I Fuzzriders nascono nel 2017, nella selvaggia e soleggiata Sardegna, da un’idea di Bonettu e Carrasco. Dopo alcune prove, sono stati raggiunti da Willy e Cisko e insieme hanno iniziato a scrivere brani veloci, grezzi e incisivi, ricchi di suoni distorti e pesanti. Il 1° gennaio 2020, il gruppo cagliaritano ha pubblicato l’EP omonimo, ‘Fuzzriders’, segnando l’inizio di un viaggio che non accenna a fermarsi, con un album già in lavorazione, destinato a portare la band verso nuovi orizzonti.
Nel 2020, dopo l’uscita dell’EP omonimo, i Fuzzriders hanno contattato la Electric Valley Records con l’intenzione di avviare una collaborazione. Ma, sfortunatamente, con il mondo in lockdown a causa della pandemia, il progetto è stato accantonato prima di poter prendere forma. Ora, con il loro album di debutto finalmente pronto, i Fuzzriders e la Electric Valley hanno ripreso le trattative e questa volta il progetto è diventato realtà. Il debutto, intitolato “I Like It” è un ottimo concentrato di stoner rock, musica psichedelica ed atmosfere lisergiche. Veniamo alla recensione vera e propria.
“I like it” è un brano che odora di deserto. La cadenza dei riff di chitarra ricrea le magiche atmosfere che ricordano la mitica scena stoner rock di Palm Desert. Il miglior hard rock e la psichedelia si fondono al miglior punk rock anni 70/80. La miscela funziona ottimamente e i Fuzzriders creano un brano che prende vita da un ‘ottimo lavoro della sezione ritmica e dal vocalist che, grazie ai corposi riff di chitarra, crea linee vocali efficaci e che, in qualche maniera, sembrano prendere ispirazione dai grandi Josh Homme e Glenn Danzig. L’influenza dei Kyuss e dei Queens of the Stone Age è ben evidente ma i nostri riescono ad aggiungerci ritmo e personalità. Il brano di apertura ottimamente e, quasi sicuramente, verrà usato come apertura dei concerti. Belli anche i cori e il breve assolo di chitarra, incorporato con il wha wha, che danno un tocco sabbathiano al brano.
Con “Sometimes’, emergono fuori le migliori influenze del gruppo. I riff iniziali sembrano uscire da “Volume 4” dei Black Sabbath e dai primi dischi dei grandissimi Mountain. L’hard rock/doom si unisce al rock’n’roll per fondersi in una composizione molto psichedelica e riuscita. La vorticosa prestazione del bassista e della sezione ritmica permettono alla chitarra di creare delle parti riuscitissime e, per quanto mi riguarda, un assolo di chitarra veramente riuscito e che ricorda il sound del grande Tony Iommi. Ottimo anche il lavoro del cantante che riesce ad entrare nei momenti giusti. Sembra di essere ritornati negli anni 90…Bravissimi!
Anche in “Like a Woman” emergono belle influenze hard rock/rock’n’roll che, in alcuni momenti, ricordano i primi Wolfmother. La sezione ritmica è devastante così come il lavoro tra chitarra e parti vocali è decisamente ottimo. Le melodie ricordano i grandissimi The Doors rivisti in chiave hard rock/stoner. Il sound è granitico, potente e l’ascolto del brano è veramente gradevole. La produzione è buona così come il livello dei singoli musicisti. Song decisamente divertente e riuscita.
Il grintoso inizio di “Old man” è notevole nel suo incedere. Influenze, che ricordano i Black sabbath e il miglior hard rock anni 70, si fondono ad atmosfere che ricordano i primissimi dischi dei Monster Magnet. La sezione ritmica guida, con grande capacità, l’intera band e possiede la capacità nei cambi di tempo che portano, all’interno della composizione, dei rallentamenti che sono riuscitissimi. Il lavoro del batterista è grandioso! All’interno della composizione dirige la band come non mai e risulta essere molto personale. La song scorre con grande piacere e risulta essere tra le migliori dell’intero disco. Un concentrato di riff doom/stoner e di hard rock che scorrono con grande piacere.
L’incedere di “I’m rotten” ricorda moltissimo gli Alice in Chains/Soungarden più decadenti e psichedelici. I riff vorticosi esplodono in un grande vortice psichedelico dove il basso ricopre un ruolo fondamentale nel creare parti lisergiche e corpose. Ottimo il lavoro della sezione ritmica che, oltre ad essere decisamente protagonista, detta legge e permette alla chitarra di potersi esprimere con un ottimo assolo. Il Singer, grazie anche al sound creato, riesce ad esprimersi in maniera ottimale. Brano di buona qualità.
Dopo la rockeggiante “Your Infection” l’ottima “Can your Dance”. Composizione decisamente energica che prende vita da un’ispirato lavoro della sezione ritmica e da riff di chitarra, inizialmente stoppati e decisamente hard rock anni 70, che esplodono in grandi sensazioni che ricordano il grande stoner rock dei primi anni 90. Il singer spinge come non mai e tira fuori tutta la sua carica emotiva che gli permette di rendere ancora più diretto e personale il brano. La band dimostra di lavorare con una grande sinergia. Veramente bravi.
I granitici riff di “On the road” ricalcano il miglior hard rock/rock’n’roll degli anni 70 e, con grande entusiasmo, riescono a coinvolgerci come non mai. Gli echi dei primi Kiss e dei Free emergono come non mai e il vocalist riesce a creare delle buone linee vocali. Ottimo il lavoro delle chitarre e del basso che, assieme alla batteria, creano delle trame musicali ispirate e facilmente memorizzabili.
A concludere la frizzante “Snake Skin”. Un grande lavoro del batterista introduce chitarre possenti che , con grande enfasi, creano grandi riff di matrice stoner/doom che sembrano riportare ai Pentagram più hard rock/stoner. L’alternanza tra le parti più spedite a quelle più cadenzate permettono alla composizione di scorrere con grande energia e facilità.
I Fuzzriders, nonostante le numerose pubblicazioni all’interno del mercato discografico, ci propongono un disco decisamente frizzante, pieno di energia e con degli elementi interessanti. La band riesce a colpire nel segno.
Domenico Stargazer
Tracklist:
- I Like It
- Sometimes
- Like a Worm
- Old Man
- I’m Rotten
- Your Infection
- Can You Dance?
- On the Road
- Snake Skin
- Anno: 2025
- Etichetta: Electric Valley Records
- Genere: Stoner rock
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