Prendere in esame l’ultimo lavoro di una delle Band più importanti della scena metal estrema non è stata cosa semplice. 34 anni di carriera. Sopravvissuti a incredibili ostacoli e periodi estremamente difficili. Osannati dalla critica, amati e rispettati dai gruppi più violenti ed estremi nostrani e (soprattutto) stranieri, i Necrodeath toccano con “The Age of dead Christ” il traguardo dell’undicesimo lavoro in studio. Per quello che riguarda il background storico della band ho trattato l’argomento per Italia Di Metallo nella recensione dell’album di cover “The Cult of Necrodeath” a cui rimando chi fosse interessato a saperne di più riguardo alla loro storia.
Occorre precisare che, fin dal primo ascolto di questo platter, si comprende senza possibilità d’errore come la band non abbia alcuna intenzione di risparmiarsi e così il formidabile batterista Peso, il maestro della chitarra Pier Gonella (siano benedetti i musicisti ispirati come lui), il bassista Gianluca Fontana (diabolicamente preciso), e il cantante Flegias, (cattivo come pochissimi e corrosivo ai limiti estremi) creano autentico massacro sonico, regalandoci poco più di mezz’ora di emozioni decisamente intense ed estreme. Nove tracce, nove calci nel culo che costituiscono la struttura di un album (in uscita il prossimo 9 marzo) violento a oltranza e decisamente riuscito. Sì, perché, come da loro tradizione, i Necrodeath ci presentano un altro prodotto di indiscutibile qualità, che ribadisce la loro a dir poco notevole capacità di song-writing e il loro colto background (i testi non lasciano dubbi).
Riffs ultrasquartanti, cattiveria vomitata in faccia all’ascoltatore e tematiche decisamente forti. Procediamo all’ascolto track-by-track e godiamoci la traversata nel tunnel degli orrori:
“The Whore of Salem” (musica composta da tutti e 4 i componenti; testo di Flegias) si apre con il terrificante grido del dotato singer (grido di morte) e tratta il difficile tema della “gogna mediatica che il web è capace di mettere in atto senza concedere alcuna possibilità di difesa alle sue vittime. I cosiddetti ‘leoni da tastiera’ che si notano ogni giorno sui social networks vengono così paragonati agli inquisitori del processo di Salem (cit. Flegias)”. Violentissima fino al parossismo, eseguita con chirurgica precisione, presenta un riff decisamente accattivante che mira direttamente alla testa dell’ascoltatore. Gran bella batosta!
“The Master of Mayem” (musica composta da tutti e 4 i componenti; testo di Flegias) è la storia di Jack lo Squartatore rivista in chiave personale dal cantante: “tramite le rivelazioni di una medium si scopre che il serial killer più famoso della storia altri non è che una persona comune, padre di famiglia, marito devoto ma con il vizio dell’omicidio. Il messaggio è ‘occhio ai vostri vicini’ (cit. Flegias)”. Da segnalare lo straordinario e cortissimo assolo di Pier e la violenza con cui Peso smazza il proprio drum-set. E via così.
“The Order of Baphomet” (musica composta da tutti e 4 i componenti; testo di Flegias) tratta il delicato tema delle religioni. Grido di rabbia che inneggia alla libertà di pensiero e di espressione. Sencondo quanto dichiarato dal cantante, si tratta di un omaggio rivolto a una band tanto amata dal quartetto: i Voivod. Esperimento riuscito. Non solo per la verve assassina con cui Flegias colora il brano, ma anche per la magistrale esecuzione degli strumentisti.
“The Kings of Rome” (musica di Peso e Pier Gonella; testo di Peso) è un sentito omaggio ai Bulldozer da parte del batterista e la rievocazione del “Ratto delle Sabine”. Ancora un’ottima prova di Pier e strepitosa la performance vocale di Flegias. Un vero e proprio colpo d’ascia in piena fronte!
“The Triumph of Pain” (musica di Peso e Pier Gonella; testo di Peso) parla del male della depressione e si tratta del pezzo più orecchiabile dell’intero lotto (Peso definisce questa canzone come il singolo del disco). Di fatto si tratta di una song costituita da un refrain perfetto, più lenta di quanto finora ascoltato, con un Flegias in stato di grazia e una sezione ritmica martellante e cadenzata. Brevi e straordinari i fraseggi di Pier e ottimo il guitar solo. Una lezione di stile.
“The Return of the Undead” (musica scritta dalla line-up del 1987) è il remake dell’omonima canzone presente nel loro disco di debutto “Into the Macabre” del 1987. Il brano vede, nella sua seconda parte, Flegias duettare con GL e presenta un ospite di tutto rispetto: A.C. Wild dei Bulldozer. Remake riuscitissimo, anche grazie alla notevole abilità tecnica dei musicisti e all’interpretazione del cantante e degli ospiti presenti.
“The Crypt of Nyarlathotep” (musica composta da tutti e 4 i componenti; testo di Flegias) tratta le tematiche fantastiche di H.P. Lovecraft. Flegias prende il esame questa figura (appartenente all’universo dei “Grandi Antichi”) che si risveglia e crea inferno e apocalisse sulla terra. Ottimo.
“The Revenge of the Witches” (musica di Peso e Pier Gonella; testo di Peso) riprende un “fatto di cronaca” avvenuto nel 1587: il processo di Triora (Triora è un bellissimo paesino ligure), tenuto dagli inquisitori di Genova e Albenga e durato più di un anno, in cui vennero commesse efferatezze e torture di ogni genere, coinvolgendo oltre 30 donne, accusate di stregoneria e ritenute responsabili della siccità e della carestia che avevano colpito la località durante quel periodo storico. Il testo descrive il ritorno alla vita delle cosiddette streghe, che restituiscono tutto il male ricevuto ai loro aguzzini. Coinvolgente dalla prima all’ultima nota.
“The Age of dead Christ” (musica di Peso e Pier Gonella; testo di Peso) è forse il picco dell’ultima fatica dei Necrodeath. Bellissimo il testo, che porta a chiedersi, con tutto il male presente nel nostro povero mondo, se il Cristo tanto osannato dai suoi seguaci sia veramente colui che è venuto a portare pace e gioia sulla terra. Le carneficine, le stragi, gli orrori perpetrati dalla chiesa fanno sorgere più di un dubbio al riguardo. Il pezzo è lento (!), cadenzato, a tratti ipnotico. Ma decisamente tetro e maligno. Ottima prova compositiva!
In sintesi, questa nuova fatica dei Necrodeath è un lavoro di tutto rispetto e qualitativamente ineccepibile. E non potrebbe essere altrimenti, considerata l’enorme esperienza dei musicisti e il loro notevole spessore tecnico.
Un gradito ritorno e un ottimo prodotto che non deve mancare nella collezione di ogni appassionato del genere.
Fabrizio Travis Bickle Zànoli
TrackList
- The Whore Of Salem
- The Master Of Mayhem
- The Order Of Baphomet
- The Kings Of Rome
- The Triumph Of Pain
- The Return of The undead
- The Crypt Of Nyarlathotep
- The Revenge Of The Witches
- The Age Of Dead Christ
- Anno: 2018
- Etichetta: Scarlet Records
- Genere: Blackened Thrash Metal
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