DannXI è un polistrumentista sardo con un progetto musicale ben chiaro in mente, quello che lui stesso definisce “anti sephirotic black/death Metal”. Questo secondo album di/degli Athiel, in cui DannXI si occupa di tutti gli strumenti, quindi immagino anche della programmazione della batteria, si concretizza in otto tracce  sostanziose, fitte di riff, arpeggi e melodie allineate con il più tradizionale stile scandinavo. Veramente spiccato è il senso di derivazione rispetto ai capiscuola dell’estremismo melodico nordico, Dissection su tutti, con cui vengono confezionati i brani, che risultano piuttosto piacevoli durante l’ascolto, grazie al tiro esecutivo (ammazzato dalla batteria finta…), al riproporsi di temi, atmosfere e progressioni armoniche che ci suonano già familiari e, soprattutto, in virtù di assoli melodici veramente belli e coinvolgenti, che si rivelano presto come l’elemento più interessante dell’intero disco.

La traccia di apertura “Baptize Out Of Nowhere” propone una raffica di fraseggi oscuri, riff trillati, blast beat e rullatone tecnicamente ben fatti e credibili, ma che di sicuro avrete già sentito altrove, lasciandoci una sensazione di piacevolezza, ma priva di qualsiasi entusiasmo. Un elemento che cattura la mia attenzione è la modalità con cui il cantato growl/scream di DannXI si impegna a scandire le parole, mantenendo nitidezza (e volume) all’interno del mix, come a voler sottolineare l’importanza del concept filosofico alla base del progetto. Anche sulla successiva “Beyond The Veil” veniamo colti inizialmente da un sano coinvolgimento, dato che a noi metallari certi inizi esplosivi fanno sempre effetto, poi ci si trova in quella nebbiosa landa di strofe cadenzate con arpeggi, in cui riconosciamo gli avamposti di tutte le band che precedentemente hanno colonizzato queste terre solo in apparenza inospitali. Tra Immortal e Watain siamo in bella compagnia, anche se la sezione che ho preferito è il minuto finale, in cui abbiamo i bocconi musicali più gustosi, come l’assolo e il finale furioso.

Il tributo a Jon Nödtveidt si fa spudoratamente esplicito con “In The Lawless Oblivion”, una composizione che paga un forte tributo in materia di originalità, ma che è oggettivamente molto ben scritta e ricca di passaggi avvincenti come ad esempio, chevvelodicoafare?, l’assolo.

Potrei andare avanti a snocciolare commenti simili per le rimanenti tracce, ma preferisco andare dritto al cuore di quello che, dal mio punto di vista, è un problema. Siamo di fronte ad un esempio tipico di artigianato artistico in cui, dopo aver appreso la tecnica attraverso lo studio dei modelli e l’esercizio, l’artefice prova a riprodurre ciò che ha già esperito, magari fraintendendone alcune parti, integrandone altre e provando ad imprimere un proprio marchio di fabbrica. È un procedimento creativo sano e vitale, che tante volte porta a risultati interessanti. Ma qui rischiamo di perdere di vista qualcosa di importante. Questo che sentiamo nel disco degli Athiel è un surrogato di Metal. Ci assomiglia, ne ha il colore, l’aspetto, in parte perfino il sapore, ma è un’altra roba. È un prodotto accattivante, ma a conti fatti molto poco nutriente. Anche dopo svariati ascolti, non vi rimarrà in mente nessun passaggio, solo un’atmosfera generale, ricostruita, di sapori familiari. Sebbene, come nella title track che propone una digressione quasi rockeggiante, DannXI si ingegni ad arricchire il banchetto con ingredienti selezionati e certificati DOP, non riesce a regalarci l’emozione di un sapore unico. Manca la band che suona. Mancano le idee. Manca il brivido emotivo di chi sta facendo qualcosa di unico.

E come porci di fronte a questo, comunque ben fatto, esercizio di stile?

Io, personalmente, resto perplesso. Mi chiedo come un oggettivo talento musicale possa accontentarsi di un risultato simile. Capacità senza consapevolezza? O forse semplicemente una consapevolezza diversa da quella di chi, come me, per motivi prettamente anagrafici, si è trovato ad aver ascoltato questo tipo di linguaggio sonoro quando tutto era ancora nuovo, urgente, vero, vivo e coinvolgente.

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Baptize Out Of Nowhere
  2. Beyond The Veil
  3. In The Lawless Oblivion
  4. Reaven’s Oath
  5. Maw Of The Curse
  6. Serpentine Bloodline
  7. The Sun Will Not Rise…
  8. Distant From The River Of Dreams

 

  • Anno: 2025
  • Etichetta: Broken Bones
  • Genere: Melodic Black/Death Metal

 

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