Ho avuto occasione di confrontarmi con Maurilio Rossi, mente (e braccia) dei GOAD, in occasione del precedente album “Titania”, scoprendo un musicista raffinato, intelligente e sensibile, appassionatamente dedito ad una sorta di “art rock” sospeso al di fuori del tempo che mette insieme la passione per la poesia (per lo più ottocentesca e angloamericana) e il prog, inteso non come stantio tributo formale a se stesso, ma come contenitore musicale aperto e libero. E proprio questa libertà, dalle mode, dalle forme, dagli standard, è l’elemento che meglio identifica la produzione discografica dei GOAD: nati come band nella prima metà degli anni settanta, in questi ultimi capitoli possiamo considerarli come un progetto solista del Signor Rossi, ma allargato e corale, in cui vecchi amici, colleghi e parenti, prestano il proprio talento a seconda delle necessità espressive del direttore musicale, generando sovrapposizioni e velature stratificate che rendono più affascinante il dipinto.

Questo nuovo “Dusketha” si presenta come un doppio album della durata di quasi due ore che, se affrontato in un unico boccone, potrebbe risultare un tantino difficile da masticare e mandare giù: ci troveremo la bocca saturate e impastata da un gusto morbido, niente affatto sgradevole, con sentori di ricette che abbiamo assaggiato da bambini eppure una sensazione di inafferrabilità, come se ci sfuggisse il nome dell’ingrediente, mentre dolce e salato si mescolano e confondono.

Le composizioni variano parecchio in termini di durata (si vada minuto di chitarra classica di “Foxsteps On My Nylon Guitar” ai tredici della prolissa e ipnotica “Stop And Consider Life Is But A Day”) ma, pur spaziando nelle orchestrazioni e nelle strumentazioni, mantengono un’atmosfera coerente, narrativa, teatrale e crepuscolare, tra libertà jazz e elettropop d’autore. Come ho già scritto in occasione del disco precedente, il modo di comporre e interpretare le linee vocali di Maurilio è lontano dalle classiche melodie di immediata presa e ricorda più un recitativo cantato, dove l’interpretazione del verso è preponderante rispetto alla melodia stessa, che sembra dissolversi nella scioltezza aeriforme dell’improvvisazione. Non troverete in queste diciotto tracce nessuna “canzone” vera e propria, ma acquerelli, schizzi, fondali teatrali, scenografie, in un gioco di luci che illumina l’attore solista che declama i suoi versi. Nel farlo, vi farà tornare alle orecchie illustri predecessori, come Peter Gabriel, David Bowie o Peter Hamill, ma in una versione spogliata della grandeur epica, più raccolta e intima. Personalmente ho avuto la sensazione di assistere ad uno spettacolo teatrale d’avanguardia (di qualche decennio fa…) nel seguire le scene di questa narrazione. Tra batterie acustiche ed elettroniche, tastiere di svariata natura, chitarre fraseggianti e arpeggianti, fiati assortiti e sapori vintage, la protagonista è sempre la voce di Maurilio Rossi, acuta, irriverente, appassionata, gentile.

Mi fa molto piacere che musicisti con oltre mezzo secolo di esperienza continuino a sentire l’esigenza di produrre, nonostante tutto e tutti, trovando etichette disponibili e proponendo qualcosa di così diverso e lontano da ciò che è diventata la musica oggi, in un inseguimento di sonorità analogiche “di un tempo che fu” che ha il sapore malinconico e romantico di una lotta contro i mulini a vento.

Dusketha” non è un disco per tutti, credo ci vogliano gli “enzimi generazionali” giusti per digerirlo e assimilarlo, ma che ne direste di tentare un assaggio?

 

Marcello M

 

Tracklist:

– Disc 1

1. Yes It Was Love (Message From A Cathedral)

2. One Of These Days (Is There Still Day)

3. Alone Man In Empty Room

4. Poor Skull (Reverend Brothers)

5. Daisy’ Rock

6. To An After Time My Harmonies

7. And Still We’ll Dance Into The Light Of Heaven

8. My Feet In The Breaking Wave Sundown

9. Give It Not A Tear

– Disc 2

1. Stop And Consider Life Is But A Day

2. While I Kiss To The Melody (Night Sleepy Eyes)

3. Hush My Love (Lullaby For A Woman)

4. The Speed Of My Nightmares

5. Let Out Song

6. Finally Remembering I’m Dead

7. Garden With Spectral Gleams

8. Foxsteps On My Nylon Guitar

9. The Woodkeeper, A Collar Of Red (bonus track)

 

  • Anno: 2025
  • Etichetta: My Kingdom Music
  • Genere: Art rock

 

Link:

Facebook

YouTube

Spotify

Autore

Vecchia versione del sito (archiviata)