Non si può certo dire che la prolificità sia un pregio della band dei fratelli Cardellino, ‘Racconti Macabri Vol. III‘ è infatti il terzo capitolo discografico in 16 anni, ma questo non può certo inficiare l’alone di culto che da sempre avvolge L’Impero Delle Ombre! Anzi, considerando l’ambito musicale in cui si muovono la prolissità poteva far perdere l’alone di mistero nel quale operano. Questo nuovo lavoro ha tutti i carismi del disco fondamentale per la loro carriera, infatti dopo ripetuti ascolti, (saranno almeno due mesi che lo ascolto con cadenza quasi giornaliera), sono giunto alla conclusione che non ci sia una canzone una che non sia all’altezza della situazione, e allora immergiamoci di nuovo e stiliamo quindi la recensione.
Dopo la breve intro, estratta dalla Messa In Requiem di Ildebrando Pozzetti, è ‘Il Cimitero Delle Anime‘ che dà il via alle danze (macabre?) di ‘Racconti Macabri Vol. III‘, il suono pesante della chitarra di Andrea Cardellino scuote le mura di casa, le tastiere di Davide Cristofoli e il Bodhran di Rob Ursino danno il senso cimiteriale dovuto, Giovanni ‘John Goldfinch’ Cardellino è la voce autorevole dell’Impero delle Ombre, la citazione di ‘Alkahest‘ suppongo sia l’omaggio al Maestro Paul Chain. Una canzone evocativa, una canzone slow che entra nella mente e ci conduce attraverso il cimitero delle anime catapultandoci in un mondo di streghe, sofferenza e libertà.
Dopo il doom calibrato del precedente brano arriva ‘Il Sabba‘ dove i ritmi si fanno più serrati in una specie di danza tribal rock nella parte iniziale andando poi a seguire tematiche più lente e pesanti fino all’evocazione degli spiriti nel più inquietante rito sabbatico. Tatyana Planca alla voce insieme a John e al mitico Bud nei cori danno il tocco in più per la perfetta riuscita della song. Il cemetery rock dei ragazzi assume forme sempre più intriganti nella successiva ‘In Morte Di Buono Legnani‘, tributo al Maesto Pupi Avati (La Casa dalle Finestre che Ridono)! Qui la presenza del Bud si fa più attiva cantando in quasi tutto il brano, sia in coppia che in solitaria, dando una dose di potenza ancora superiore a quanto già John non abbia. Il tutto si snoda tra suoni doom, cemetery e dark con grande qualità, il solo di chitarra è affidato a Rob Ursino a dimostrazione che L’Impero delle Ombre non dipende esclusivamente dai Cardellino Bros! I sample tratti dal film fanno il resto.
A seguire viene tributato H.P. Lovecraft con ‘Incubo a Dunwich‘ (film Dunwich Horror di Daniel Harrel). Le atmosfere dark luccicano nella melanconia del brano, la voce quasi recitata più che cantata ci guida all’interno dell’orrore di Dunwich con solerte maestria, Tatyana mette la sua parte narrante, chitarra e tastiere rimbombano fragorose, il basso di Vins Ceriotti come in ogni brano fa il suo lavoro senza invadere il campo ma con tenacia e precisione ne ricama i suoni.
Finiti i tributi si passa a ‘Il Villaggio Delle Ombre Assassine‘, qui un mix tra Candlemass e Black Sabbath risuona in lontananza mentre l’incedere dell’Impero nella sua litania fragorosa ci porta al refrain, incisivo come non mai che ci marchia a fuoco in questo villaggio di inquietudine sonora e non solo. Il tutto sapientemente condotto dalla batteria di Miky ‘DrumHead’ Ercolano, mentre un tourbillion di chitarre e tastiere ci trascina a forza nel bosco dove il sole non c’è mai!
‘Marmo Freddo‘ un titolo che non da adito a dubbi, siamo all’epilogo della vita, e il gruppo ce lo narra con la sua solita pesante attitudine doom, qui protagonista dalla prima all’ultima nota. Doom fragoroso quello di ‘Verso L’Abisso‘ dalle tinte più prog, dove si esalta la voce di John che da il meglio di se nel consueto intreccio di chitarre e tastiere, siamo all’apoteosi totale, il coro con Tatyana è un diamante incastonato nello scettro dei paladini di un suono che mai passerà di moda grazie anche al loro grandissimo lavoro.
‘Sentimento Funereo‘ ha un flavour dark emozionante, la chitarra ricama arpeggi magici, il suono si fa via via più vigoroso raggiungendo l’apice nella parte finale dove come in un colpo di scena dopo l’organo horrorifico entra a gamba tesa Steve Sylvester rovesciando ogni ordine costituito! Siamo arrivati quindi alla conclusione di questa avventura tra morte, streghe, sabba e horror e miglior finale non poteva che essere ‘Finale, Ballata Dell’Uroboro.. O Della Speranza‘, dove troviamo ospite al synth Freddy Delirio, mentre la nenia finale è opera di Eric Goldfinch..
Risulta quasi impossibile trarre conclusioni che non siano trionfanti verso un prodotto che a 10 anni di distanza conferma L’Impero Delle Ombre come una delle migliori band di culto in circolazione, non una sbavatura, non un brano fuori contesto, tutto lega alla perfezione. Esultate, i Maestri del Cemetery Rock sono tornati, e non importa se dovremo aspettare altri 10 anni per un disco di tale imponenza!
Klaus Petrovic
Tracklist:
- Introduzione – Accesso In Requiem
- Il Cimitero Delle Anime
- Il Sabba
- In Morte Di Buono Legnani
- Incubo A Dunwich
- Il Villaggio Delle Ombre Assassine
- Marmo Freddo
- Verso L’Abisso
- Sentimento Funereo
- Finale – Ballata Dell’Uroboro… O Della Speranza
- Anno: 2020
- Etichetta: Black Widow Records
- Genere: Cemetery Rock
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