L’esordio dei Patristic risale al 2022 con l’EP “Apologetica” cui segue la qui presente release sulla lunga distanza, “Catechesis”. Un lavoro che ha provocato nel sottoscritto un solenne cortocircuito mentale, sotto diversi aspetti.

L’artwork presenta su campo bianco, texturizzato come fosse pergamena, la xilografia rappresentante il sacrificio di un toro (taurobulium), pratica romana di origine orientale dedicata alla dea Cibele, ovvero al culto della Gran Madre degli Dei. L’officiante è raffigurato con un’aureola rossa rappresentante il sole (Sol Invictus) e dello stesso colore viene riportato, dove generalmente si posiziona il logo della band e/o il titolo dell’album, campeggia un “chi-ro” o “chrismon”, affiancato dall’alfa/omega. L’artwork coniuga insomma due livelli di sincretismo: uno interno al paganesimo (culto lunare e culto solare/ principio femminile e principio maschile) e uno rivolto al primitivo culto cristiano. Conclude il cerchio concettuale proprio il nome della band, che si riferisce ai padri della chiesa cristiana, nella sua fase pre-conciliare. Ovvero prima che venisse definito un canone istituzionale e, se vogliamo, nella fase clandestina ed eversiva del culto dei seguaci del Nazareno.
Credo sia noto ai più che la parabola del Cristo sia di matrice solare, non a caso viene sovrapposto (sostituito) al culto di Mitra a cui finisce per rubare la data di nascita.
In perfetta simmetria con l’artwork, che coniuga chiarezza di esposizione e complessità di riferimenti, si pone la proposta musicale che, a partire da un impianto di ferocissimo blackened death metal, esplora un numero impressionante di contaminazioni e riferimenti, articolati da strutture improntante a repentini cambi d’atmosfera e cangianti approcci al riffing e al drumming.

Premesso innanzitutto che la struttura generale dell’album si articola su due macro suite, la prima “A Vincolis Soluta” articolata in due sezioni, la seconda “Catechesis” articolata in quattro sezioni, la struttura di ciascuna traccia segue contemporaneamente la struttura di una suite sinfonica e quella brutalmente anarcoide di formazioni come i Criptopsy.
L’esperienza di ascolto di questo lavoro non può essere univoca, è come essere trascinati da un torrente in piena, risulta quasi impossibile cogliere il disegno unitario, l’attenzione diventa iterativa: si colgono frammenti del paesaggio che ci scorre rapido a fianco, si nota di sfuggita la composizione geometrica di rocce affioranti che ci strappano brandelli di carne, a tratti si intuiscono in cielo pareidolie di nubi. Una costante nelle composizioni la si rintraccia nei momenti di quiete, come se la furia del torrente che ci trascina a valle si disperdesse con l’allargarsi del suo alveo. O, forse, si tratta di momenti di incoscienza da annegamento. Momenti di quiete in cui i Patristic dimostrano un deciso gusto per atmosfere ambient dal vago sapore industrial. Sapore che si rintraccia anche nei frangenti più parossistici dove fanno sovente capolino soluzioni di arrangiamento, controtempi e disarmonie che riconducono ai Voivod.

Se già non bastasse l’articolata complessità delle singole tracce e il loro essere coordinate in due macro-suite, i Patristic amano inserire sezioni strumentali che cominciano sul finale di una traccia per svilupparsi nella traccia successiva, generando un unico corpus musicale che disorienta ed inebria.
Ciò che consente di non impazzire (o forse che rende più dolce questo impazzire) è l’abbondanza di riferimenti che sembrano fare appello ad una sorta di memoria interiore di chi ascolta, e alla capacità di costruire movimenti melodici e generosamente intellegibili lungo il dipanarsi travolgente di cambi di riff, di stile, di pulsazione ritmica. Risulta virtualmente impossibile annotare i singoli riferimenti in questo caleidoscopico compendio del metal estremo, capace di attingere al repertorio del death più ferale, tecnico e compatto e a filtrarlo con il gusto per le atmosfere armonico/melodiche del black più suggestivo.

L’utilizzo spregiudicato e controllato di questi “canoni estremi” diventa cifra distintiva dei Patristic, unitamente al ricorrente utilizzo di arpeggi clean, o leggermente distorti, a tessere trame dilatate, a tratti eteree e siderali, al di sopra di furiosi blast beat.
Siamo di fronte ad un approccio compositivo che, se dal punto di vista della gestione e dell’articolazione delle diverse influenze dimostra la scioltezza degli Akercocke, sul piano dell’orchestrazione delle atmosfere e della trasfigurazione tra concept e sua traduzione in musica ci avvicina al progetto The Ocean Collective. E, in un certo senso, i Patristic per il metal estremo contemporaneo rappresentano quello quello che furono gli Emperor per il black metal degli anni 90.
Inutile dire che a sorreggere la complessità di questo costrutto musicale, di fatto un corpus unitario che supera i 41 minuti di durata, c’è l’estrema preparazione compositiva e strumentale dei Patristic che eccellono in ogni comparto, avvalendosi del contributo delle vocals la cui espressività è garantita da un growl non troppo profondo e capace di risultare epico e narrativo.
Mi piace pensare che le due macro suite di cui si compone il lavoro, ovvero i loro titoli, esprimano un chiaro manifesto musicale: liberi da ogni vincolo compositivo i Patristic ci mostrano una nuova prassi di approccio al metal estremo.

Samaang Ruinees

 

Tracklist:

  1. A Vinculis Soluta I
  2. A Vinculis Soluta II
  3. Catechesis I
  4. Catechesis II
  5. Catechesis III
  6. Catechesis IV
  • Anno: 2025
  • Etichetta: Willowtip Records
  • Genere: Blackened Death Metal

 

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Autore

  • classe 1970, dopo aver fatto studi musicali classici scopro a 15 anni il metal. a 17 anni il mio primo progetto (incubo - thrashgrind), poi evolutosi in thrash tecnico con gli insania (1989-1997) e infine in death-thrash con insania.11 (2008-attivo).
    prediligo negli ascolti death e black ma ho avuto trascorsi felici con la dark wave e l'industrial.
    appassionato di film e narrativa horror, ho all'attivo un romanzo pubblicato e la partecipazione con dei racconti ad un paio di antologie.

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