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Bad Desire
TrackList
01. Symbol of my Sex
02. Don’t Break my Heart Again
03. Fighting to Survive
04. Turn off the Light
05. Final Warning
06. Turnin' Wheels
07. Nighteart
08. Blond Woman (La Dona Biunda)
09. Snake Eyes
10. One Last Time
11. Lucifer (demo Time To Kill '87)
12. Wild Fire (demo Time To Kill '87)
13. Can’t get Away (demo Time To Kill '87)
14. When the Night is Coming Down (demo Time To Kill '87)
15. Heavy Metal (demo Time To Kill '87)
16. Heroes Die Alone (demo Time To Kill '87)
17. Redlight Boys (demo Time To Kill '87)
AXTON - Bad Desire
(2008 - Heart of Steel Records)voto: 9/10
Tempo di ristampe, tempo di vere chicche. Se è vero che qualche ortodosso “santone” che vive dall’alto della sua sapienza (?!?) maturata negli anni '80 non veda di buon occhio questo andare a ripescare alcune gemme perdute nell’oblio del passato, dimostrando così di essere il classico rocker all’acqua di rose, qualche altra persona divulga un pensiero tutto opposto, per fortuna aggiungerei, al punto da regalarci capolavori che anche l’Italia metal può vantarsi di aver avuto. E’ il caso della Heart Of Steel Records di Primo Bonali che si accolla il piacere di ristampare su cd il debut album “Bad Desire” uscito in origine su vinile nel lontano 1990, degli Axton, gruppo proveniente da Lecco che ancor prima, nel 1987 si rende autore di un demo tape “Time To Kill”, compreso anch’esso nel cd-ristampa, ritenuto a ragione dagli addetti ai lavori come uno dei migliori nastri passati in rassegna in quegli anni.
“Bad Desire” conosce una gestazione alquanto travagliata, con il disco ormai pronto ma con nessuna etichetta interessata a distribuirlo. Viene preso in licenza dalla Minotauro Records che si limita solo a distribuire il vinile, mentre tutta la produzione e il resto della promozione è a solo carico della band lombarda. Verrebbe da mangiarsi le mani dopo essersi resi conto della portata di “Bad Desire”, in quanto delude la ragione per cui etichette italiane e soprattutto estere abbiano volutamente snobbato questo debut album che pone gli Axton come una band in grado di poter competere tranquillamente, se non in certi casi superare, molti blasonati nomi esteri. Purtroppo infatti siamo nel periodo in cui a livello mondiale la musica comincia a risentire dei cambiamenti radicali portati da generi come il grunge che avrebbero di li a poco affossato tutto l’interesse per la musica hard’n’heavy.
La band è autrice di una musica non facilmente inquadrabile in un ben definito genere, potendo contare su sfumature che vanno dalla NWOBHM al metal melodico di scuola americana, fino a strizzate d’occhio che arrivano fino al sound germanico.
Le iniziali “Symbol of my Sex” e “Don’t Break my Heart Again” sono figlie di quell’hard’n’heavy sontuoso e intriso di melodia che farà la gioia degli amanti di Bonfire e Victory, influenze persino citate dagli stessi componenti della band, non disprezzando di avvicinarsi di tanto in tanto al rock pomposo dei Kiss dell’epoca post make up.
“Fighting to Survive” è l’incrocio dove si ritrovano le anime anglosassoni e quella tedesca; fuoco e fiamme si sprigionano dal sostenuto mid tempo che accompagna l’ottima prova vocale di Marino Gianoli.
Spesso e volentieri si ode lo spettro degli Whitesnake aleggiare sulla sensuale “Turn of the Light” e su “Turnin’ Wheels” mentre la sostenuta “Final Warning” fa il suo dovere di live track, perfetta per scatenare bolgie di headbangers sotto il palco, così come lo esegue il rifferama di “Nighteart”, dove la California incontra gli Scorpions, e questo penso sia sufficiente a far capire la portata di tale song.
Ancora un ultimo sussulto speed con “Snake Eyes”, e con la malinconica ballad “One Last Time” si va in chiusura, avendo la certezza di essere di fronte a un capolavoro musicale che purtroppo non è stato in origine esente dai soliti problemi che l’allora Italia metallica si portava a presso.
Il bello non finisce qui perché c’è ancora tutto il sapore primordiale del demo “Time To Kill” del 1987 aperto in pompa magna dalla sontuosa “Lucifer” manifesto d’amore verso la NWOBHM e verso i Maiden in particolare, seguita dall’aggressiva “Wild Fire” molto vicina ai primi Running Wild, mentre più hard rock oriented si presenta “Can’Get Away”.
I toni si fanno più calmi nella bellissima ballad “When the Night is Coming Down” ma è solo un attimo visto che si rialza subito il tiro con la massiccia “Heavy Metal”, arrivando in conclusione con lo strumentale “Heroes Die Alone” e “Redlight Boys” ultima sparata di scuola americana.
Cos’altro si può dire di Bad Desire? Di certo non un disco che rimane inosservato se ascoltato con attenzione, dato che possiede tutti i crismi richiesti a una band per poter fare il salto di qualità, ma ahimè questo risalto purtroppo al tempo è venuto a mancare e a parere di chi scrive è stato un clamoroso errore da parte di tutti, labels in testa.
Una ristampa consigliata a cultori e appassionati di metal italiano; non fatevi scappare questa gemma, non farà di certo abbassare la qualità della vostra discografia, anzi… ne ha solo da guadagnare.
Francesco "Running Wild"