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Maze of Time
ASTRAS - Maze of Time
(2009 - Death Toll Records)voto: 8/10
La prima cosa che salta agli occhi leggendo la biografia degli Astras è che all'interno della formazione spicca un nome di tutto rispetto, vale a dire Alessio Mosti, noto per la sua militanza all'interno degli Athena (e, di conseguenza, per aver lavorato con nomi “grossi” come ad esempio Fabio Lione). I musicisti che accompagnano il succitato Alessio in questo progetto sono comunque tutti all'altezza (giusto per citare qualche “credenziale”, il secondo chitarrista Mike Bertoli fu allievo di tale Eugene Simone degli Eldritch).
Ma veniamo all'album. L'idea di base era quella di realizzare un concept basato sulla leggenda di Astras, la cui storia avrebbe dovuto essere raccontata in un libro. Il frutto di tanto duro lavoro è “Maze Of Time”, un vero e proprio concentrato esplosivo di metal duro e puro, talora venato da un retrogusto power-oriented che fa capolino qua e la negli arrangiamenti e nelle melodie, portando ad inserire ove opportuno la doppia cassa ma senza esagerare.
Tutti i pezzi hanno un notevole impatto, grazie anche ad una produzione che rende giustizia al genere suonato dando vita ad un sound sempre corposo e “pieno” al punto giusto. Per farsi un idea della qualità sonora del prodotto (e anche del livello tecnico degli Astras) suggerirei di ascoltare subito “Dark Minds”, brano strumentale dal vago sapore progressive (altra caratteristica che fa capolino qua e la nell'album) veramente molto curato sia negli assoli che nelle ritmiche.
Anche a livello vocale la tecnica non manca: i vari brani proposti sono impreziositi da un'ugola che si trova decisamente a proprio agio su tonalità ben alte.
Le danze si aprono con il riff in pieno stile nwobhm di “Guardian Of Danger”, ideale in posizione di opener grazie ad un ritmo molto serrato e ad un chorus anthemico, di quelli che ai concerti fanno perdere la voce al pubblico. Veramente un bel pezzo, immediato al punto giusto.
Altra canzone molto bella e coinvolgente è “Tears From Paradise”, rallentata quanto basta per trascinare durante le strofe ed esplodere in un ritornello azzeccatissimo (a mio avviso potrebbe giocare il ruolo di primo singolo estratto).
Vi starete chiedendo cosa manca, adesso, perchè “Maze Of Time” segua la miglior tradizione heavy metal. Bhe, un lento, no? Ed ecco che il lento arriva, sotto il titolo di “Born To Fly”. Le melodie sono quelle giuste, ma il brano pecca un po' in quanto a sentimento, e stenta di conseguenza a decollare.
Oltre alla già citata strumentale, merita infine menzione il brano conclusivo, “The Secret Of Laedyan”, che chiude nel migliore dei modi “Maze Of TimE”, imponendosi fin dall'inizio con una linea molto accattivante che pare diretta ereditaria dell'ultimo lavoro dei Maiden (specialmente per quanto riguarda le vocals), e propone cosi la propria candidatura a episodio migliore del disco.
Traendo qualche doverosa conclusione, “Maze Of Time” si mantiene complessivamente su livelli medio-alti, senza alcun punto “morto”, ma non tutti i pezzi riescono a risultare coinvolgenti e immediati allo stesso modo; manca in pratica quel “quid” in grado di fare la differenza tra un buon disco, da ascoltare se si è amanti del genere in questione, ed un disco imprescindibile, da avere a tutti i costi. Prestazione, comunque, ben più che positiva.
Francesco Salvatori