Non mi sembra vero di recensire un disco Epic Metal! E non intendo quella roba infarcita di orchestrazioni pseudosinfoniche e le melodiette leziose, ma un disco di vero, bellicoso, asciutto e nerboruto metallo vecchio stile, bello pacchiano e spudorato, senza compromessi ed esplicito, come potrete intuire fin dall’immagine di copertina. L’etichetta tedesca Iron Shield ha creduto in questi torinesi in occasione del secondo album, che cerca di consolidare una posizione di difesa nella nicchia dei nostalgici più retrivi grazie a sette composizioni massicce e sfrontate, fortemente derivative rispetto ai modelli musicali che hanno fatto scuola negli anni ottanta.
Colpisce positivamente l’approccio vocale virile e intenso, seppure a volte enfaticamente grottesco, del chitarrista Massimo Ventura: concentrato principalmente in un range medio, senza disdegnare qualche gustoso strillo, guida i suoi guerrieri con cori da stadio che declama con grande trasporto, privilegiando impatto e interpretazione rispetto alla melodia, che spesso fatica a lasciare un segno indelebile.
L’iniziale “Knightmare” emerge dal clangore di un campo di battaglia con un impeto tracotante e convincente, tra Heavy Load e Manilla Road, riuscendo a restituirci il fuoco della battaglia, ma meno nel costruire un ritornello all’altezza di tanto entusiasmo. I suoni delle tastiere di Marco De Fabianis sembrano tutti ricavati da strumentazione vintage (o una loro emulazione), cristallizzando nel tempo un suono che non ha nessuna voglia di contaminarsi con la contemporaneità e riempiono lo spettro sonoro degli Hounds, che rimane comunque piacevolmente ruvido, abrasivo e chitarroso. L’inizio di “Fight, Warrior” mi ha ricordato i Tyrant dei fratelli May e conferma un andamento arrembante e battagliero, dove la tensione rimane costante anche nella dinamica sezione strumentale, ricca di pathos. Certo, le progressioni armoniche sono quelle tipiche di questi scenari e, come avrete notato, il repertorio lirico dei nostri segugi non è proprio di matrice letteraria, ma i ragazzi riescono a mantenere sempre la credibilità, grazie ad una convinzione contagiosa.
I Priest americaneggianti di “Turbo” sembrano un modello di riferimento per “A. O. R. (All Out Running)”, un pezzaccio da veri uomini che parla di auto, motori e velocità, ma sintonizza la radio sulla stazione del rock commerciale, con un risultato curiosamente sospeso tra fervore esecutivo (oh, ma lo volete capire che sono dei fottuti guerrieri?) e accessibilità di ascolto.
Interessante anche la strumentale “Lohengrin”, dove cascate di assoli scendono da picchi rocciosi e cieli aperti, dipingendo un paesaggio solenne e dai colori naturali.
La title track è fortemente caratterizzata dalle tastiere, che riescono a evocare lo spirito dei Virgin Steele (meglio di quanto non faccia lo stesso DeFeis ultimamente…) e infonderlo in una lunga composizione testosteronica, pomposa e piena di sugo.
L’effetto ballatona del metallaro guerriero disperato che dà l’addio ad una persona cara rende “Still Believe” da un lato forse eccessivamente retorica ed eccessiva, nel suo indulgere su tutti i luoghi comuni compositivi e interpretativi di teatrale focosità sopra le righe, dall’altro devo dire che, con la frase finale, mi ha ricordato una tradizione di famiglia che vuole i parenti morti capaci di interferire sulla situazione meteorologica, e mi ha fatto piacere.
Si torna a pestare con “Fatal Destroyer”, il brano che osa di più in sede di arrangiamento e scrittura, regalando alcune ambientazioni che non avevamo ancora assaporato da parte del gruppo, come le atmosfere seventies della coda lisergic-prog.
Gli Hounds sono un valido gruppo che sa ciò che vuole e lo ottiene senza problemi; se proprio devo muovere loro una critica è che mi sembra che si accontentino di replicare percorsi già battuti, aggiungendo il proprio stendardo alla lancia di altri guerrieri caduti, mentre sarebbe davvero interessante vederli capaci di generare una propria magia, che infonda ai dischi, oltre alla grande energia fisica, pure un po’ di “cose da dire” in più.
Marcello M
Tracklist:
1. Knightmare
2. Fight, Warrior
3. A.O.R. (All Out Running)
4. Lohengrin
5. Rise Of The Immortals
6. Still Believe
7. Fatal Destroyer
- Anno: 2025
- Etichetta: Iron Shield Records
- Genere: Epic Metal
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