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Labyrinth
TrackList
1. She's the devil
2. The age of reason
3. (You make me feel) I belong to you
4. Lovely hell
5. Labyrinth
KEEN EYED - Labyrinth
(2011 - Autoprodotto)voto: 9/10
Questa recensione voglio farla al contrario. Voglio iniziare dalla fine, ovvero dalla mia valutazione sul prodotto che mi è stato assegnato. Semplicemente eccellente. Il demo dei Keen Eyed è semplicemente eccellente! Il rock di questa band è estremamente coinvolgente ed eclettico, si fa fatica a trovare anche una sola parte noiosa all’interno dei cinque brani che compongono questo “Labyrinth”.
E’ doveroso sapere però che l’esperienza è dalla loro parte, perché questa è tutt’altro che una band di primo pelo, anzi, visto che il primo nucleo dei Keen Eyed è nato a Trieste nel 1985. Già negli anni ’80 si fecero notare per il demo “Metal Rain”, ottimamente recensito dalle riviste e le fanzine dell’epoca. Proprio grazie a quest’ultimo furono citati anche nel libro “Italian Metal Legion: The days of dream” di Gianni Della Cioppa, indubbiamente un grande vanto per la band.
Messo in chiaro il background musicale di questa band cominciamo l’analisi track by track del disco. L’opener “She’s the devil” inizia con un riff ipnotico e cupo, molto Sabbathiano, che sfocia in una strofa doom e suggestiva, ottimamente interpretata da Angelo, un cantante veramente dotato che dipinge una melodia perfetta sulla base. Già da questo primo pezzo si nota l’ottima alchimia fra i musicisti, sarà la padronanza che hanno dei propri strumenti, sarà l’esperienza, qualsiasi cosa sia funziona alla grande e grazie a questo fattore x (non prendetela come una citazione al programma trash della Ventura) nasce una canzone veramente ottima.
Un arpeggio di chitarra ed un tappeto di tastiere aprono le danze in “The age of reason”, una pseudo ballata rock che in certi punti mi ricorda i Queen, il ritornello si stampa direttamente in testa, è trascinante, bello e semplice.
“(You make me feel) I belong to you” comincia con una parte piano/voce in cui Angelo si dimostra nuovamente un cantante versatile che conosce bene il suo strumento. Il bello di questa canzone è che la voce è estremamente protagonista senza mai essere invadente, non ci sono esagerazioni, non ci sono acuti di dieci minuti e non ci sono parti scritte per stupire l’ascoltatore. Questo è l’esempio di come dovrebbe essere scritta una ballad: sentimento.
All’ inizio della quarta e penultima canzone è sorto in me un dubbio. Il dubbio che forse questo lavoro possa non convincere del tutto il metallaro più classico ed oltranzista, perché anche “Lovely Hell” è una ballad e forse l’headbanger classico dopo due pezzi “lenti” si sarebbe aspettato una canzone più dura, come “She’s the devil”, ma io non sono tenuto a giudicare la vendibilità del prodotto, il mio ruolo è semplicemente quello di dire la mia su questo disco, quindi basta dubbi ed andiamo avanti con l’analisi.
“Lovely hell” inizia con un elegante arpeggio di chitarra su un tappeto di tastiere, la strofa mi ricorda vagamente i Gotthard nei loro momenti pù romantici, bellissimo l’accompagnamento del basso, che con un giro semplice e diretto si fonde perfettamente con la batteria creando il giusto pavimento sonoro per un assolo di chitarra di gusto e di forte impatto. In tutte queste canzoni aleggia la presenza del classico progressive all’italiana degli anni ’70, vuoi un po’ per la capacità di Ricky di creare ottime atmosfere con la tastiera, vuoi un po’ perché gli italiani questo genere ce l’hanno nel sangue. Sul finale la canzone si indurisce creando un crescendo che sfocia in una bella chiusura pianistica.
Con “Labyrinth”, title-track, si torna su territori più metal, il riff principale della canzone è tipicamente progressive, la voce è sofferta e melodica e quando dopo il primo ritornello la canzone sfocia in un assolo di tastiera, viene fugato ogni dubbio sull’ influenza dei gruppi prog italiani sui Keen Eyed, un assolo del genere non sfigurerebbe su un disco della PFM. Il pezzo finisce proprio su una frase di tastiera che sfuma.
Come ho già detto io non devo giudicare la vendibilità, ma la qualità del disco. Probabilmente questo demo non è per tutti, magari i metallari più duri non apprezzeranno la fortissima componente melodica di questo gruppo. Ma posso garantirvi che in “Labyrinth” di qualità ce n’è da vendere. Come ho già detto la forza di questa band è quel fattore X, quel non so che in più che rende una buona band una band grandiosa. Mi sono già sbilanciato anche troppo, ci tengo a precisare che non conosco personalmente nessun componente del gruppo e che questa non è una recensione fatta per fare un piacere ad un amico. In quanto critico è mio dovere informare il lettore a cosa va incontro se si addentra nell’ascolto di un disco e in questo caso voglio consigliarlo a tutti: che voi siate fans dei Metallica o di Robbie Williams, provate a dare un ascolto a quest’opera. “Labyrinth” rompe un po’ le barriere delle etichette sul genere, non posso considerare quest’album un lavoro Heavy metal, o hard rock, o progressive, questo è un interessante mix di potenza e melodia, che potrà far innamorare l’ascoltatore dalla mentalità un po’ più aperta, o potrà essere fortemente criticato da chi nel metal cerca solo rabbia e distorsioni. Il mio voto è 9/10, non azzardo un 10 semplicemente perché ho sentito solo cinque canzoni, se in futuro mi capiterà di recensire un loro disco più lungo ma con la stessa qualità compositiva il voto sarà sicuramente 11/10.
Complimenti ragazzi!
Rocker Rabbit