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Una doverosa premessa.

Il debutto dei Necrodeath risale a “The Shining Pentagram”, sfornato nel lontano 1985.

Osannati ovunque, e riconosciuti universalmente come uno dei gruppi più influenti nella storia della musica estrema, sono giunti a meritarsi, con pieno diritto, il ruolo di band culto, adorata da mostri sacri della scena internazionale.

Circostanza, questa, di certo non fondamentale, ma sicuramente significativa in ordine al peso che i nostri hanno da sempre nel panorama metal.

Date queste premesse, e giunti ad una carriera ultratrentennale, i Necrodeath avrebbero potuto benissimo adagiarsi sugli allori: nella storia ci sono entrati. E ci sono entrati con una formula che, a questo punto, poteva essere semplicemente replicata. Perché correre dei rischi?

Perché sono i Necrodeath, e i Necrodeath non si sono mai permessi di offrire ai fan lavori riciclati.

Singin In The Pain‘ ci mostra come l’impegno e la professionalità che hanno da sempre caratterizzato la band siano rimasti, negli anni, intatti.

Un album mastodontico: maturo, complesso, stimolante. Un lavoro nel quale i suoni si inseriscono a meraviglia nel concept, ispirato all’Arancia Meccanica.

Ogni brano, introdotto dalla voce narrante di Tony Dolan (Venom Inc.), ci porta nella mente malata di Alex, il “Drugo”, in un saliscendi di violenza, sofferenza e pazzia.

Ci sono brani che ricordano le sferzate thrash di ‘Fragments of Insanity‘, ‘Mater of All Evil‘ e ‘Black As Pitch‘ (come ‘Gang Fight‘, ‘Redemperdition‘ o ‘Antihero‘) ed altri nei quali la struttura si fa più articolata e complessa, tanto dal richiedere diversi ascolti prima di mostrarsi in tutto il loro valore.

Le ritmiche di Peso variano in continuazione, dando alle songs un andamento mai scontato, oltre che uno spessore dinamico che pochi batteristi al mondo riescono a conferire.

Qualità che appartiene anche al riffing di Pier Gonella, capace di sdoppiarsi tra la parte ritmica e parte solista in maniera stupefacente: i caratteristici ghigni della chitarra, con quel loro sapore sinistramente slayeriano, fanno da contraltare a momenti rocciosi e più quadrati, in un gioco di contrasti degni di un quadro del Goya.

A tingere il tutto ulteriormente di nero ci pensa il basso di Gl, il cui ruolo si mostra ancora una volta fondamentale nel tessere le trame malefiche dei nove capitoli che compongono l’album.

Flegias, poi, migliora con gli anni, sia in termini di potenza del cantato, sia in termini di espressività ed efficacia delle linee vocali.

In definitiva: ‘Singin In The Pain‘ è l’ennesimo capitolo di una carriera lunga, importante e significativa. Un ulteriore tacca incisa su quell’arma micidiale che sono i Necrodeath e, a mio sommesso parere, una delle più belle: bisogna smetterla di confinare sempre ed obbligatoriamente i capolavori di una band ai dischi del passato: questo come uno degli apici della carriera della band ligure.

Un consiglio per chiudere: ascoltatelo molte volte, ci sono un’infinità di sfumature che emergono solo con il tempo.

Fidatevi, ne vale la pena.

Maurizio Gambetti

TrackList

  1. Gang Fight
  2. Transformer Treatment
  3. The Sweet Up and Down
  4. Redemperdition
  5. Delicious Milk Plus
  6. 655321
  7. The (In)sane Ultraviolence
  8. Oomny-Ones
  9. Anti-Hero

 

  • Anno: 2022
  • Etichetta: Time To Kill Records
  • Genere: Blackened Thrash Metal

 

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