispettivamente del 1984, con Massimo Cavagliato nel doppio ruolo di chitarrista e cantante e con il fratello Mauro Cavagliato presente sui primi tre pezzi come accompagnamento di tastiere, e un altro del 1986 registrati in presa diretta in sala prove il primo e in studio il secondo. Riescono a partecipare anche a due compilation “Profumo di Rovina” e “Made In Italy” dopodiché nella band affiorano incompatibilità caratteriali ed eccessi da rockstar che porteranno la stessa a inabissarsi per sempre nei fondali dell’oblio; dopo la scioglimento perderanno la vita anche due componenti dei Black Deal. Il loro nome, ma soltanto quello, viene riesumato dall’etichetta veneta oltre vent’anni dopo lo scioglimento, che in collaborazione con la New LM Records immette sul commercio “Escape” che racchiude i due demo sopraccitati, i quali presentano una band devota all’heavy metal classico di scuola inglese, dove le influenze degli Iron Maiden sono chiare e lampanti già nella title track, la strumentale “Black Deal” in cui emerge anche l’amore per le sonorità più settantiane, influenza che innaffia anche le restanti nove song. Sorprende il trovare un brano totalmente acustico in apertura di cd, ma grazie a un talento non ancora del tutto sbocciato che risentiva ancora molto di una certa acerbità che non ne faceva un act che raggiungeva le vette raggiunte da altre band dell’epoca, si fa ben gradire. Anche i Saxon sembrano aver ispirato di molto la band nata sotto la Mole Antonelliana, visto che “Life” per la sua postura ritmata riconduce spesso e volentieri ai tempi immemori di “Wheels Of Steel”, con il limite di non essere comune appieno al livello raggiunto dagli Stallions Of Higways.
Buon hard’n’heavy quello proposto in “Nightmare” dove i virtuosismi di basso e tastiera si rincorrono sovente, dando un taglio quasi progressive con frequenti tempi spezzati. Ottima anche la prova di Massimo Cavagliato alla voce, non certo fra le migliori ma ben amalgamata nel contesto. Di altra pasta invece Marco Bragandin, seppur anch’egli si dimostri un vocalist molto limitato soprattutto quando cerca di salire a livelli per lui inarrivabili, ascoltabile già dalla quarta traccia “ Deserve a Laughter” a metà strada tra le ossianiche e cupe atmosfere di act come Angel Witch e Cloven Hoof, mentre la seguente “Escape” paga dazio ai ben più noti Black Sabbath e agli anni 70 in generale e mette in mostra una band leggermente più matura rispetto a due anni prima, ma non sufficientemente tale per competere alla pari con nomi più blasonati come Strana Officina, Vanadium e altri, complice anche qualche voglia di strafare di troppo come nella successiva “Strange Way To Love (Praying Mantis)”, dove Bragandin cercando disperatamente di emulare il maestro King Diamond in quella che tecnicamente è una song che si accosta spesso e volentieri ai catacombali passaggi sonori dei Mercyful Fate, purtroppo rovina la stessa con un falsetto non proprio eccellente. Riproposta quasi fedelmente all’originale del 1984 “Nightmare” con ritmi di poco più sostenuti e senza l’ausilio delle tastiere di sottofondo, mentre “Knights On Fight” e “Freedom” sono poco più che semplici riempitivi, dove in quest’ultima poi sembra che il gruppo si sia quasi dimenticato di registrare le chitarre, tanto lontane e coperte dal resto degli strumenti e dalla voce appaiono all’udito. Chiude una pomposa e motleycrueiana “Rock On” dove il suono di chitarra riacquista una certa consistenza rispetto alla song precedente.
“Escape” è senz’altro un album che racchiude la spontaneità e l’onestà di una band di certo appassionata del Rock e fotografa appieno l’essenza di approssimazione con cui spesso allora i gruppi si trovavano ad operare, ma purtroppo mostra anche una band con dei chiari limiti che forse l’esperienza avrebbe potuto smussare nel tempo. E’ un disco a cui si possono avvicinare coloro che si rendono conto di andare incontro a un prodotto non memorabile e di certo non all’altezza di molte altre uscite della New Wave Of Italian Heavy Metal ma che può far comunque breccia negli appassionati proprio per la genuinità e la (forse) ingenuità sentita a più riprese che ha di fatto macchiato la piena riuscita di queste composizioni, mentre chi possiede un palato fine e non apprezza il suono crudo e dozzinale di quei tempi, stia alla larga da “Escape”.
Francesco "Running Wild"