Formazione italo/finlandese che, nata nel 2023 dal sodalizio tra G.E.F. (Thecodontion) e K.H.P.K. (Ashen Tomb), è riuscita fin dal suo esordio del 2024 “Dea Madre” ad imporre la propria estetica concettuale, improntata su un approccio musicale feralmente rude ben adatto a supportare le peculiari tematiche paleolitiche affrontate nelle liriche.
Liriche incentrate su un’umanità primordiale, pre-storica, che muove i propri passi nel mondo all’indomani dalla cacciata dal giardino dell’eden.
In questo senso, sul piano tematico, vedo una radicale affinità con il black metal. Sul piano musicale, almeno per quanto riguarda le due tracce che compongono questa release, prevale una ferocia death/grind cui le scelte di produzione, con le chitarre grosse e cupe, rafforzate da un basso in evidenza (direi anche distorto), a sovrastare il drumming, regalano un retrogusto doom.
Un tappeto sonoro, che rammenta a livello di pasta sonora gli esordi dei Carcass e per riffing e articolazione ritmica i Napalm Death, entro cui le vocals si ritagliano uno spazio autorevole, declinate tra scream acidi, yell aspri e accenni di growl old school, percorrendo metriche che riportano alla memoria i Sepultura di “Morbid Visions/Schizofrenia“. Il reverbero applicato alle vocals e gli inserti di solista concorrono a spostare il mood verso un death old school, eppure la matrice grindcore del riffing e l’uso del basso (particolarmente in “Paleolithic Black Metal of Death”) alle mie orecchie sembra prevalere.
Non c’è chiaramente sfoggio di tecnica nel secondo lavoro degli Clactonioan, per quanto risulti meno “ruvido”, minimalista e sperimentale del precedente, ma mi sembra evidente che i musicisti coinvolti padroneggino la materia con dovizia, intessendo un riffing robusto in strutture articolate da rallentamenti evocativi, così come le vocals risultano sempre efficaci ed espressive.
C’è una strana magia in questa release, nel suo essere così radicale e primigenia, priva di sovrastrutture eppure non scontata.
Visto il contenuto delle liriche, mi piace pensare che l’ispessimento sonoro rispetto alla release precedente rifletta lo spostamento delle tematiche dal piano della primordiale energia femminile a quella maschile. Ma forse è solo una mia suggestione.
Samaang Ruinees
Tracklist:
- Blood Red Petroglyphs
- Paleolithic Black Metal of Death
- Anno: 2025
- Etichetta: Prehistoric Sounds
- Genere: Black/Death
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