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Vi dirò, sono rimasto piacevolmente colpito da questa copertina vintage che evoca immediatamente un immaginario di techno thrash onirico alla Nasty Savage, collocando immediatamente nella mia mente questo secondo album dei torinesi Alchemist in quella precisa nicchia spaziotemporale. In quest’ottica, la qualità di registrazione, così distante dai canoni odierni di “produzione decente”, riesce a passare in secondo piano e rendersi accettabile, nonostante le clamorose evidenze di amatorialità nell’approccio.

Ma nonostante le ingenuità o, forse, proprio in virtù di quelle, traspare una genuina urgenza comunicativa che aumenta esponenzialmente il valore di queste registrazioni, consegnandoci attraverso le acerbità vocali del frontman e chitarrista Alessandro Gargivolo (che sembra alle prese con un microfono per la prima volta) brani, interpretazioni e testi non banali. Mi ha ricordato un giovane Kevin Heybourne o John Mortimer, che pur conquistando una maturità vocale solo nel tempo, avevano già qualcosa da dire, dimostrando più consapevolezza che capacità.

La title track “Sacrifice” è massiccia e dinamica, sorprendente nei suoi guizzi, debole nel floscio ritornello cantilenato, ma ugualmente affascinante. Mi ricorda gli Holocaust di venti o trent’anni fa. La voce di Alessandro prova molti approcci diversi, dal gridato confidenziale al melodico sbilenco, prediligendo un’aggressività mai troppo sfacciata e, forte dei suoi limiti, è un imprescindibile elemento identitario per gli Alchemist. I riff sono accattivanti, il basso presente e attento, mentre la batteria di Michele Moglia (ora non più parte del gruppo) si prende il palcoscenico con un’interpretazione vivace, autorevole e protagonista, che detta il tempo libero da briglie metronomiche conferendo vita, energia e respiro alla registrazione. Il suono scarno e asciutto, verace e onesto, anziché togliere credibilità conferma la forte personalità del gruppo.

Sulla tesa e adolescenzialmente emotiva “Nevermore”, sprazzi di Megadeth e della più oscura NWOBHM fanno capolino dalle quinte di un teatro buio in cui viene messa in scena la classica tragedia di delusione sentimentale, con una voce distaccata e quasi narrante in contrasto con i passaggi geometrici e segmentati degli strumenti.

Su “Turning Upside Down” abbiamo un arpeggio da manuale del Thrash, reso interessante ancora una volta dalla battessimo fantasioso di Michele che lascia spazio a una fuga scapicollata con retrogusto Voivod. Poi una piccola pausa in cui si riprende il respiro lasciando spazio al basso di Lorenzo Daminato e giù di nuovo a inseguire Piggy e Snake fino all’arpeggio finale di chitarra acustica.

È ancora l’intesa tra basso e batteria a rendere interessante l’andamento agilmente claudicante della strumentale  Deception Of…”, che si scioglie poi in un’evocativo, sospeso e affascinante prologo a ”The Alchemist”, una cavalcata scura in cui la voce si fa più melodrammatica, mentre le chitarre serratissime macinano senza perdere un colpo. C’è anche il tempo per un semiplagio dei Metallica prima di tornare ad appassionarci per le precise accelerazioni dinamiche ed il pulsante andamento di un basso funzionale ma mai servile.

Forse il brano migliore del disco è “She Sells… Death!”, che sfoggia una serie di riff  e arrangiamenti davvero notevoli, tenuti insieme da una tentacolare performance di batteria. Peccato per un’interpretazione vocale non gestita al meglio neppure dal punto di vista della produzione, ma la sostanza c’è, la canzone funziona, ha personalità (e non mi riferisco solo al campanaccio sopra al riff alla King Diamond) e ci mostra una band coesa e in grande forma, desiderosa di dirci qualcosa.

Ancora un passaggio strumentale di chitarra acustica e fisarmonica (!) dall’atmosfera interessante ed originale per “Butterfly Effect” prima della conclusiva “In A Natural Way”, scattante, tra Megadeth e Sabbat, riuscita nelle variazioni di tempo, ma forse priva della zampata vincente.

Ho davvero apprezzato l’identità e l’originalità di questo gruppo di bravi musicisti dalle grandi possibilità, ma è evidente che c’è del lavoro da fare a livello vocale. Un consiglio: Alessandro, non cercare un bravo cantante, ma tira fuori il meglio dalla tua voce, che abbiamo bisogno di gente con personalità e cose da dire (ma che sappia come farlo!), non di attori omologati.

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Sacrifice
  2. Nevermore?
  3. Turning Upside Down
  4. Deception Of…
  5. The Alchemist
  6. She Sells… Death!
  7. Butterfly Effect
  8. In A Natural Way

 

  • Anno: 2025
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: Techno Trash Metal

 

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