Nati come duo nel 2023, i Veil Lifter proseguono oggi come progetto gestito dal solo A.C. (NecroDD) anche se non è ben chiaro dai crediti disponibili se, nell’EP che mi appresto ad analizzare, voci e chitarre siano state in realtà registrate da G.C.
Al netto della “Intro”, una breve composizione pianistica di stile direi “romantico”, ci troviamo di fronte a quattro composizioni di durata importante, che vanno dagli oltre sei minuti e mezzo ai quasi nove minuti.
Con “Votive Candles” si delineano già con chiarezza i tratti distintivi di questo progetto che affronta il tema “black metal” con un approccio non convenzionale. Non che si tratti di alcunchè di sperimentale, sia chiaro, tuttavia l’approccio risulta piuttosto intrigante per la dicotomia evidente tra le chitarre impegnate a sviluppare articolati florilegi a note, poggiandosi su giri di accordi solenni ed epici, e un approccio al drumming estremamente asciutto, che guarda al raw black/war black più aggressivo e minimalista. Un’aura viking permea il lavoro delle chitarre, rimandando al punto di svolta dei Bathory che fu “Blood Fire Death”. Le vocals risultano rauche e gravi, ben lontante dallo scream lancinante e teatrale che si associa (mediamente) al black metal. Ulteriori gradi di contaminazione vengono introdotti nei rallentamenti che spezzano la furiosa cavalcata in blast che è il nerbo ritmico del pezzo. Rallentamenti che segnano la netta cesura verso la seconda sezione del pezzo, virata su una rilettura a due voci del giro armonico che sosteneva nella prima parte del brano il riffing a note. Interessante il gioco di armonizzazione ben riuscito tra lo strumming che replica il giro di accordi iniziale e il controcanto in tremolo picking. Altrettanto interessanti risultano gli arrangiamenti delle sezioni rallentate in cui un certo sapore folkeggiante a la Primordial incontra atmosfere che ricordano i Pink Floyd meno lisergici, strizzando l’occhio con l’inserimento oculato dei sinth all’occult metal. Il drumming dal canto suo asseconda con efficacia gli arrangiamenti spostandosi su low tempo marziali e tappeti di doppia cassa cadenzata. La terza sezione, come da canone black metal, riprende in velocità con un assalto finale declinato da un più articolato giro di accordi in strumming e un blast rapidissimo.
“Crumpled Sleeve” conferma l’approccio eclettico al riffing dei Veil Lifter: il riff d’apertura ha il piglio dell’hardcore dei Dead Kennedys ma l’ingresso dei sinth settati su organo da chiesa regalano un sapore occult rock settantiano, in particolare per quelle punteggiature che segnano la chiusura di ogni giro di chitarra. Punteggiature che quasi quasi mi ricordano i Doors. Sorprendente ma estremamente consequenziale e godibile lo scivolamento verso un doom sabbatiano che articola la composizione in contrappunto con le sezioni up tempo “occult/punk”. è intrigante vedere come in una struttura di songwriting piuttosto elementare i Veil Lifter riescano a generare un continuo interesse nell’ascolto: dopo una doppia ripetizione dello schema A/B (occult punk/ doom sabbatiano) un ulteriore rarefazione ai limiti della dark wave ci consegna ad una sezione up tempo dalla chiara matrice hardcore. Con questo brano i Veil Lifter sembrano riavvolgere la linea temporale, tornando a quella fase in cui metal e HC cominciarono a scambiarsi occhiate di intesa, pronti a definire qualcosa di nuovo. La contaminazione con l’occult rock qui sembra individuare una diversa linea di sviluppo, in grado di regalare un sapore inedito.
Il sentore di Black Sabbath si fa più intenso in “Psalm X”, con tanto di trillo in chiusura di riff. Ma è solo un assaggio che verrà ripreso e sviluppato compiutamente nella sezione centrale: il main riff è un curioso connubio up tempo di tremolo picking “lento” e giro di chitarra HC, con i classici stop and go che incrementano il senso di urgenza. Solo che i Veil Lifter li utilizzano per anticipare il prossimo ingrediente: un accordo di organo e una discesa solistica di chitarra in bilico tra heavy classico e melodic black. Accenni sabbatiani e occult rock si fondono per concretizzare la sezione centrale che si pone come cesura tra l’impeto HC della prima parte della traccia e un nuovo scenario. Schema compositivo già apprezzato nella traccia precedente e qui approfondito. La chitarra rimane sola a delineare un tema a note che diviene l’ossatura di una sfuriata in up tempo sorretta da un incalzante skunk beat ed un giro di accordi in strumming che trova il suo controcanto in tremolo picking. Si approda infine alla conclusione riprendendo i temi di apertura, sviluppando in particolare con notevole enfasi le suggestioni sabbatiane.
“Nocturnal Werewolf Mysticism” attesta ulteriormente la capacità dei Veil Lifter di coniugare senza soluzione di continuità e senza fratture stilistiche apparenti un heavy metal primordiale ad un riffing di ispirazione blackened death ad un’impronta slayeriana era “Show No Mercy”, senza tralasciare le “punteggiature” di organo che regalano una punta di occult metal. La struttura compositiva si gioca sull’alternanza dei diversi registri contrapponendo il piglio speed/thrash degli Slayer prima maniera a sezioni di autentico raw/fast black che, tuttavia, godono di un deciso gusto melodico nel riffing di chitarra. Replicando la soluzione vista nella traccia precedente, il terzo conclusivo della traccia trova il suo sviluppo in un mid tempo sorretto da trame di chitarra epiche e solenni, pronto a virare su efficaci lidi doomeggianti che dimostrano che a volte basta un rintocco di campana nel punto giusto per colorare l’atmosfera di una composizione.
Giustamente posta in chiusura, questa traccia riepiloga e mette in massima luce i tratti distintivi dell’ispirazione musicale dei Veil Lifter che si dimostrano essere capaci di interpretare le istanze del black metal in maniera del tutto originale e personale.
Etichetta peraltro che, a mio parere, sta piuttosto stretta a questo tipo di proposta musicale che mi sembra piuttosto riprendere un percorso dark/horror metal dalla grana settantiana.
Un gusto “retrò”, pienamente incarnato dall’artwork, che non ha nulla di polveroso ma, al contrario, fa brillare questa proposta di una luce e di un’energia particolare.
Samaang Ruinees
Tracklist:
- Intro
- Votive Candlees
- Crumpled Sleeve
- Psalm X
- Nocturnal Werewolf Mysticism
- Anno: 2025
- Genere: black metal
- Etichetta: Autoprodotto
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