Noirad è esplicitamente il progetto personale di Dario Nuzzolo (NoiraD = Dario N), che di volta in volta si avvale della collaborazione di talentuosi amici per dare corpo ai propri brani, tenendosi nelle retrovie per dedicarsi al basso e alla produzione. Abbandonate le atmosfere vittoriane e il cantato femminile del precedente “Penny Dreadfuls” di un paio di anni fa, con “Aegean Legacy” veniamo catapultati nell’antica Grecia, nella sua storia e nei suoi miti, sulle note di un incontaminato Epic Metal.
Mi è capitato molto spesso di ascoltare progetti solisti di compositori polistrumentisti che assemblano il proprio album sulla griglia metronomica di una DAW (digital audio workstation), stratificando strumenti virtuali e saccheggiando banche di suoni improbabili e abusate, perdendo spesso di vista il senso della canzone, sfornando polpettoni gonfi di sbobba rimacinata, dalla forma indefinita e dal sapore poco invitante. E quando sono partiti i primi secondi di “The Hot Gates”, con quella bella rullata di batteria dai suoni così spudoratamente “finti”, ho temuto di trovarmi di fronte ad un’altra di queste impegnative pietanze… E invece sono bastate poche delle successive battute a travolgermi con un riff coinvolgente ed un ritmo trascinante capace di mettere subito in chiaro che dietro a quei (brutti) suoni c’è un batterista vero, il talentuoso e versatile Davide Cardella! E, nonostante l’handicap sonoro, mi è stato impossibile non arrendermi di fronte all’energia e all’enfasi della portentosa voce di George Margaritopoulos, che vi conquisterà fino al punto di convincervi a combattere alle Termopili, con un ritornellone epico finalmente degno di questo nome, per un Heavy Metal energico, entusiasmante ed emozionante. I chitarristi solisti ingaggiati sembrano sfidarsi in una gara di abilità e ci regalano i primi di una serie di assoli veramente intensi, pirotecnici e vorticosi. Era tanto tempo che non sentivo un brano di apertura così convincente. Mi ha ricordato nella sua sobrietà una sorta di Virgin Steele dei tempi d’oro, asciugati delle tastiere e ipervitaminizzati.
La successiva e battagliera “Hector” ci conferma che Dario Nuzzolo ha un vero talento per la scrittura, stampandosi nelle nostre menti con la sua sequenza di grandi melodie, riff e assoli tiratissimi ed una batteria arrembante e instancabile (ma perché non ne avete usata una vera?!?), con un Margaritopoulos trionfante.
Con “Seven Against Thebes” inizia la serie di brani ispirati alle tragedie di Eschilo (sette contro Tebe), Euripide (Medea e Andromeda) e Sofocle (Aiace) e, nonostante un andamento ritmico alla Manowar della terza età, abbiamo un’altra canzone di forte identità, capace anch’essa di imporsi grazie ad una semplicità di scrittura che non è mai banale, con un ritornello largo e solenne che ricorda i Warlord degli anni duemila.
L’asettica pianola elettrica che introduce “Medea” ci sbatte in faccia ancora una volta il contrasto con il vibrante pathos dell’eccellente cantante, lasciandoci solo immaginare quale esplosione emotiva avremmo potuto gustare con l’utilizzo di pianoforte e batteria acustici in questa ballata malinconica che lascia il palcoscenico al protagonista: il solo e unico George Margaritopoulos.
Anche se ricorda un po’ troppo da vicino il tema di “The Unforgiven”, “Ajax” è l’ennesima riuscitissima composizione, impreziosita da una prova vocale maiuscola e da interessanti arrangiamenti a ritmica intermittente sulla seconda strofa, capaci di mantenere vivo l’interesse in questo brano lento e luttuoso, sigillato da un altro bel solo di Max Manthix.
Si torna a pestare con “Andromeda” e il suo riff American Metal ripescato direttamente dagli anni ottanta, con ritornellone in doppia cassa, chitarre armonizzate, assolone virtuoso e arrangiamento a sorpresa per il ritornello conclusivo, che inizia con la sola voce prima che il resto del gruppo entri come una valanga per gli epici stacchi finali (fatela dal vivo!).
Se pensavate che il Metal epico fosse un ricordo del passato, date un ascolto a “Plataea”: ok, il rullante campionato che suona la marcetta all’inizio fa cagare, ma presto vi troverete direttamente sul campo della decisiva battaglia contro i Persiani e sarà difficile giustificare a voi stessi quel senso di inspiegabile patriottismo che vi pervaderà grazie alle epiche ondate dei ritornelli, talmente carichi e densi di vibrante slancio drammatico da farvi sentire il più coinvolto degli opliti.
Se finora non sono certo stato avaro di complimenti nei confronti della voce di George Margaritopoulos (sì, mi piace scrivere il suo nome, e allora?), con la conclusiva power ballad “The Poet And The Nymph” mi trovo a dover fare incetta di superlativi, dato che la prestazione canora in questione raggiunge livelli di eccellenza espressiva e tecnica, spaziando da intimistiche struggenti strofe a un ritornello clamoroso, fino ad un inciso finale in cui l’estensione vocale sembra non conoscere limiti.
Non fatevi ingannare da quella copertinaccia che pare fatta con chat gpt: questo è un grande disco! I migliori brani Epic Metal che abbia ascoltato negli ultimi quindici anni.
Vi ricordate quando qualche decennio fa uscivano gli album Metal, con pochi, bellissimi pezzi (vinili che potevi copiare su una cassetta da 46′), di cui ci si ricordava persino gli assoli? Ecco, questo potrebbe essere uno di quelli.
Complimenti vivissimi Dario, ma la prossima volta, ti prego: puoi anche venire gratis in studio da me, ma registra la batteria acustica vera!
Marcello M
Tracklist:
- The Hot Gates
- Hector
- Seven Against Thebes
- Medea
- Ajax
- Andromeda
- Plataea
- The Poet And The Nymph
- Anno: 2024
- Etichetta: Autoprodotto
- Genere: Epic Metal
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