Voto: 6
L’ascolto di “The Praise Of Madness”, primo lavoro dei Bolognesi Phaenomena, si apre con un intro intimo, giocato su dissonanze acide che hanno un che di folle. Ed infatti tutto il disco è in realtà un concept ispirato a “L’Elogio della Follia” di Erasmo da Rotterdam.
Subito a seguire si affaccia “Awakening”, anche questo un breve brano intimo in cui si notano alcune incertezze di pronuncia da parte del singer. Dopo arriviamo ad “Overture” che ci accoglie con un altro inizio ancora intimo. In tutto, dall’inizio del disco, sono passati quasi 6 minuti, prima di ascoltare l’ingresso della batteria ed un cambiamento ritmico.
Finalmente nel proseguire del brano strumentale, i nostri connazionali dimostrano la loro tecnica esecutiva, e la loro verve creativa. Infatti questo cangiante brano strumentale offre una fitta sequenza di soluzioni ritmiche e notevoli cambi di tempo e di armonia che, per quanto accattivanti, forse rischiano di essere percepiti come una esasperazione tecnica nel loro susseguirsi repentino, anche se sono abbastanza in linea con il genere progressivo.
In “Incipit Delirii” ritroviamo il cantante che avevamo abbandonato in “Awakening”, con una band in grande stile che intreccia parti ritmiche articolate con una voce forse non sufficientemente varia nella sua gamma espressiva.
Si prosegue con le gustose e varie melodie di “Recollection In Tranquility” e con la varia “Mistress Of Insanity”. Canzoni queste, che rispecchiano quanto fin qui ascoltato, segno che la band ha una sua precisa identità, ed un suo trademark sonoro, caratterizzato da molti cambi di tempo.
E dopo il breve intro melodico “Erasmus’ Rest” si arriva al piatto forte con “Frenetic Triad”, canzone dalla durata di quasi 15 minuti.
Ottimo brano dalle strutture complesse, che ci accoglie con fraseggi che richiamano sonorità di altri tempi, con alcune scelte stilistiche e di suono, che fanno tornare alla mente altre storiche band italiane del genere. Peccato per la poca varietà del cantato, che rischia di stancare su un brano così lungo, e per l’eccessivo brutale accostamento di parti ritmiche diverse, che rischia di spezzare la narrazione musicale, disorientando l’ascoltatore più del dovuto. Nonostante questo le parti solistiche sono notevoli.
Altra immersione musicale ci aspetta con lo strumentale “Instrumad”, in cui i nostri dimostrano ancora le loro doti, con uno strumentale sempre vario, ma più lineare rispetto a quanto sentito finora. Veramente gradevole.
A concludere l’opera dei nostri progster bolognesi, troviamo la title-track che con la sua apertura melodica ed epica, nella sua velocità moderata conclude l’album.
Il disco risulta nel complesso godibile, e soddisfacente per un ascoltatore del genere, ma dall’ascolto complessivo non si può non notare che quanto è stato fin qui evidenziato, si è trascinato in ogni brano. Le parti strumentali che cambiano in modo molto repentino interrompendo spesso la fluidità del brano, le incertezze di pronuncia del cantante, e la timbrica con una espressività limitata, rendono faticoso l’ascolto dell’intero disco, ed a volte anche l’ascolto dei brani più lunghi, che non mancano in un disco come questo, palesemente orientato al prog, e che ne riprende i vari cliché stilistici.
La band dimostra una buona maturità artistica,ma sicuramente ci sono ancora dei margini di crescita, benché già attualmente questo disco sia apprezzabile. Sono curioso di sentire il prossimo.
Alex Taino
Tracklist:
01. Pallade’s Whim
02. Awakening
03. Overture
04. Incipit Delirii
05. Recollection In Tranquillity
06. Mistress Of Insanity
07. Erasmus’s Rest
08. The Frenetic Triad
09. Instrumad
10. The Praise Of Madness
- Anno: 2009
- Etichetta: Autoprodotto
- Genere: Prog Metal
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