“In a world full of nails I have got nothing but my hands” è il secondo album per i milanesi Lacittàdolente che segue il debutto del 2020 (‘Salespeople’).
La band è un duo composto da Federico Golob (chitarra, basso, voce) e Guido Natale (batteria) per spingere maggiormente sul focus compositivo; un mathcore muscolare e nevrotico con picchi ferali e funesti che soddisfano i palati più sopraffini.
I titoli dei brani sono dei veri e propri manifesti del disagio contemporaneo che si sviluppano su un filo comune in cui la tensione emotiva rimane elevatissima e costante nei suoi 33 minuti di durata.
La scelta sonora del downtune è tutt’altro che estetica ma carica la profondità timbrica e l’impatto sonoro che in alcuni momenti è così deflagrante da lasciarci disorientati. La produzione sonora è volutamente clinica e nitida, ben fatta ma arriva a contenere forse eccessivamente le dinamiche assolute, una peculiarità degli studio project.
Dopo l’introduzione, la travolgente “Crushed under the ho(a)rd(e) / in the rarified air” chiarisce immediatamente le intenzioni dl Lacittàdolente, un assalto nevrotico e virulento, burbero e cervellotico che risulta ancora più asfissiante di quanto proposto nell’album d’esordio.
“(all they want is) A clear conscience and a fat paycheck” esplicitamente politicizzata tra il compromesso morale ed economicoo; questo brano rappresenta uno dei picchi aggressivi dell’album, dove la violenza sonora si mette al servizio del messaggio ideologico.
Su “A lever fiddled with, weightless (Venal II)” la band stessa dichiara che il brano funge da ‘addio alla vecchia formazione’, contenendo un riff ripreso da una canzone precedente mentre abbraccia ‘nuove forme di repressione’. Nonostante la consapevolezza concettuale questo testimonia alcune lacune di freschezza creativa.
“(It’s) clearance season”, brano più composto e misurato che equipara il linguaggio commerciale alla caducità dell’esistenza; acuto e pungente mantiene ugualmente la tensione artistica altissima. “As my nails on this coffin leave no trace”, aricolata e ricca di soluzioni interessanti come se correlasse il camaleontico frattale ritmico con lo sforzo vano di prodigarsi in un universo che tende a cancellare l’identità; un vero assalto dissonante e tortuoso che manifesta in maniera più personale il messaggio di Lacittàdolente. Anche la successiva “Neon death (Forever on the payroll)” stavolta più legata all’alienazione e alla schiavitù salariale imposta del capitalismo, mostra le prerogative stilistiche del duo. Il messaggio nichilista, l’attitudine e lo stile autoctono finiscono per relegare il progetto Lacittàdolente ad una nicchia che si chiude su se stessa. “With sinews ripped” è uno dei brani che, oltre a mantenere la tensione altissima sbraitando violenza viscerale, mantiene il focus sull’arrangiamento che risulta più accessibile e di conseguenza più longeva nell’ascolto.
Quando la furia incontrollata arriva a far schiumare la bocca (“Foaming at the mouth,”) si raggiunge il culmine emozionale dell’album. Anche la progressione vocale di Golob nel suo caos tortuoso risulta più intellegibile ed efficace. Il proclama conclusivo “I have got nothing but my hands” fatto di campionamenti e di un ronzio crescente, decreta l’impotenza rifiutando una soluzione consolatoria.
In conclusione “In a world full of nails I have got nothing but my hands” è un album intenso e coerente alla progettualità di Lacittàdolente, spesso auto-limitato dalla progettualità stessa. Una release dalle forti ambizioni ideologiche forse più grandi della prova musicale realizzata.
Four Arms
Tracklist:
- In a world full of nails
- Crushed under the ho(a)rd(e) / in the rarified air
- (all they want is) A clear conscience and a fat paycheck
- A lever fiddled with, weightless (Venal II)
- (It’s) clearance season
- As my nails on this coffin leave no trace
- Neon death (Forever on the payroll)
- With sinews ripped
- Foaming at the mouth,
- I have got nothing but my hands
- Anno: 2025
- Genere: Mathcore, Hardcore
- Label: Toten Schwan Records
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