Ricerca
Contattaci
Per segnalare concerti o richiederci una recensione delle vostre band, scriveteci compilando il modulo in questa pagina
Accesso utente
Chi è on-line
Ancient Memories
EVEN FLOW - Ancient Memories
(2011 - Autoprodotto)voto: 8/10
Gli Even Flow sono una band di Sassari che ha scelto questo nome per dare l’idea del costante flusso di emozioni da cui deriva la propria musica, che tende a “rifiutare” istintivamente le barriere poste dalle etichette sul genere. Sin dalle prime tracce di questo “Ancient Memories” si capisce che le influenze del gruppo sono molteplici e parecchio variegate. Ovviamente devo catalogare in qualche modo la proposta musicale degli Even Flow e direi che la definizione di progressive metal sia la più adatta, ma attenzione, fortunatamente per questi ragazzi suonare prog non significa sfoggiare tecnicismi gratuiti e fare a gara a chi suona meglio (cosa che in molti casi succede), ma fondere insieme elementi e sonorità di natura diversa per creare un suono originale e molto personale.
Ad aprire le danze “A.S. of M.”un pezzo duro e diretto, caratterizzato da un riffing pesante ed un massiccio uso di effetti elettronici. La prima parte della canzone da l’idea di essere il giusto punto d’incontro fra i Rammstein e i Symphony X di “Paradise Lost”.
Subito dopo arriva “Writing in a memory”, il suono di un temporale ed un telefono che squilla ci introducono in un brano veloce, con un notevole lavoro di tastiera e chitarra, che in questo pezzo si dimostrando abili sia sul versante ritmico che solista, molto belli gli assoli di entrambi gli strumenti ed il ritornello orecchiabile ma non scontato.
E’ con la successiva “Ancient Memories” che il gruppo mi ha veramente stupito, forse per il fatto che si tratta della title track, forse per il fatto che il titolo mi dava l’idea di una canzone cupa e pesante, fatto sta che questa canzone mi ha lasciato a bocca aperta. Si parte con delle percussioni, una chitarra acustica ed una melodia di piano quasi “Caraibica” che fanno da sottofondo ad una bella linea vocale che sfocia in un ritornello pieno di cori e con un arrangiamento veramente ben fatto. Subito dopo si passa ad una parte di chitarra acustica che mi ha ricordato “Bramfatura”, brano dei (sottovalutatissimi) 3, ovviamente non perché il pezzo sia plagiato, ma per il fatto che raramente sento chitarristi fare scelte simili. La simbiosi fra chitarra e tastiera in questo brano raggiunge un livello veramente alto. Lo stupore che mi ha causato il primo ascolto di “Ancient memories” mi ha ricordato il modo di concepire la musica e di scrivere dei Pain Of Salvation, che a mio modesto parere sono la miglior band attualmente in circolazione nel panorama progressive.
Con “Blind me” si torna su terreni più “hard”, la rullata iniziale lascia spazio ad un riff pesante molto in linea con band come Dream Theater e Symphony X. La canzone scorre liscia fino alla fine, è un gradevole pezzo heavy/prog metal, semplice e diretto.
Giunto a metà disco mi viene in mente un solo consiglio da dare al gruppo, in particolare al cantante, io curerei maggiormente l’espressività e l’interpretazione perché il timbro in alcuni punti risulta un po’ monocorde. Le linee vocali sono molto belle e servirebbe un pizzico di pathos in più per renderle perfette.
Si prosegue con “Oblivion”, una canzone particolarmente incentrata sulla componente melodica della voce, il ritornello è immediato e di forte impatto, basta ascoltarlo una volta per ricordarselo. Alla fine del pezzo finalmente è arrivato ciò che mi aspetto da qualsiasi gruppo prog italiano, cioè l’assolo di synth di settantiana memoria. Come ho già detto in una vecchia recensione, noi italiani, questo tipo di sonorità ce l’abbiamo nel sangue, fa parte del nostro inconscio musicale e trovare riferimenti a gruppi come la PFM in dischi di musicisti giovani mi fa sempre molto piacere.
Ad aprire “Shantal (Dreamland pt.1)”, un riff elettronico in cui torna a sentirsi l’impronta dei Rammstein, non conoscendo personalmente la band non so se questi ultimi siano un’influenza diretta di qualche componente, ma di sicuro il modo di scrivere alcuni riff (batteria, basso e chitarra granitici e synth ipnotico e martellante) mi ricorda il song-writing del gruppo tedesco. La base si calma e lascia spazio ad una strofa melodica che sfocia in un ritornello semplice e di impatto. Molto interessante il giro di basso e chitarra su cui la tastiera disegna una melodia orientaleggiante che lancia il ritornello successivo.
La successiva “Believe” torna a spiazzarmi, non è di certo un pezzo metal, anzi, strumenti a fiato, chitarre acustiche, strings… Tutto ciò che di solito nel rock/metal non si trova qui c’è! Addirittura un assolo di sax! Visto e considerato che lo scopo del progressive è quello di “progredire” e sfondare le barriere musicali direi che questa canzone è stata ampiamente azzeccata, questi ragazzi non hanno paura di sperimentare ed i risultati sono buoni!
Si conclude con “Rhytm of the sun”, altro pezzo particolare, che inizia con un’atmosfera latina che sfuma in un riff granitico, la strofa è melodica e anche in questo caso il ritornello è di facile presa. Durante la canzone ci sono continui cambi di atmosfera ed ogni strumento è protagonista nella grande amalgama sonora che si viene a creare. Sicuramente “Rhytm” è un altro pezzo forte degli Even Flow.
Cosa posso dire? La strada che hanno scelto di percorrere questi ragazzi sardi è dura, soprattutto perché il prog metal, spesso è considerato un genere freddo, in cui i musicisti sono degli “Atleti” più attenti al numero di note suonate che alla bellezza della canzone. Purtroppo in alcuni casi è così, ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e questo “Ancient memories” ne è la prova. Gli Even Flow non hanno avuto paura di osare ed il risultato è buono quindi voglio rassicurare tutti quelli che vedono il prog come “masturbazione musicale”: In questo disco non troverete sproloqui armonici fini a se stessi, ma tanta voglia di sperimentare e di fondere insieme generi diversi e questo per me è un grande pregio.
Promossi a pieni voti!
Rocker Rabbit