Potrei fare una recensione cortissima esclusivamente traducendo il titolo di questo secondo album dei cremonesi Goldusk: ‘quando il Metal prende forma’, tutto qua il senso del disco.
Dall’underground dell’underground spunta questo trio guidato dal bassista e cantante Larry Low insieme a Renz alla chitarra e Magher alla batteria che sembrano essere nati proprio per ricordarci da dove viene quell’acciaio che oggi chiamiamo Heavy Metal. La band compie un’operazione che riesce a essere contemporaneamente storiografica e profondamente viscerale. Il titolo stesso dell’album suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti, un manifesto che fotografa l’esatto momento storico e artistico in cui il metallo pesante ha iniziato a prendere una forma definita, attingendo a piene mani dal calderone ribollente della transizione tra i tardi anni ’70 e i primissimi anni ’80.
La vera forza di questo lavoro sta nel rifiuto di fossilizzarsi su un unico cliché o su un sottogenere specifico. Al contrario, il disco si sviluppa come un compendio enciclopedico suonato con cuore e sudore di tutte le correnti musicali che hanno forgiato il genere.
L’iniziale e celebrativa ‘Goldusk‘ è una cavalcata fiera e diretta che rimanda immediatamente alla New Wave of British Heavy Metal. Subito dopo la band dimostra di saper guardare ancora più indietro, alle origini dell’Hard Rock e del proto-metal: pezzi come ‘Tyrants Will Die‘ e la sorprendente ‘Holy Drinker‘ deviano verso le trame più cadenzate, oscure e psichedeliche tipiche del rock settantiano.
I Goldusk sanno anche premere sull’acceleratore senza troppi compromessi tirando fuori l’irruenza del Punk e delllo Speed Metal primordiale, come accade in ‘The Wraith‘.
Verso la fine di questo compendio Heavy il trio decide invece di evocare i fantasmi dell’Epic Metal americano con la maestosa ‘Knowledge Of Steel‘ che chiude il cerchio con un metallo barbarico e fiero.
Registrato ai Dorsale Studio l’album gode di una produzione volutamente essenziale che ne esalta l’attitudine sincera. Il suono è volutamente nudo e ruvido come un vecchio demo della prima ondata del metal italiano degli anni ’80 ed è proprio in questa mancanza di orpelli che risiede la magia del disco. Non mancano le digressioni acustiche e power-rock di ‘Sonia (The Red One)‘ o le venature Progressive della complessa ‘Rain‘ dimostrando che i Goldusk non dimenticano nulla del ‘nostro’ passato.
‘When Metal Takes Shape‘ non è un album che vuole rivoluzionare il genere ma vuole celebrarne la nascita con assoluta onestà intellettuale. I Goldusk suonano la musica con cui ‘siamo’ cresciuti e lo fanno con una spontaneità contagiosa, rendendo questo disco un ascolto obbligato per chiunque voglia riscoprire la purezza dell’acciaio quando era ancora incandescente e grezzo.
Filippo Marroni
Tracklist:
1. Goldusk
2. Tyrants Will Die
3. The Wrath
4. Holy Drinker
5. Sonia (The Red One)
6. Wild Ride
7. Rain
8. Knowledge Of Steel
- Anno: 2025
- Etichetta: Andromeda Relix
- Genere: Hard Rock/Heavy Metal
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