Gli Jus Primae Noctis (JPN) sono attivi dal 1991. Nel tempo resta immutata la lineup di base (Marco Fehmer chitarra e voce, Beppi Menozzi tastiere, Mario Riggio batteria), a cui si uniscono molti musicisti. La formazione attuale si completa nel 2009, con Pietro Balbi alla chitarra. Insieme alle formazioni, si alternano le avventure sonore, che portano la band a esplorare la musica d’autore, il rock progressivo e l’improg (improvvisazioni corali di rock progressivo).
I JPN hanno all’attivo diversi dischi e dvd autoprodotti, ma dal 2019 collaborano stabilmente con l’etichetta Nadir Music per le release. L’ultimo album, pubblicato nel 2025, si intitola ‘Man of Air‘. Un concept album basato sulla storia di una donna che lascia una nebbiosa città di mare per cercare altrove un nuovo inizio, tra terre lontane dove incensi e spezie ammaliano i sensi e leniscono il dolore. Il suo presente è fatto di solitudine e ricordi, e tra l’entusiasmo della partenza fa capolino una domanda: non ho nessuno a cui raccontare il mio viaggio, ha davvero senso partire. Anche la malattia, quella chimica ostile che tiene il suo corpo e la sua mente prigionieri, dà origine a interrogativi. Ma ora che l’equilibrio è ormai perso, la donna riesce finalmente a seguire il flusso degli eventi e sorridere di nuovo. Storia decisamente intrigante che si intreccia con le musiche che descriverò di seguito.
‘Overture‘ è una interessante composizione bastata sull’estrema varietà delle emozioni musicali. Effetti lisergici ed atmosfere inquietanti, quasi da colonna sonora, creano interessanti spazi che permettono l’ingresso di sonorità progressive rock che devono molto alla scena inglese (Camel) ma anche italiana ( i Goblin di ‘Roller’). Gli originali cambi di tempo sono scanditi da synth e dall’ottimo lavoro della sezione ritmica. La batteria è precisissima così come il sound del basso è decisamente corposo. Brano interessante e godibile. Quasi cinematografico.
‘Quarto Crisis’ e ‘Quarto Stasis‘ Sembrano provenire, sia per l’ispirazione che per la strumentazione usata, dai grandi Goblin di “Profondo Rosso” e di “Suspiria”. In entrambi i brani è ben evidente il livello di tensione musicale che ben si ricollega con il progressiv rock e con le soundtrack. Nel secondo brano si sente anche l’influenza dei grandi Emerson Lake & Palmer ma anche dalla PFM. Se il primo brano è caratterizzato da atmosfere devote al thriller, il secondo, pur mantenendo una certa tensione, possiede una diversa musicalità caratterizzata da linee vocali di alto livello ma anche di melodie decisamente riuscite, varie e coinvolgenti. L’equilibro tra le varie influenze musicali è una componente fondamentale dell’intero disco. Grande brano che possiede un grande pathos! Ottimo il lavoro delle tastiere che ben permettono al gruppo di esprimersi in maniera ottimale.
Dopo la breve ma inquietante ‘Quarto Places‘ (brano composto da effettistica e da sonorità che, in qualche modo, ricordano il Keith Emerson di ‘Inferno‘), la struggente ‘The Institute of Mental Health, Burning‘. Questa composizione è decisamente notevole e risulta parecchio originale poiché, al suo interno, contiene numerose influenze musicali che sono ben tenute da una struttura musicale di alto livello. La voce ricorda moltissimo il grande Paul Roland e, in alcuni versi anche il buon Peter Gabriel. Una batteria cadenzata introduce l’ingresso di tastiere e di chitarre pulite che ci riportano ai tempi di “The Lamb Lies Down on Broadway”. Belli anche i fraseggi di chitarra che, a metà del brano, danno un senso di varietà musicale di ampio respiro. Una bellissima introduzione di pianoforte (tra i Queen e gli ELP) ci trasporta in magiche atmosfere dove tastiere spaziali sembrano portarci in lontani mondi progressivi ma che devono anche al Mike Oldfield più sperimentale. Seguono delle belle chitarre che ricordano la colonna sonora del film “Non ho sonno”. Song caratterizzata anche da cambi di tempo che possiedono il grande pregio di variazione delle atmosfere musicali. ‘In The Dark‘ è decisamente un grande brano!
Dopo la breve ‘Revelation‘ la progressiva ‘The First time I saw the light‘. Brano che possiede il fascino delle grandi band anni 80 (Pendragon e Marillion) e ricco di ariose melodie che vengono accompagnate da dolci linee vocali, da epiche tastiere e da assoli di chitarra che ricordano i grandi chitarristi del genere. ‘DDDD‘ è una composizione scoppiettante dove oscurità e prog rock si uniscono a braccetto creando ottime atmosfere da colonna sonora. Note di pianoforte e musica sperimentale introducono riff di chitarra che ricordano i grandi Atomic Rooster di “Death Walks Behind You”. Dopo la breve ma intensa ‘A Story- Lost in my chemistry‘ la malinconica e blueseggiante ‘A Story-Prisoner‘ dove emergono magnifiche influenze che devono molto al grande Gary Moore ma anche al sound dei mitici Camel di Andy Latimer. Sotto i bei fraseggi delle chitarre sono presenti magnifiche tastiere che creano ispiratissime atmosfere che permettono al singer di esprimersi con grande carica e fantasia. Notevole l’assolo di chitarra che ricorda veramente i grandi chitarristi del passato. Un brano decisamente completo e che possiede una grandissima varietà musicale. Le melodie create sono notevoli! Veramente un gran brano!
‘Kites‘ è un altro ottimo brano che ricalca molto il miglior rock anni 80 e il sound, per alcuni versi, ricorda quello degli IQ e, in alcuni momenti, anche David Bowie. Song molto varia e dotata di grande fascino.
‘Urgency‘ , breve brano strumentale di chitarra classica, sembra ricalcare lo stile della magnifica ‘Horizon‘ dei Genesis e ci porta alla conclusione con ‘The Prop‘. Brano molto interessante perché contiene elementi musicali che si rifanno alla world music e al migliore prog rock.. L’ottimo lavoro della sezione ritmica permette alle tastiere d’intervenire magnificamente. Emergono anche elementi di puro rock che permettono di sviluppare trame abbastanza oscure e che si uniscono, in maniera unitaria, alle atmosfere più rarefatte, melodiche e classiche. I finali arpeggi di chitarra, con grazia e delicatezza, concludono un disco di ottima fattura, di altissimo livello e che, grazie anche alla qualità del concept e delle liriche, susciterà grande interesse agli amanti del rock progressivo e delle colonne sonore cinematografiche italiane.
Domenico Stargazer
Tracklist:
- Ouverture.
- Quarto – Statis
- Quarto-Crisis
- Quarto-Safe place.
- The Institute Of Mental Health, burning
- In The Dark
- Revelation.
- The First Time I Saw The Light
- DDDDD.
- A Story -Lost in my chemistry
- A Story-Prisoner
- Man Of Air And The Prey
- Kites
- Urgency
- The Prop
- Anno: 2025
- Etichetta: Nadir Music
- Genere: Progressive rock
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