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Morning Dew
MORNING DEW - Morning Dew
(2011 - Autoprodotto)voto: 7.5/10
Devo ammettere che prima d'ora non mi era mai capitato un disco black metal dai colori di copertina così accesi: un buon 90% dei gruppi optano di solito per un classicissimo bianco e nero, e i restanti adottano comunque tinte cupe, plumbee, opprimenti. No, niente di tutto questo: per il proprio autointitolato debutto i Morning Dew scelgono un panorama in cui l'intenso verde di un paesaggio collinare va a contrastare con un cielo velato in cui una timida luce tenta di farsi strada tra le nubi. La primissima impressione che mi ha trasmesso è stata una sorta di “viandante sul mare di nebbia” seppur in versione (molto) meno tormentata e più luminosa.
Troppi particolari per non costituire un indizio: e infatti anche musicalmente i Morning Dew prendono le distanze dalle frange più classiche e conservazioniste del black metal. Il punto di partenza non è certo l'aggressività nichilistica catechizzata dai maestri norvegesi, bensì una pacata e ragionata ricerca della raffinatezza, della capacità di creare atmosfera e di dettare armonie anche all'interno di un genere che in ogni caso si mantiene estremo.
Il primo assaggio delle capacità di questi ragazzi porta il nome di 'Hyperuranus', e va a collocarsi a metà tra la vena più malinconica ed atmosferica dei Nargaroth (quelli in grado di rendere unici pezzi come 'Amarok III' o 'Seven Tears') e la struttura lineare e basilare dei primissimi Drudkh (riffone dritto e veloce in tremolo picking alternato ad un giro più frenato e dalle note più alte).
Il disco mantiene un andamento decisamente coerente, mettendo in luce man mano varie sfaccettature della proposta dei Morning Dew. Gli ultimi due brani si aprono con una struttura forse abusata in ambito black, vale a dire lungo arpeggio pulito e melodico all'inizio, che viene poi spazzato via da una partenza in quarta; il tutto viene però reso senza forzature, senza che il salto di tensione risulti “imposto” o comunque innaturale. Grazie in primis ad uno scream che sa essere al tempo stesso morbido e feroce, ma anche a una produzione che riesce ad impreziosire i dettagli pur contenendo e smorzando l'aggressività (e qua non finirò mai di elogiare la scelta di limitare i volumi della batteria: ho sempre sostenuto che porre la cassa più in sottofondo dona un'aurea completamente diversa anche alle fasi più tirate), un brano come 'Silent Nature Grief' riesce nell'arco della sua (non certo lunghissima) durata ad omogeneizzare continui passaggi tra parti melodiche e introspettive e momenti più rabbiosi e classici.
Quando si parla di black metal atmosferico appare fin troppo semplice scomodare il nome degli americani Wolves In The Throne Room, ma credo che stavolta sia quantomai necessario per comprendere fino in fondo il misticismo che si cela dietro brani come 'Trascendence' o la stessa 'Silent Nature Grief'. La struttura portante della conclusiva 'Trascendence' è l'ennesima prova di come si possa nascondere un'ottima melodia anche nel sottofondo di una strofa “piena” di suoni: spetta all'orecchio fino dell'ascoltatore il compito di oltrepassare il muro formato dallo scream, dalle distorsioni, dal tappeto del drumming per entrare finalmente in una dimensione dove tutto assume una luce diversa.
Menzione a parte, infine, per 'Il Male Di Vivere': semplicemente perché la volontà di dare vita ad un brano cantato in italiano ha per forza di cose portato a scelte parzialmente differenti. Siamo forse in presenza del brano maggiormente aggressivo tra quelli proposti, complici anche alcuni rallentamenti che delineano meglio le caratteristiche ritmiche; ma non capita mai di sentire un giro fine a se stesso o comunque meno ragionato ed elaborato degli altri.
Ora, io non sono solito sbilanciarmi troppo in presenza di demo o di ep, ma questa volta penso di avere materiale sufficiente per affermare che abbiamo a che fare con una band dalle potenzialità decisamente buone; tanto più che il black metal è un genere in cui è veramente ma veramente facile fare cilecca e dare vita a lavori ai limiti dell'ascoltabile. Non solo i Morning Dew non commettono questo errore, ma riescono anche a fare centro alla prima, proponendosi con un prodotto che farà sicuramente contenti i palati fini del panorama in questione. E candidandosi seriamente a diventare, assieme ai Movimento D'Avanguardia Ermetico (band che recensii un po' di tempo fa), una delle realtà nostrane più interessanti all'interno di un certo tipo di black metal, scarsamente “mediatico” ma ben concreto.
Francesco Salvatori