Gli Abeyance sono un gruppo serio: per loro la musica e la scrittura sono una necessità esplorativa, sia verso l’interno, la conoscenza di sé stessi come parte del tutto, sia come conseguente inevitabile proiezione comunicativa verso l’esterno. Ce ne rendiamo subito conto dando anche solo una superficiale scorsa a titoli e testi, notando paroloni e architetture sintattiche che non sembrano buttate lì come elementi scenografici, ma blocchi architettonici strutturali per dare forma al proprio racconto. Musicalmente abbiamo, a specchio,  un fenomeno del tutto analogo, con un vorticare di fraseggi e ritmi che fa tracimare il proprio death Metal melodico in un contesto di extreme prog, a tratti realmente entusiasmante.

Certo, è doveroso premettere che, senza il cosiddetto “Göteborg Sound”, gli Abeyance probabilmente non esisterebbero (non in questa forma, per lo meno) e che i nostri cinque amici lombardi pescano a piene mani nel repertorio di riff, melodie, idee e forme scaturite dai primi dischi di Dark Tranquillity, In Flames, At The Gates e compagnia. Se quello degli Abeyance è quindi un nuoto sì virtuosistico, ma all’interno di una piscina piuttosto piccola, che non concede (quasi) nessun brivido di oceanica imprevedibilità, va anche detto che, come mi insegnarono in Accademia, non è la cornice a porre limiti al quadro: proviamo dunque a vedere come è stata dipinta questa “Madonna con bambino”!

L’album viene battezzato con un’unzione sacra, un gesto di espiazione, “Atonement”, che trascende la mera intro strumentale, condensando in un minuto e mezzo una composizione ricca e strutturata, che si stratifica epicamente senza dover ricorrere alle stucchevoli orchestrazioni simulate, ma che che si sgonfia in un fade out sull’ultimo colpo che, anziché fare da trampolino di lancio, costringe “Orchards Of Slumber” ad aprirsi la strada in autonomia sfoggiando un gagliardo riff scippato in qualche vicolo del capoluogo della contea di Västra Götaland, procedendo su strofe trillate fino al ritornello allargato su melodie malinconiche, come da procedura. C’è anche l’inserimento di un riff saltellante che imprime dinamismo ritmico alla batteria del chirurgico Giacomo Boffi.  Il brano sfuma sciogliendosi in una coda strumentale acustica fatta di arpeggi di chitarra e uno strumento solista ad arco dal timbro grave e pensieroso, che sentiremo ritornare in diversi momenti analoghi nel corso di queste crociate interiori.

Immagino ognuno di noi, dopo il riff di apertura di “This Strike Is Mine” si sia immaginato un redivivo Tompa Lindberg gridare “Go!”, ma saranno i tormentati versi di Jacopo Marinelli a raccontarci strofe di angosciosa battaglia interiore.

Dal brano che porta il nome della band stessa ci aspettiamo un livello di intensità ancora superiore ed è quindi con piacere che ne constatiamo subito un’identità ritmica e melodica che si discosta leggermente rispetto ai modelli originari, soprattutto in occasione delle sezioni soliste. Quello che invece continua a convincere meno è il reparto vocale: non che i growl strascinati di Jacopo non siano ben interpretati, eseguiti o sentiti, ma l’impressione è che ci sia una tale concentrazione sul testo scritto da trascurare il suo inserimento nel contesto musicale, consegnandoci una uniformità di flusso e dinamica che, alla lunga, appiattisce l’intensità e smorza l’impatto, sonoro ed emotivo.

Queste osservazioni critiche non vogliono in alcun modo sminuire quanto di eccellente i ragazzi hanno confezionato, forti dell’esperienza di Tommy Talamanca dei Sadist, presso i Nadir Studio di Genova: un disco denso, barocco, un panettone tempestato di uvette e canditi, ricco di buon burro, uova e ingredienti di qualità. Ecco, magari dopo qualche fetta ci verrà voglia di fare una piccola pausa e sgranocchiare una mela…

Una mano ce la dà la scaletta del disco, proponendo una composizione più cadenzata e terzinata, che sembra riprendere nelle intenzioni le atmosfere folkeggianti di quei brani dei Dark Tranquillity che ci sembravano sufficientemente accessibili da poter essere inseriti nella compilation (su cassetta) da fare ascoltare ad un’”amica speciale”. Ma, come Leopardi insegna, ammorbare le tizie con i nostri strazi esistenziali farà anche figo, ma difficilmente porterà ai risultati desiderati.

Il brano che forse mi è piaciuto di più è “The Unending Crusade”, ben caratterizzata ritmicamente e sapientemente bilanciata tra fruibilità e complessità, tra dinamiche in saliscendi a cui si aggiunge una dose extra di sentimento in occasione del lancinante assolo che segue l’intermezzo acustico. Bellissimo anche il finalino.

Una ritmica dall’approccio quasi piratesco ci guida all’arrembaggio con “Knots Of Sand, Winters Of Fire”, allargando il ventaglio di sonorità e aggiungendo colori alla tavolozza, in un tripudio di svolazzi e follie che finalmente accendono gli entusiasmi, scarrozzandoci in montagne russe sonore che ci fanno gridare: “Ancora!

Fractal Glades Of Grief” prosegue questa ondata positiva, rinverdendo un’estro melodico che nella prima parte dell’album sembrava sopito, costretto in stilemi formali codificati, ma che ora sembra libero di esprimersi, senza vergognarsi della propria diversità. Ancora una volta sono gli assoli ad aprire squarci di luce e verità nelle composizioni, restituendo gioia e fiducia  non solo a noi che ascoltiamo, ma (possibile?) alla band stessa. Anche in “Innerdread” si sente palpitare questa consapevolezza e la sensazione che ho è che le canzoni siano state messe in scaletta in ordine di composizione, come a testimoniare una crescita nella capacità di visione, di riconoscersi come band, di accettarsi come individui. Ed è così che concludiamo, giustamente, con “Burning In The Flames Of Self”, il brano più lungo del disco, un vero riassunto/manifesto degli Abeyance, rinati nelle stesse proprie fiamme.

Un disco impegnativo e complesso, generoso con l’ascoltatore ma anche molto esigente che, come ogni buon testo ermetico, racchiude il fiore dei propri insegnamenti solo nella seconda parte, dopo aver scremato (e stremato) l’ascoltatore occasionale.

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Atonement
  2. Orchards Of Slumber
  3. This Strife Of Mine
  4. Abeyance
  5. Comforting Illusions
  6. The Unending Crusade
  7. Knots Of Sand, Winters Of Fire
  8. Fractal Glades Of Grief
  9. Innerdread
  10. Burning In The Flames Of Self

 

  • Anno: 2025
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: Melodic death Metal

 

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