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Under Saturn Retrograde
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TrackList
- Reject Existence
- Shutter
- Downlift
- I Wanna Be Your Dog
- Joyless
- Under Saturn Retrograde Part I
- Under Saturn Retrograde Part II
- You Can't Kill Who’s Already Dead
- Spectres Over Venice
FORGOTTEN TOMB - Under Saturn Retrograde
(2011 - Agonia Records)voto: 8.5/10
Un ritorno travagliato e più volte rimandato, quello dei piacentini Forgotten Tomb, storici alfieri del black metal, virato al depressive e/o suicidal, e di questo eterogeneo filone veri capisaldi, a livello mondiale, assieme a poche altre band, fra cui si citano gli svedesi Shining.
Successivamente la pubblicazione di Negative Megalomania (2007) la band ha iniziato un lungo silenzio discografico, interrotto solamente dalla pubblicazione, lo scorso anno, del notevole live in studio Vol. 5: 1999-2009, commiato dalla valenza compilativa con la nostrana Avantgarde (in cui compariva fra l’altro come inedito Spectres Over Venice). Under Saturn Retrograde rappresenta dunque un come-back davvero denso di aspettative, che si risolvono in un sound che prende in parte le distanze dal proprio originario passato sonoro, quello dei primi, seminali album (Songs to live, 2002, Springtime depression, 2003), caratterizzati da una musicalità tipicamente black old style, di tradizione burzumiana, per certi versi, e di ampio successo underground, nonchè molto importanti per lo sviluppo del sottogenere depressive in se e per se. La virata sonora ha in verità definitivamente preso forma già in occasione di Negative Megalomania, grazie ad ampio uso di voci pulite, rimandi strutturali ad altri generi, come il vecchio thrash, il rock, finanche al blues. Non è infatti un caso che la band descriva ora il proprio sound come depressive rock, o, più estensivamente, "southern european black discomfort". Al di la delle etichette, quello che certamente rimane è una scrittura stilisticamente varia e matura, in grado di affrancarsi efficacemente dai modelli di riferimento. Un sound che certamente si è fatto più diretto e aggressivo, corposo e a tutto tondo, lontano anni luce dall’esile zanzarosità da garage domestico, tipico di molte produzioni del genere. Questi nuovi brani non fanno che confermare quanto sopra descritto, attraverso una linea compositiva che, spogliata della distorsione strumentale/vocale, si scopre effettivamente basata su giri ritmici tipicamente rock-blues, interpretati secondo le atmosfere morbose, fosche e ferali caratteristiche del gruppo piacentino. Piace, in questo senso, la maniacalità che sta dietro Shutter, o l’atmosfera s/m presente in I Wanna Be Your Dog. Non mancano le parti acustiche e le clean vocals, per molti vero pomo della discordia sul disco precedente, ma al contrario perfettamente sensate e integrate nel sound, prova ne è la fluidità e il coinvolgimento di cui è capace Joyless. I richiami al proprio passato comunque non mancano, e prendono forma soprattutto nella bipartita title-track, autarchico inno nichilista, in cui il leader Herr Morbid (Ferdinando Merchisio) descrive una vera e propria dichiarazione di intenti, che ben sintetizza l’universo concettuale dei Forgotten Tomb. Ottima anche la performance del resto della band, a cominciare dalle melodie chitarristiche di Razor SK, e dal drumming potente e preciso di Asher (recentemente anche coi Whiskey Ritual), entrambi graziati da una produzione che ne esalta l'operato, ponendo la giusta enfasi all'impatto frontale e al groove che anima i brani.
Under Saturn Retrograde suona dunque molto fresco, nella sua rabbia, e convince, confermando la forte personalità di questi blackster, davvero fra le migliori realtà del genere. Un ottimo ritorno, che senza far leva su facili nostalgie del passato, compie un altro importante passo avanti nell’affermazione di un’originale identità artistica, da sempre fieramente senza compromessi. Alekos
Successivamente la pubblicazione di Negative Megalomania (2007) la band ha iniziato un lungo silenzio discografico, interrotto solamente dalla pubblicazione, lo scorso anno, del notevole live in studio Vol. 5: 1999-2009, commiato dalla valenza compilativa con la nostrana Avantgarde (in cui compariva fra l’altro come inedito Spectres Over Venice). Under Saturn Retrograde rappresenta dunque un come-back davvero denso di aspettative, che si risolvono in un sound che prende in parte le distanze dal proprio originario passato sonoro, quello dei primi, seminali album (Songs to live, 2002, Springtime depression, 2003), caratterizzati da una musicalità tipicamente black old style, di tradizione burzumiana, per certi versi, e di ampio successo underground, nonchè molto importanti per lo sviluppo del sottogenere depressive in se e per se. La virata sonora ha in verità definitivamente preso forma già in occasione di Negative Megalomania, grazie ad ampio uso di voci pulite, rimandi strutturali ad altri generi, come il vecchio thrash, il rock, finanche al blues. Non è infatti un caso che la band descriva ora il proprio sound come depressive rock, o, più estensivamente, "southern european black discomfort". Al di la delle etichette, quello che certamente rimane è una scrittura stilisticamente varia e matura, in grado di affrancarsi efficacemente dai modelli di riferimento. Un sound che certamente si è fatto più diretto e aggressivo, corposo e a tutto tondo, lontano anni luce dall’esile zanzarosità da garage domestico, tipico di molte produzioni del genere. Questi nuovi brani non fanno che confermare quanto sopra descritto, attraverso una linea compositiva che, spogliata della distorsione strumentale/vocale, si scopre effettivamente basata su giri ritmici tipicamente rock-blues, interpretati secondo le atmosfere morbose, fosche e ferali caratteristiche del gruppo piacentino. Piace, in questo senso, la maniacalità che sta dietro Shutter, o l’atmosfera s/m presente in I Wanna Be Your Dog. Non mancano le parti acustiche e le clean vocals, per molti vero pomo della discordia sul disco precedente, ma al contrario perfettamente sensate e integrate nel sound, prova ne è la fluidità e il coinvolgimento di cui è capace Joyless. I richiami al proprio passato comunque non mancano, e prendono forma soprattutto nella bipartita title-track, autarchico inno nichilista, in cui il leader Herr Morbid (Ferdinando Merchisio) descrive una vera e propria dichiarazione di intenti, che ben sintetizza l’universo concettuale dei Forgotten Tomb. Ottima anche la performance del resto della band, a cominciare dalle melodie chitarristiche di Razor SK, e dal drumming potente e preciso di Asher (recentemente anche coi Whiskey Ritual), entrambi graziati da una produzione che ne esalta l'operato, ponendo la giusta enfasi all'impatto frontale e al groove che anima i brani.
Under Saturn Retrograde suona dunque molto fresco, nella sua rabbia, e convince, confermando la forte personalità di questi blackster, davvero fra le migliori realtà del genere. Un ottimo ritorno, che senza far leva su facili nostalgie del passato, compie un altro importante passo avanti nell’affermazione di un’originale identità artistica, da sempre fieramente senza compromessi. Alekos