Non ho avuto il tempo di lamentarmi con il nostro eroico caporedattore per la mancanza di gruppi Heavy Metal da recensire (in questa webzine dedicata all’Heavy Metal!) che ecco arrivare alle mie orecchie questo EP che sembra un artefatto fuori dal tempo: cinque canzoni che, nel bene e nel male, paiono essere state registrate quarant’anni fa! Lo sappiamo che nelle città più piccole il tempo sembra scorrere più lentamente, ma in questo caso, in provincia di Perugia, si è realizzato un miracolo di sospensione temporale, si è aperto un varco e ne sono usciti questi sei ragazzi i cui riferimenti musicali sembrano essersi fermati agli anni ottanta. E non mi riferisco solo allo stile compositivo, ma anche all’approccio italicamente amatoriale tipico delle produzioni nostrane dell’epoca, alle scelte estetiche e a quelle tematiche. Ne è un esempio la copertina, che sfoggia il logo “compact disc digital audio” (questa nuova tecnologia di supporto audio che sembra proprio voler soppiantare il vinile e le musicassette…) come non ne ricordavo da decenni.
Ironia a parte, quando è partito il dischetto mi sono sentito rinato, completamente coinvolto nella sobriamente epica introduzione di “Dream Of A Fallen Hero”, così squisitamente NWOBHM da risultare quasi commovente. Quando poi entra la voce di Tiberio RedMagic, con quell’irreistibile melodia ascendente che profuma di King Diamond, la sensazione di aver attivato una macchina del tempo inizia a farsi contagiosa. Certo, la batteria di Mirco Righetti è brutalmente triggerata, l’intonazione vocale fluttuante e persino l’accordatura delle chitarre si rivelerà, nel corso del disco, un optional troppo lussuoso, ma i limiti della qualità di registrazione ci restituiscono, con una sincerità oramai perduta e dimenticata, tutto l’amore per un passato che ha lasciato il segno. Certo, il songwriting non fa gridare al miracolo e i passaggi migliori sono quelli che ci ricordano qualcosa che abbiamo già sentito da qualche altra parte, ma nei Median Noir trovo un’onestà e una genuinità che è del tutto assente in progetti nostalgico/revivalistici che potremmo rischiare di accostare a questi romantici outsider, probabilmente del tutto inconsapevoli della propria naïveté. Gli Iron Maiden sembrano spadroneggiare nelle playlist dei chitarristi Naz St-Cr e Giacomo Bianchi, come deduciamo anche da “Chains Of Addiction”, una canzone che immagino di poter interpretare come “contro la droga”. E, stando al nostro paradigma di slittamento temporale, credo proprio si tratti di eroina… Assoli gustosamente vintage, iniezioni mirate di doppia cassa e una melodia vocale un po’ troppo strascicata caratterizzano anche questo brano, in cui le tastiere di John Marsciali non sono che un sottilissimo velo appena percettibile.
La title track, nonostante le sbavature esecutive vocali e i suoni campionati che ammazzano l’impeto della batteria, ha un ritornello coinvolgente e ci fa fare una piacevole cavalcata.
La canzone più tirata è “Pleasure And Evil”, che se fosse uscita su un 45 giri nel 1980 in Inghilterra ora sarebbe ritenuta una gemma da collezione, un classico underground da citare insieme a Virtue, Paralex e Bleakhouse. C’è spazio anche per una power ballad che, inevitabilmente, risente di una visione del rapporto di coppia ancora non emancipatasi dallo spettro del patriarcato, ma per fortuna negli anni ottanta certe cose si potevano ancora dire. Accordare la chitarra, magari non avrebbe salvato la relazione, ma di sicuro avrebbe aiutato…
Io questo EP l’ho ascoltato volentieri, basta non cercare nei Median Noir riferimenti posteriori al 1986 e godersi lo slancio sincero di questi ragazzi nei confronti di un’epoca che, pur non avendo vissuto in prima persona, sono in grado di emulare in maniera quasi credibile.
Marcello M
Tracklist:
- Dream Of A Fallen Hero
- Chains Of Addiction
- King Of Your Kingdom
- Pleasure And Evil
- A New Way To Love
- Anno: 2025
- Etichetta: autoproduzione
- Genere: Heavy Metal
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