Se siete avvezzi a frequentare festival più o meno celtici, pub con vistose insegne della Guinness, feste di San Patrizio ed altri analoghi raduni di ubriaconi ballerecci, probabilmente vi sarete imbattuti anche nella nutrita ciurma degli Zeckyboys, un equipaggio di sette loschi individui così bizzarramente assortiti da far pensare ad una coscrizione forzata. Il look variegato di questi animatori di folle, che va dal kilt al completo elegante, dal punk-chic al rocker generalista, si rispecchia anche in una proposta musicale più eterogenea di quanto immaginassi. Se è vero infatti che i nostri simpatici professionisti delle balere alcoliche si guardano bene dall’uscire dagli stretti binari che assicurano loro di trovare ingaggi, confermando tutti i luoghi comuni estetici, tematici e musicali del Celtic Punk “da festival”, devo riconoscere che, all’interno di questa piccola nicchia, ne esplorano tutte le diverse sfumature. Mi ha infatti colpito l’incedere epico e quasi cupo dell’iniziale “Out Of The Bog”, dotata di una tensione drammatica che mi ha stupito per la sua intensità, soprattutto se paragonata alle classiche drinking song di repertorio con le quali gli Zeckyboys infiammano i palchi e le platee (già belle carburate…) durante gli spettacoli dal vivo. Il sound heavy e gli sguaiati cori pirateschi avvicinano il gruppo a certe frange Metal dalle tematiche sovrapponibili, ma gli strumenti acustici restano i protagoinsti, soprattutto nella riproposizione di brani tradizionali, come “Sì Bheag Sì Mohr”, “Spancil Hill” o “The Drunken Sailor”, in cui violino, bouzouki, organetto e fisarmonica si fanno sentire tra i chitarroni heavypunk e una batteria dai suoni moderni.

Il fatto che il cantante principale abbia evidenti carenze in termini di intonazione, dizione e pronuncia, la dice lunga su come sia in grado di sfoderare ben altri talenti da intrattenitore e gran cerimoniere in occasione dei concerti. Non mi stupisce infatti il successo che questi ragazzi riscuotono, dimostrando una sintonia col proprio pubblico e mettendosi al servizio di chi, in fin dei conti, è lì per ballare e divertirsi senza pensarci troppo su, in un rito collettivo in cui non c’è spazio per le velleità individualistiche. E così si passa da invettive sociali come “Disobey” e la tiratissima ”One Helluva Bastard” a strumentali come “Folk Voltage” o “David Has A Squeeze Box – Chapter I”, tra atmosfere da canti marinareschi, banconi solcati dai bicchieri, sudore e pavimenti scivolosi.

Anche se il disco scorre veloce e privo di scossoni, saldamente ancorato ai propri stilemi, è dal vivo che vedrete esprimersi il vero potenziale degli Zeckyboys. Sláinte!

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Out Of The Bog
  2. Disobey
  3. As Thick As Pig Shit
  4. Sì Bheag Sì Mohr
  5. Spancil Hill
  6. Uisce Beatha
  7. The Drunken Sailor
  8. David Has A Squeeze Box – Chapter I
  9. David Has A Squeeze Box – Chapter II
  10. One Helluva Bastard
  11. Folk Voltage
  12. Scream Out

 

  • Anno: 2025
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: Irish Folk Punk

 

Link:

Linktree

FaceBook

Instagram

Youtube

Autore

Vecchia versione del sito (archiviata)