Season Of The Dead è un progetto internazionale che vede coinvolti niente meno che Titta Tani (Necrophagia, Goblin…), Giacomo Anselmi (anche lui arruolato nella grande famiglia dei Goblin) e il boss dell’etichetta stessa, Enrico Giannone, più una serie di ospiti quali John McEntee e Chuck Sherwood degli Incantation, il bassista Dave Neabore (Dog Eat Dog) e il cantante dei Fulci.
E proprio il relativo successo di questi ultimi, caratterizzati dalla fusione del death Metal con il cinema horror italiano, sembra aver convinto ad investire in questo disco che pare fatto apposta per solleticare le nostalgie del proprio pubblico di riferimento. Non è un caso infatti che i momenti migliori di questo “Zombie Chronicles Vol. 1” siano proprio quelli che ci rimandano immediatamente a qualcosa che abbiamo già, in forma assai simile, sentito in passato, ad opera di chi, quell’immaginario fatto di inquietante tensione e misteriosa paura, lo ha inventato in prima battuta.
Se “Intro Necromancy”, accompagnata da immagini inquietanti, negli anni settanta avrebbe potuto mettere i brividi, sentita ora risulta una trita e stanca introduzione fatta di tastiere lugubri, timpani e rantoli assortiti, che lascia, sinceramente, piuttosto indifferenti, concludendosi mestamente in fade out, senza aver raggiunto un apice. Il primo brano vero e proprio è “Then Well Rise” che fa esplicito riferimento a “Day Of The Dead“ di Romero proponendosi come un death Metal piacevolmente accessibile, innervato di tastiere, con un bel tema melodico di chitarra che richiama il classico sound di King Diamond. Finale rallentato ed epico, in cui buona parte della suggestione è affidata all’inserimento di clip sonore del film. Tastiere da b-movie e voce parlata introducono “Voodoo Ritual”, dal coinvolgente riff groove che vi farà ballicchiare goffamente come morti redivivi accompagnati dalla rassicurante voce marcia di McEntee, per un altro brano gradevole e indolore. Dopo un inizio così amichevole con l’ascoltatore, rimaniamo colpiti dall’asperità di “Events Of The Flesh”, che vede all’opera la “mark II”, con Fiore Stravino alla voce e Neabore al basso, in una composizione che alterna sparate forsennate a funerei rallentamenti che aggiunge una nuova paletta di colori marcescenti alla tavolozza del gruppo. Anche “Open The Gates” si gioca su un’alternanza tra riff smargiassi e americaneggiantemente cafoni e aperture rallentate spalmate di tastiere, intrattenendo l’ascoltatore senza annoiarlo, ma anche senza lasciargli nulla di memorabile. Si ricorre ancora agli effetti sonori dei film per dare carisma alle composizioni, anche se “The Other Side”, col suo arpeggiare di organo che sembra suonato da Mr. Petersen in persona, si fa riconoscere immediatamente nella sua sfacciata identità derivativa, candidandosi a brano migliore del disco grazie proprio grazie alle sezioni più originali della canzone. Un altro riff piacione e saltellante viene proposto su “Burning Moon Sickness”, che sembra voler scuotere la carogna dei Carcass per farne uscire qualche miasma familiare e farlo aleggiare su una composizione cadenzata e suggestiva, con le chitarre protagoniste di un bellissimo lamento armonizzato.
Chiude questa mezz’oretta abbondante “Bloodfreak”, che ripropone un’ennesima versione di quanto ascoltato finora, ovvero un horror Metal orecchiabile e accattivante che sembra voler fare troppo affidamento a orpelli decorativi quando potrebbe invece avere tutti i numeri per far stare in piedi delle buone canzoni. A me è sembrato un po’ poco, un’occasione parzialmente mancata, ma se, come immagino, siete più appassionati di me di un certo immaginario culturale, in questo disco troverete carne (marcia) per i vostri denti.
Marcello M
Tracklist:
- Necromancy
- Then We’ll Rise
- Voodoo Ritual
- Events Of The Flesh
- Open The Gates
- The Other Side
- Burning Moon Sickness
- Bloodfreak
- Anno: 2025
- Etichetta: Time To Kill Records
- Genere: cinematic horror death Metal
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