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"X-Torsion"
TrackList
01.Room Sexteen
02. 2012 Omega Assimilation
03. Encounter
04. I Remember
05. X-Torsion
06. Bitchswitch
07. Erocktika (Desert Dancing Raven Queen)
08. Revolver Revival
09. Addiction Xtinction
10. Eyes of Hurricane Part 2
Kenos - "X-Torsion"
(2010 - My Kingdom Music)voto: 7.5/10
Terza uscita sulla lunga distanza per Kenos, quintetto dell’hinterland milanese autore di un death metal tecnico, melodico e “progressivo”, tra virgolette perché il termine è fin troppo (ab)usato. Attivi ormai da una decina d’anni, questi ragazzi sono giunti alla prova della maturità artistica, come dimostrano le note del pezzo di apertura, “Room Sexteen”, dai suoni corposi, moderni e magistralmente prodotti, che alterna ritmi velocissimi a rallentamenti di marca gothic-doom. Anche il cantato si sdoppia tra voce growl maschile e canto lirico femminile; assolo precisi e tastiere di buon gusto completano questo valido brano, al quale fanno seguito “2012 Omega Assimilation” (vero tritacarne ritmico, ottima prova del batterista Sergio Gasparini), “Encounter”, dove il DM tecnico si incrocia con il metal più modernista (alla Meshuggah, direi), “I Remember”, breve e suggestivo interludio acustico-sinfonico, la title track, elaborato episodio tutto giocato su tempi e controtempi di ottima fattura, ora lanciato a folle velocità ora cadenzato, con le chitarre capaci di riff feroci e “chirurgici” ma anche di sapienti trame melodiche e prog-oriented. L’album, pur nella sua complessità, scorre via bene, anche grazie a un pezzo “ruffiano” come “Bitchswitch”, un death and roll tranciante, melodico e groovy allo stesso tempo, oppure in virtù di “Erocktika (Desert Dancing Raven Queen)”, soave traccia acustica in cui si colgono chiare influenze electro/goth rock, con begli scambi vocali tra il cantante Alessio Giudice e l’ospite femminile di cui non è dato sapere l’identità. Il finale del disco è prima all’insegna dell’adrenalina, con le bordate DM industraleggianti di “Addiction Xtinction” (echi di Fear Factory), e poi della pacatezza onirica, con lo strumentale arpeggiato “Eyes of Hurricane Part 2”. Parafrasando il moniker dei nostri, che si pronuncia Kenòs e che in greco antico significa “vuoto”, direi che la musica del gruppo lombardo è tutt’altro che vuota e priva di spunti; il problema è che, a tratti, i ragazzi vogliono un po’ strafare, mettendo tanta carne al fuoco. Ci troviamo indubbiamente al cospetto di una bella realtà, che tuttavia ha ancora larghi margini di miglioramento. Quindi, pur promuovendoli ampiamente, per il futuro ci auspichiamo da parte dei Kenos una maggiore omogeneità e, magari, anche brani più concisi.
Costantino Andruzzi