Sullo storico (e unico) album del 1972 campeggiava l’iconica dicitura “Raccomandata Ricevuta Ritorno”, ma anche se il nome, in occasione della ripresa dell’attività musicale una quindicina di anni fa, ha subito qualche leggero ritocco, è sempre la stentorea e carismatica voce di Luciano Regoli a conferire identità inconfondibile a questo progetto.
È vero, ho approcciato con scetticismo questo ritorno, pensando di trovarmi di fronte un polveroso revival autocelebrativo per stempiati e incanutiti nostalgici sovrappeso, ed è stato quindi con amplificato stupore e apprezzamento che ho scoperto un disco bellissimo, con delle cose da dire e con tutta l’esperienza per poterlo fare al meglio.
Abbandonati i barocchismi e i vezzi jazzistici dell’esordio, questo nuovo “In Fuga” esplode con la dirompete “Incubo”, il cui tiro prog Metal è da attribuire in buona parte al turnista di lusso Fabio Alessandrini alla batteria. Il brano ha una struttura semplice e vincente, che dipana una continua tensione attraverso melodie forti, cavalcate alla grande dall’interpretazione istrionica di Regoli. Il tiro e l’enfasi interpretativa non possono lasciare indifferenti e la canzone vi si ficcherà nel cervello fin dal primo ascolto. Anche il testo, che con la sua onirica originalità disturbante, mi ha ricordato l’imbarazzante disagio che un maestro come Ivan Graziani sapeva beffardamente innescare in ogni composizione, contribuisce all’efficacia di questa ottima apertura.
La narrazione si fa più rarefatta e meno concitata nella cinematografica “Mary Reilly”, che lascia largo spazio a pregevolissimi assoli, rispettivamente di violino, chitarra elettrica e (presumo) sax. Ancora composizione, arrangiamenti, interpretazione e performance strumentali di alto livello, con un affiatato gruppo di amici e compagni di viaggio che includono il batterista Walter Martino (Goblin), Nanni Civitenga (già RRR) e il celebre Claudio Simonetti. La parte del brano che ho preferito è stata comunque la coda in stile Uriah Heep, con vocalizzi e organo.
Dinamica in crescendo per “Sognando”, che si gonfia strofa dopo strofa rendendo digeribili le altrimenti stucchevoli rime baciate grazie ad una coerente consapevolezza autoironica (“Ahi ahi ahi ahi!”) nell’interpretare il protagonista del soliloquio. Ognuno dei sei brani presenti ha un’identità netta e immediata, a conferma di un’urgenza creativa ancora accesa, che ha molto da insegnare a musicisti più giovani, che così spesso si accontentano di una rassicurante mediocrità. E in questa composizione, che chiude il lato A, ci troviamo ad assaporare, sul finale, quel gusto un po’ dolciastro e squallidamente (ma irresistibilmente) anni ottanta di sintetizzatori e percussioni che corona perfettamente quella sensazione da domenica pomeriggio triste e sprecata, evocatami dal brano.
Un vocalizzo su un tema melodico che abbiamo già sentito da qualche parte (io lo collego, tra gli altri, ad “Astronomica” dei Crimson Glory) contribuisce all’atmosfera da soffocante notte africana indotta dal ritmo ipnotico dei tamburi, introducendoci in quella che sembra una tenda sudatoria (che caldo!). Grande efficacia evocativa, con immagini che si stagliano con facilità davanti ai nostri occhi, come a confermare l’abilità di Luciano Regoli anche come pittore e artista figurativo (suoi i pregevolissimi dipinti nelle grafiche degli album). Ancora un assolo di violino, condiviso dalla chitarra, ad impreziosire un’architettura ritmica di grande classe che ci accompagna dolcemente verso il finale del pezzo.
La traccia più “progressive” del lotto è la lunga “Ancora L’Ombra”, che sia come progressioni armoniche, sia come strumentazione (fiati e organo, ad esempio), sia come metriche, strizza l’occhio alla stagione d’oro del prog italiano. L’andamento è epicheggiante e narrativo (un po’ alla “Come Away Melinda”), venato di assoli chitarristici intensi e spinto da una batteria veramente magistrale. Dopo l’intermezzo recitato abbiamo il cuore melodico e strumentale della suite, con una ricca sezione di assoli e fughe che appagherà un po’ tutti.
La conclusiva “Sandrina”, un piccolo gioiello in presa diretta per sola chitarra e voce, è un delizioso quadretto saltellante, un acquerello, direi, che tratteggia con rapida destrezza una passeggiata dopo la pioggia, in compagnia di quella che mi piace immaginare una gatta o forse una cagnolina.
Un disco dalla vitalità sorprendente, pieno di musica palpitante, appassionata ricca di emozione e di senso. Che bello!
Marcello M
Tracklist:
- Incubo
- Mary Reilly
- Sognando
- Nubiano
- Ancora L’Ombra
- Sandrina
- Anno: 2025
- Etichetta: AMS Records
- Genere: Heavy Prog Rock
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