Ritorna il post-black metal atmosferico dei cesenati Sedna con l’album Sila Nuna per Dusktone.
Il sound si è evoluto nella direzione del tema artistico intrapreso che si allontana dalle tematiche più astronomiche e/o mitologiche in virtù di qualcosa più folcloristico, più “vicino” all’entità Sedna stessa. Una lunga gestazione e ad alcuni cambi di formazione che si sono ripercossi sulla composizione stessa di Sila Nuna che suona più conciso, tagliente e a suo modo violento dei predecessori.
Le strutture dei brani sono più brevi, 6 brani oltre a 4 interludi che non arrivano mai a superare i 10 minuti (nei 4 album precedenti solo 2 brani scendono sotto i 10 minuti); l’intensità e la profondità artistica invece rimane una costante di grande pregio per i Sedna.
L’album si apre con la graduale formazione del sound dei Sedna attraverso “Niruaq”. Da melodia ambientale e vocale che emerge sopra una ritmica profonda che contiene elemanti tribali ed echi sludge sprofondiamo letteralmente i quegli stati sonori che ci avviluppano nelle profondità dell’album.
“Torngarsuk”, protettore del regno degli spiriti nella mitologia inuit, comincia a ringhiare ferale ed abrasiva fino a divampare con il suo drumming primitivo, le linee vocali tracciano acride i groove devastanti intrise di gelida malinconia. “(Quimmuktuq I)” il primo interludio apre la strada ad “Amarok” (protettore del regno degli spiriti nella mitologia inuit) un brano diviso in 2 momenti, quello introduttivo più crepuscolare e megalitico con elementi sia ancestrali che epici, per poi lasciare spazio con una lead melodica ad una seconda parte più dissonante e arcana in cui i bassi ed i riverberi ritmici formano un crescendo emotivo che culmina sul finale. Dopo un altro interludio è la volta di “Tulugaq” (il dio Corvo, portatore di luce nella mitologia inuit) dalla sua architettura sonora ancora più stratificata dove ogni ingrediente va ad approfondire il sound; la componente Doom permane con dei bagliori melodici che infondono un carisma esuberante mentre le sporadiche connotazioni Sludge sono totalmente scomparse. “(Quimmuktuq III)” quasi completamente ascrivibile al brano successivo ci introduce appunto ad “Arnajuinnaq”. Arnajuinnaq è la dea del vento e del ghiaccio e viene raccontata con melodie eteree di straziante bellezza, sospesa tra il dualismo vocale di Alex Crisafulli ed Edoardo Martinelli ed il rapporto ancestrale tra cielo e terra (Sila Nuna).
Dopo l’ultimo interludio l’album si chiude con il brano “Sedna” la dea del mare oltre che moniker della band; un epilogo monumentale dove la carica emotiva straziante raggiunge il suo culmine. Con S.D.Ramirez di Psychonaut 4 e Agnese Alteri come voci aggiuntive si incrementano altri livelli ad un sound già stratificato e profondo come l’abisso mentre la sezione ritmica, in particolare il drumming di Rolando Giulio Ferro riesce a mantenere integra e fruibile l’eccentricità creativa dei Sedna.
Sila Nuna è complesso ed introspettivo, sia la mitologia inuit che i suoni ambientali non sono solamente “decorativi” ma si parla direttamente con lo spirito interiore; un costrutto imponente che colpisce gradualmente ad ogni ascolto.
Anche la produzione curata da Jack Shirley (Deafheaven) contribuisce al sound personale che risulta oscuro e risonante oltre che abrasivo ed affilato. Un album che rappresenta indubbiamente un apice della discografia dei Sedna, assolutamente consigliato.
FourArms
Tracklist:
- Niruaq
- Torngarsuk
- (Quimmuktuq I)
- Amarok
- (Quimmuktuq II)
- Tulugaq
- (Quimmuktuq III)
- Arnajuinnaq
- (Quimmuktuq IV)
- Sedna
- Anno: 2025
- Etichetta: Dusktone
- Genere: Post-Black, Black Metal
Links:
