I “Limite Acque Sicure” vengono da Ferrara e si presentano con un press kit talmente ricco e dettagliato da rendere quasi superflua la recensione. Ne approfitterò quindi per allargare un pochino il discorso sul fenomeno del “progressive revival” o, come ama dire il mio amico Bruno Rubino dei Fiaba, “regressive”.

Non più giovanissimi e con un passato di gruppo tributo al Banco di Mutuo Soccorso, i nostri sei musicisti si armano di un bel nome tripartito (come da tradizione) e si buttano con passione in quel genere così ossimoricamente in bilico tra una millantata libertà estrema ed apertura alle contaminazioni e l’oggettivo recinto stilistico che in maniera inconfondibile li confina all’interno di un genere. Perfettamente consci di questo pericolo, i nostri si dichiarano fautori dell’”imprevedibilità, il rifiuto del banale” alla ricerca di “soluzioni musicali senza vincoli né modelli”. E per farlo indossano la divisa del progressive, un indumento perfetto per un bravo musicista, che garantisce libertà di movimento e un certo innegabile decoro, ma che li mette anche in riga in un folto esercito. E da lontano i soldatini sembrano tutti uguali.

Ma chiaramente non lo sono, anche se a volte paiono proprio voler fare di tutto per esserlo. Nel bene e nel male. Ad esempio, ritroviamo in questo debutto quel bel suono organico, vero, che respira, tipico di un approccio alla musica oggi troppo spesso trascurato, nella sua magica banalità: suonare insieme! E i LAS ne sono talmente consapevoli da decidere di includere nel disco una traccia eseguita dal vivo, di cui parleremo più avanti. Ma ritroviamo anche quell’approccio ai testi un poco naïf e pericolosamente “da scuole medie”, che in effetti caratterizza tanto prog, soprattutto della seconda ondata.

 

Senza “automaticamente dover ricercare soluzioni artificiose o inutilmente complicate per il solo gusto di apparire originali” la traccia iniziale, “Sogno d’Oriente”, presenta in procedura una sorta di kamanjah (o un synth?), percussioni membranofone, vocalizzi di sapore mediorientale (o quello che l’utente medio di raiuno intende per “mediorientale”) e, per non farci mancare nulla, un vociare da bazar: la classica intro di ogni brano a tema orientaleggiante, da cinquant’anni a questa parte. Insomma, l’atmosfera viene inequivocabilmente evocata, e da qui si parte con un bel riff all’unisono di chitarra e tastiera, che potremmo ascoltare in centinaia di canzoni con “Babylon” nel titolo. Quando entra la voce di Andrea Chendi, il primo collegamento che faccio è ad Aldo Tagliapietra delle Orme, per via del timbro un po’ nasale e di quella “r” in odor di veneto. Data l’intonazione non proprio saldissima, Andrea tenta la carta del carisma, piuttosto che quella del virtuosismo, riuscendo nel gioco fino ad un certo punto. Lo aiuta alla voce la polistrumentista Ambra Bianchi, responsabile anche di flauti, arpa e percussioni. Pur dando spazio a tutte le digressioni soliste del caso, il brano resta riconoscibile e memorizzatile grazie a linee melodiche salde e definite, passando per aperture e sospensioni dove a turno ognuno si ritaglia (più volte…) il proprio momento di protagonismo. Pregevole l’assolo di chitarra, che svecchia un pochino una proposta decisamente orientata al passato, in quanto a modelli di riferimento. In questi oltre dodici minuti troviamo tutti gli stilemi del prog, dalla prolissa autoindulgenza egli entusiasmanti fraseggi dispari sottolineati dalle rullate di una frizzante batteria.

Il suono di un grammofono introduce “Terra Straniera”, il primo frutto autografo della creatività del sestetto e lascia ampio spazio al flautismo solista di Ambra, che poi caratterizza vocalmente, in armonia con Andrea, il cuore melodico ed emotivo della composizione, tornando nuovamente protagonista nel duetto botta e risposta tra flauto e chitarra. Grande coda epica e corale in chiusura!

“Il Respiro dell’Anima” mi ha ricordato, come ritmo, suoni e fraseggio di chitarra, i primi Toto, con una bella strofa alla Pooh e un valido ritornello. il batterista Paolo Bolognesi poi, ingrana la doppia cassa e si concede un momento ritmico più incisivo (memore delle lezioni del mitico Mauro “pelle e cerchio” Gherardi?) a supporto di una frase di chitarra che ammicca ai Dream Theater. Personalmente ho trovato superflua la lungaggine del brano nella parte di soli piano e voce e penso che, asciugate dai vari sbrodolamenti necessari al genere, le composizioni delle Acque potrebbero trasformarsi in ottime canzoni, sobrie e concise. Perché l’innegabile gusto melodico delle parti cantate ricorrenti non lo si riesce a ritrovare quasi mai, diluito nelle lunghe incursioni strumentali soliste.

Atmosfere egee per “Antico Mare”, con onde e cicale che ci cantano la Grecia di dei ed eroi. Arrangiamento rarefatto e belle melodie, soprattutto nelle strofe, per poi passare alla seconda metà del brano interamente dedicata agli strumenti, mai sazi.

Un’incursione nel prog più battagliero e drammatico per “Fiamme Intorno”, che presenta i riff più duri del disco, anche se diluiti nell’ormai consueta lanugine musicale dilatata, che fa da comodo cuscino alla sapiente chitarra di Luca Trabanelli o ai sintetizzatori di Antonello Giovannelli. Dalla via che ho citato tutti gli altri, mi parrebbe scortese escludere il bassista Francesco Gigante, per il quale posso avere solo parole di elogio.

La sorpresa del disco è una coraggiosa versione dal vivo del classico “Il Giardino del Mago”, che rischia però di essere un piccolo autogol, nonostante l’esecuzione più che dignitosa, a tratti davvero avvincente. Infatti, da un lato abbiamo l’impietoso confronto tra un cantante dotato di immenso carisma come il compianto Francesco Di Giacomo e il povero Andrea, che anche se ce la mette tutta non riesce a comunicare quella immaginifica emozione; dall’altro è come se ci presentassero il loro manuale di scuola, dicendoci: “Ecco, abbiamo copiato tutto da qui!”

Ci saluta terminando il disco un piccolo bon bon, “Ti Salverà”, che è il reprise del coro finale di  “Terra Straniera” in versione soft e acustica.

 

 

Marcello M

 

TrackList

 

  1. Sogno d’Oriente
  2. Terra Straniera
  3. Il respiro dell’Anima
  4. Antico mare
  5. Fiamme Intorno
  6. Il Giardino del Mago (Banco del Mutuo Soccorso)
  7. Ti Salverà
  • Anno: 2022
  • Etichetta: Minotauro Records
  • Genere: Progressive Rock

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