Siamo all’EP di debutto per questa nuova formazione di musicisti stagionati, alle prese con sonorità che rimandano immediatamente agli anni che presumo coincidano con la loro formazione musicale, ovvero quei primi anni novanta in cui iniziavano a farsi strada i gruppi dell’etichetta inglese Peaceville, il black metal cominciava a tingersi di malinconia e il gothic iniziava ad andare a braccetto col Metal. Tutto questo lo ritroviamo nei tre pezzi che costituiscono l’eponimo dischetto dei La Cerva, che ci si presenta in un design sobrio e affascinante, con l’ambigramma del logo che cattura subito l’attenzione.

Purtroppo su questo EP non è presente un vero batterista: siamo di fronte all’ennesimo caso in cui ci si illude di poter fare a meno di un musicista umano in un ruolo chiave all’interno di un genere come il Metal. Ragazzi, scusate se insisto nel ripetere le stesse considerazioni in tante recensioni, ma questa cosa sta uccidendo le parti più belle della nostra musica preferita.

Fatta pace con una batteria palesemente artefatta, andiamo ad ascoltare i brani, con “Cosmic Down” che ci accompagna indietro con passo cadenzato e growl cookiemonster-style, su una melodia malinconica che si ferma nel mezzo di quello che sembra un vecchio sermone in inglese, estrapolato da qualche registrazione d’archivio. Parte poi un ritornello a voce armonizzata melodica, che nelle intenzioni credo volesse ambire al rango di out-take “The Silent Enigma”, ma la voce del pur volenteroso Steve Pan non ha né il carisma né la precisione dei fratelli Cavanagh. Il brano non ha ancora finito di sorprenderci, proponendo anche una sfuriata black in blast beat con chitarra e basso che trillano precisi, ma senza troppa disperazione. Mi ricorda l’eclettismo e la libertà compositiva che, una trentina di anni fa, andava ancora di moda.

New Eclipse” risuona di giovani Amorphis e Paradise Lost, con melodie e arpeggi che si insinuano nella placida cavalcata. Anche qui abbiamo il ritornello melodico che tenta l’anathemata, con quel “kill me now…” che avrebbe anche potuto funzionare, se solo la band ci avesse creduto di più.

Il meglio lo troviamo in coda, col terzo brano “Stardust” che propone un tema melodico di sette note prontamente ribadito da un blast furioso (per quanto possa esserlo quello programmato…), per un brano up tempo impreziosito anche da un assolo della chitarra di Dani P., semplice ma ben scritto. La chicca finale è il minuto conclusivo, che ci spiazza con un cantato in stile indie italico (Afterhours?) molto suggestivo e finalmente in grado di rapire la nostra attenzione. 

Non mi dispiacerebbe riascoltare la band in occasione dell’album di debutto (previsto per il 2026), nella speranza che, assieme al nuovo batterista, possano coltivare i germogli più interessanti di questa prima stagione.

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Cosmic Down
  2. New Eclipse
  3. Stardust
  • Anno: 2025
  • Etichetta: Masked Dead Records / Sulphur Music
  • Genere: Melodic Doom

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