Voto: 9
La genesi.
Anno 2004, dal profondo e assolato sud dell’Italia, in specie, dalla Puglia, arriva e fa capolino sul mercato discografico una gemma di rara bellezza, ma, per ossimoro, è in realtà oscura, languida, tetra e catacombale. Dalla sempre artisticamente attenta etichetta genovese Black Widow, arriva il primo ed omonimo album de L’Impero delle Ombre. Di questo debutto non è solo la musica che colpisce, chiaramente intinta alla scena dark-doom nazionale ed internazionale del recente passato, tuttavia, superlativa appare essere la letteratura, dai motivi strettamente cimiteriali, elaborata, intelaiata ed amalgamata, a quella che i fratelli Cardellino (compositori della band), hanno chiamato
“cemetery-rock”.
Il settennale travagliato cammino.
Post 2004, dopo la pubblicazione del primo omonimo album de l’Impero…., l’afoso, scanzonato e danzante Salento si tinge di oscure assonanze; litanie funebri e sepolcrali, tintinnii d’oltre mondo s’estendono come ombre, in ogni consentito ove. Ma per loro malgrado nessuna costante attività live coinvolgerà la band.
Idea di una nuova e greve creazione.
Anno 2009, ben cinque anni dopo viene annunciata l’imminente registrazione di un nuovo capitolo musicale dal titolo “I Compagni di Baal”, idealizzato, scritto, pensato, provato e riprovato, registrato in più volte, atteso e intensamente bramato. Infine, e dopo molteplici peripezie, eccoci al 2011, finalmente e nuovamente per Black Widow, arriva la seconda tortuosa opera targata Impero delle Ombre.
I Compagni di Baal, materia e sinossi.
I Compagni…., come il primo e precedente album, è anch’esso un concept, ma questa volta ispirato deliberatamente ad uno sceneggiato per la Tv francese, del cineasta P.Prevert, datato 1968,e dal titolo “Les Compagnons de Baal”, tradotto in italiano,
“I Compagni di Baal”.
Ci troviamo in una Parigi di metà Novecento, avvolta da strani e non chiariti accadimenti, in cui una società segreta, adorante uno dei principali demoni dell’inferno (Baal), sopprime uno dopo l’altro i testimoni che sono entrati in contatto con essa e che potrebbero vanificare il tentativo di controllare e ottenebrare il mondo, seguendo gli orrendi comandi del Maestro della congrega, il Conte di St.Germain. Come si apprenderà nel corso dello sceneggiato, la setta fu fondata da Nostradamus nel 1550, dapprima dedita allo studio delle scienze alchemiche, si rivolse poi verso scopi più materiali.
Nello scorrere dello sceneggiato sarà compito del giovane giornalista Claude Leroy indagare e smascherare il capo e i membri della congrega.
Analizzando le partiture.
Dal punto di vista musical-strutturale, il nuovo album vira in diversi punti dal cemetery-rock dell’esordio, in primis per il lungo intermezzo percorso tra un’opera e la successiva, che ne ha causato la differenza sonora, cioè, l’emancipazione da un sound esclusivamente cimiterale; in secundis per la differenza tematica insita nella letteratura, che, sicuramente necessitava di un diverso modus compositivo dato il cambiamento di concept (mere ipotesi). Se pur l’opera sia tetra, oscura, pervasa di misteri e d’indicibili atti criminali, qui non vi ritroviamo, come accennato prima, le assonanze con la prima opera, il sound s’è fatto più granitico e diretto, se non per articolarsi in coda ai brani, in contenute fughe progressive. Alcuni elementi come l’uso di synth e tastiere, sono aumentate in presenza ed intensità, in tutti gli episodi. Inoltre, fraseggi e riff cadenzati di chitarra, sono notevolmente cresciuti, quasi a toccare emozionanti vette di puro doom-style.
Una parola o molte più vanno elargite per Andrea e John Cardellino. Il primo dimostra, in questa, come nella precedente fatica, gusto per i suoni ed un’originalità compositiva, che sicuramente fa eco ai maestri del Novecento, ma che in lui sfuma in un tangibile nuovo/vecchio linguaggio, come a sentire un flash/new-back (spero sia stato chiaro). Il secondo, John, voce e paroliere del progetto, denota qui, come in “Witchfield“, una competente capacità nel rielaborare, in una notevole forma espressiva, concetti ed idee, da lui studiate, e caricate, in un secondo momento, di quel pathos e quella energia interpretativa, che rendono il tutto ammaliante.
Audio-visionando lo sceneggiato.
Il disco apre il suo ottenebrato cammino con “I Compagni di Baal, Overture”, una sinfonica apertura al racconto, ad opera di Oleg Smirnoff, special-guest in questo disco, abile nel rielaborare, in chiave seventies, tramite synth e tastiere, l’eccellente ed originale motivo d’apertura in testa ai sette episodi costituenti lo sceneggiato. A seguire “Diogene”(nome di uno dei protagonisti), il brano da il suo via con l’estratto dell’audio originale concernente le parole d’ordine pronunciate dai membri della setta; tuttavia, è il canto di John ad ambientare il contesto della narrazione, presentando una Parigi minacciata da una setta; dall’altra Andrea completa il tutto con i suoi ossessivi riff coadiuvati dagli onnipresenti hammond e synth di Smirnoff, davvero eccezionali, e che proseguono in coda al brano, in un continuo dialogare ed alternarsi, con chitarra saltuariamente pulita e successivamente distorta, in un esplosione dinamica risolta in un chorus finale da brividi. E’ la volta, poi, di “Divoratori della Notte”, brano mediamente cadenzato, dal caratteristico doom medio tempo, ma che in su alla parte centrale accelera quasi a fare il verso alla NWOBHM, fino a concludersi in un’esplosione tastieristica che rende quasi palpabili le gesta criminali profuse dagli adepti di Baal. “Ballata per Liliana”, è una tipica ballata in stile progressive italiano, in cui l’inizio acustico, accordistico e in forma canzone, amplia se stessa in un intrecciarsi di assoli, riff e fraseggi, che, appunto, rendono il componimento tendente al progressivo. “L’Oscura Persecuzione”, è essenzialmente un brano hard-rock, per chitarra e tastiera, senza fronzoli, in cui John si spoglia dai consueti abiti dark, per raccontare, con un inconsueto fare leggiadro, i deliranti e luciferini piani del Conte di St.Germain. “Cosmochronos”, è una semplice e furente composizione dalla struttura circolare e dal tempo in levare, che deve quasi tutto alla NWOBHM. “Sogni di Dominio”, è uno dei brani senz’altro in prima linea, introdotto da un fraseggio tastieristico di deathessessiana memoria, e che dà l’incipit ad un brano essenzialmente hard-doom, in cui l’anthemico e saltuario chorus inneggia all’eterna gloria dell’oscuro demone tricefalo. “La Caduta del Conte di St.Germain”, è un inconsueto brano dai connotati doom, in cui cluster di synth, sembrano dialogare con la voce tetra e narrante di John, che racconta della caduta dei sogni di dominio del maestro dei compagni di Baal, oramai resosi conto che i suoi progetti, d’oscura macchinazione, sono falliti. Ottima la componente sinfonica che rende e sostiene il lato narrativo, che in modus di racconto, letteralmente consuma l’epilogo di questa agghiacciante storia. Il brano si chiude in un tempo medio, pesante ed ossessivo, quasi a penetrare nella mente, e, in cui la chitarra solista, di chiara matrice sabbatthiana, completa e suggella la rapsodica avventura della misteriosa congrega. In coda, ”Tutti i Colori del Buio”, una ballata per chitarra acustica e fonemi vocalizzati, dal carattere luminoso e spensierato, quasi a prendere le distanze dalle vicine e tenebrose vicende appena narrate, anche se la voce del Conte, sul finire del brano, raggela e rende insicuri su un ipotetico e probabile futuro ritorno di Baal a questa terra.
Considerazioni audio-letterali.
Personalmente considero lo studio e la messa in musica di questo sceneggiato, una scelta eccelsa. Chiaramente la tematica oscura, macchinata, a tratti sfuggente ed esoterica, è in linea ai gusti culturali dei ragazzi della band, che, sicuramente e pienamente, hanno riprodotto e riproposto nel loro personalissimo linguaggio musicale, l’idea e l’ambientazione della narrazione, con un fare da elogiare. Tuttavia, la trama, nel suo criptico sviscerarsi, nasconde e cela, in specie nei sogni di dominio del Conte, ossessionato dalla sua sete di potere, un’altra tematica. Difatti la storia, emancipandosi dall’essere mera e tetra narrazione, diventa allegoria del mondo moderno, in preda al materialistico, estetico e individualista, capitalismo globalizzato, che di parallelo al contesto in prima narrato, ottenebra e rende schiava l’umanità, per soddisfare i sogni di dominio di pochi potenti in preda al loro personale e modernizzato Baal.
Ipotetiche matrici musicali
Come già accennato, le composizioni costituenti questo album, ma anche il personale modus conpositivo della band, estrapolano e rileggono, in una ben fatta commistione, gli ultimi quarant’anni della storia della musica dark-rock, nazionale ed internazionale. L’impero delle Ombre rappresenta oggi un immaginario “stargate musicale” che unisce la magnifica esperienza progressiva italiana, pensando a Jacula, Goblin, Il Rovescio della Medaglia, passando per i panistici Black Widow e egli echi psichedelici floydiani, fino ad arrivare all’heavy-doom dei maestri Black Sabbath, contaminando il tutto con una giusta dose di esoterismo mutuata da i nostrani Death SS, Paul Chain e Violet Theatre, in una immagginifica mistura, che rende ogni singola composizione paragonabile a parte di una colonna audio di un film noir. Infatti, come il genere appena citato, la musica dei salentini, precisa in dettaglio l’ambientazione dei fatti narrati, descrivendo personaggi perfidi, unici e inquietanti, in un contrasto di chiaroscuri, e in uno scontrarsi di bianco e nero, simboli dell’eterno conflitto tra bene e male.
Nicola Pace
TrackList
1. Compagni di Baal (Overture)
2. Diogene
3. Divoratori della notte
4. Ballata per Liliana
5. L’oscura persecuzione
6. Cosmochronos
7. Sogni di dominio
8. La caduta del conte di St.Germain
9. Tutti i colori del buio (Final)
10. Snowblind (Black Sabbath cover)
- Anno: 2010
- Etichetta: Black Widov Records /Masterpiece Dist.
- Genere: Doom
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