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Un power trio di prog rock strumentale? No, grazie. A meno che…

Non si tratti di un disco come questo debutto degli Electric Wires, capace di farsi ascoltare e piacere anche a chi inizialmente restasse deluso nel non sentire entrare una voce proprio quando gli standard compositivi ci suggerirebbero. Ma è senza la necessità di un facile ritornello che i tre ragazzi costruiscono le proprie composizioni rendendole immediatamente godibili e fruibili anche da un pubblico non specialista, grazie ad un sempre intrigante avvicendarsi di temi e trovate, capaci di mantenere desta l’attenzione.

L’utilizzo di sezioni musicali assimilabili a generi di appetibilità mainstream rende le tracce ben digeribili mentre, con grande fluidità, preziosi piccoli grappoli di virtuosismo prog vengono snocciolati qua e là, in scioltezza e disinvoltura, come per non farci pesare la ragguardevole preparazione della band.

Le sonorità che confluiscono in questi dieci brani sono piuttosto variegate, e quella Metal è una di quelle che si fanno percepire come probabile elemento primigenio. Lo dimostra il brano di apertura “Mastodontic Pig” (qui il video), uno splendido crescendo energico e metallico che si scioglie in una deliziosa e lussureggiante oasi melodica solcata da un grande assolo, per poi ritornare all’assalto iniziale.

Another Planet” ci regala un tema melodico stracciamutande, un afflato epico e sfarzoso, ad effetto empowerment. Il tempo di lasciarsi spiazzare dalle atmosfere country di “Left Alive”, che ci fanno venire voglia di un falò, e ci facciamo catapultare nel cosmo con “Interstellar Space”, un breve ponte nebuloso verso la pulsante “Teddy Killer”, capace di oscillare tra Alice in Chains, King Crimson e Voivod. 

Il brano che da il titolo all’album (e il nome alla band!) è quello più esplicitamente jazz prog, ma ha un’andatura funky rock che la rende attraente nel suo essere una vetrina di presentazione del virtuoso chitarrista Alessandro Di Virgilio, del massiccio batterista Ciro Iavarone e del melodicissimo bassista Paul Zogno.

Nella seconda metà del disco abbiamo “Utopia”, che con le sue figure ritmiche variabili a rullata mono nota che fanno tanto Dream Theater torna a schiacciare il pedale del distorsore. È una composizione lunga, in cui succedono un sacco di cose, ma capace di mantenere un senso coerente.

Un altro tema irresistibile è quello della vivace e giocosa “Breakfast at Pliny’s”, ricca di sintetizzatori e di strumenti che fanno ginnastica.

La “Ciro’s Diet” è a base di sostanzioso prog metal, ma prevede anche tanta attività fisica, mentre la piccola “Dystopia” chiude il disco tra inquietanti riverberi con un tema di sola chitarra tuffata in una nuvola di sintetizzatori.

Ci tengo a sottolineare che la produzione è scintillante e potentissima, ma ha tutto il sapore genuino di una registrazione dal vivo, con gli strumenti che respirano e tutto lo spazio dinamico necessario a farci sentire partecipi del suono.

Un ascolto molto consigliato, che ho gradito ben più del previsto.

 

Marcello M

 

 

Tracklist:

  1. Mastodontic Pig
  2. Another Planet
  3. Left Alive
  4. Interstellar Space
  5. Teddy Killer
  6. Electric Wires
  7. Utopia
  8. Breakfast at Pliny’s
  9. Ciro’s Diet
  10. Dystopia

 

  • Anno: 2025
  • Etichetta: Luminol Records
  • Genere: Instrumental Prog Rock

 

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