Formazione che vede i propri natali nel 1991 e che con costanza, attraversando tutte le asperità di percorso che caratterizzano l’underground italico, arriva al secondo lavoro su lunga distanza con questo “Landscapes From The Afterlife”.

L’opener e titletrack “Landscapes From The Afterlife” ci accoglie subito con un sapore d’altri tempi, con un sound in bilico tra dark wave e un black/occult metal nelle corde degli Opera IX. Per certi aspetti mi hanno ricordato l’approccio alla materia declinato dai Cultus Sanguine ma in questa traccia, nonostante il riffing serrato delle chitarre e la doppia cassa in up tempo, ho percepito un’assonanza con certe produzioni dei Sisters Of Mercy, sia per la virile compostezza delle linee vocali, qui più aspre e rauche ovviamente, che per l’apertura dalla strofa al ritornello. Le linee melodiche del riffing e l’opprimente intro allucinatoria/orrorifica, mi riportano alle atmosfere dei Christian Death. Spero che questi riferimenti “extra genere” non dispiacciano agli autori, anche perché il loro approccio al black metal, a mio avviso, si rifà ben poco a quelli che sono i canoni stilistici del black metal come codificati nelle sue varie ondate. Le sezioni di solista che impreziosiscono la seconda metà della traccia sembra confermare che qui i Winged guardino più da un classic heavy pervaso di atmosfere sulfuree e maligne.

Con “Wicked Soul” ci spostiamo su un low/mid tempo inscritto tra fraseggi di chitarra goticheggianti e giri armonici aspramente doom commentati da solenni giri sinth/organo. La sezione centrale si apre in una cacofonia di lamenti femminili che mi confermano il rimando ai Christian Death. Adoro letteralmente l’andamento autorevole e declamante delle linee vocali che evocano cerimoniali occulti e blasfemi. Il songwriting si conferma schietto e privo di fronzoli, giocando su efficaci variazioni ritmiche di un tema assolutamente vincente.

“Erzsèbet” sposta il focus su un black primordiale con il suo riffing che per suono e struttura richiama i Bathory (e chi conosce la storia sa che non poteva essere altrimenti). A costo di ripetermi, sottolineo la cristallina perfezione delle linee vocali che, a questo punto mi sento di dirlo, rendono immediatamente riconoscibili i Winged. In questa traccia la voce grave viene doppiata da un controcanto in scream che regala ulteriore profondità “gotica”. Curiosamente l’accelerazione che ci traghetta nella seconda parte della traccia viene innescata da un inserto solistico alla “Reign in Blood”. Si tratta tuttavia di una “frattura necessaria” che non altera il mood della traccia, che, anzi, vira ancora più su lidi dark wave prima e poi indulge su un recitato femminile che ci ricorda perché i primi Cradle Of Filth ci piacevano così tanto. Efficacissima anche qui l’alternanza strofa/ritornello nell’approfondire l’atmosfera goth della traccia.
È curioso e sorprendente come i Winged riescano ad evocare “sensazioni reattive” che nella mia memoria associo ad altre formazioni senza che ne vengano riprodotti gli stilemi, non dico esattamente, direi piuttosto neanche alla lontana. Eppure in “They Walk Among The Living” il riff iniziale, una sorta di marcia marziale, mi evoca gli Slayer di “Hell Awaits” mentre nel suo sviluppo mi riporta alla mente il groove sfrontato degli White Zombie. Ci troviamo al cospetto di un mid tempo deciso e incitante su cui si staglia l’autorevole roca voce declamante, cui risponde uno scream sgraziato e maligno. La traccia è impreziosita da inserti rumoristici (sirene antiaeree), trame di sinth e incisi di xilofono (o carillion). A differenza delle tracce precedenti che ripetevano sostanzialmente una struttura strofa/ritornello/special per assoli, qui la sezione finale è graziata dall’introduzione, ad esito di un contributo di solista, di un controcanto a note doom/death che instaurra un dialogo con i sinth e ci conduce verso un finale decisamente cinematico.

“Silentium” si caratterizza per un più marcato approccio death nel riffing, evocando in certa misura i primi Entombed, eppure proprio questo più nitido riferirsi ad un determinato panorama stilistico mette in luce il loro particolare approccio alla contaminazione e trasfigurazione della materia. L’incalzante tappeto di doppia cassa e l’andamento metrico delle vocals, espresse sul doppio registro di voce grave e scream acidulo, creano una strana suggestione che mi rimanda tanto ad episodi dei Sisters Of Mercy (probabilmente per la cadenza del rullante) quanto ai Celtic Frost (per la strana alchimia onirico/psicotica delle due voci sovrapposte). L’introduzione di un giro di power chords, supportato nella seconda ripetizione da sinth organistici occult rock, genera un’apertura che, pur senza variazioni nell’accompagnamento di batteria, regala la sensazione di un andamento strofa/ritornello. Curiosamente posta a due terzi della traccia una rarefazione che espone il tema principale di chitarra affidandolo ad uno xilofono/carillon. I rimandi sono a quel prog/rock horrorifico (penso al tema portante di “Profondo Rosso” dei Goblin) ma anche per estensione ai Death Angel di “The Ultraviolence” che trasfigurarono il tema portante de “L’esorcista”. Momento questo che mette a nudo l’anima profondamente malinconica e oscura che caratterizza la musica dei Winged. Si fanno notare, nello sviluppo della traccia, il contributo di solista che forgia i propri fraseggi attraverso modulazioni poi riprese ed esaltate da sinth/voci femminili che impreziosiscono lo special che prelude alla sfuriata finale in up tempo che ci riconduce in chiusura al tema di xilofono/carillon.

“Cemetery Of Restless Spirits” esordisce con un giro di sinth che evoca le colonne degli horror settantiani, a sostegno di una intro recitata per poi lasciare il passo ad un low tempo doomegiante dominato da un giro di chitarra a note e un basso pulsante . L’ingresso della chitarra in ritmica sospinge verso un incedere che richiama per autorevolezza i Samael degli esordi, su cui si stagliano le vocals. La traccia evolve nel dialogo tra questi due temi, lavorando per stratificazioni, aggiungendo di volta in volta una seconda voce di chitarra, un tappeto di sinth, il raddoppio del cantanto con lo scream. La chiusura si apre in un giro di power chords e sinth che accolgono il contributo della chitarra solista.

“Primordial Fear” raccoglie il testimone della colonna sonora horror della traccia precedente, strutturandola in senso più ambient e ampliandola quanto basta per far entrare sottopelle il tema portante declinato dal pianoforte che viene poi trasfigurato da un riff a note maligno e atmosferico. Più marcato il cambio di tema tra strofa e “ritornello”, mediato da uno special strumentale che reinterpreta il tema armonico/melodico, lavorando sulla metrica e i rivolti. La traccia è strutturata in termini decisamente più “progressive” nel suo continuo rileggere sia da un punto di vista metrico/ritmico che armonico i diversi strati esposti nell’intro ambient.

“On The Mystical Mountain” rappresenta la perfetta conclusione del film mentale in cui i Winged trascinano l’ascoltatore. Si tratta di una strumentale che chiarisce senza alcun dubbio tanto la genuina “autorevolezza del riff” quanto l’indispensabile “sapienza dell’arramgiamento” come caratteri costitutivi del fare musica (non solo metal). Al netto dell’intro arpeggiata, l’intera traccia è retta da un riff in power chord in ostinato che viene vivificato da progressive stratificazioni di temi, in rinforzo o in opposizione. Una traccia lirica e struggente quanto l’assolo che ne sancisce la chiusura.
Hanno fatto bene i Winged a chiudere con uno strumentale in cui la loro cifra stilistica può esprimersi libera dall’ingombrante personalità del vocalist che con il suo rauco e grave clean performa linee che hanno il gusto di una piece teatrale, ben lungi però dall’indulgere in pose o manierismi, ma semplicemente lasciando fluire il proprio dominante carisma.

Un lavoro questo dei Winged che mi ha affascinato e sedotto completamente nel suo riuscire a riallacciare un ponte con le atmosfere decadenti, inquietanti e dannatamente seducenti che caratterizzarono tanto l’occult metal quanto la dark wave nella seconda metà degli anni Ottanta. Un sapore che ha caratterizzato la mia adolescenza e che, ritrovato alla soglia dei 56 anni, mi ha quasi commosso.
Un sapore che al giorno d’oggi, riproposto con questa sapienza ed efficacia, non potrà che sedurre e conquistare le nuove leve.

Samaang Ruinees

 

Tracklist:

1. Landscapes Form The Afterlife
2. Wicked Souls
3. Erzsèbet
4. They Walk Among The Living
5. Silentium
6. Cemetery Of Restless Spirits
7. Primordial Fear
8. On The Mystical Mountain

  • Anno: 2025
  • Etichetta: The Ritual Productions
  • Genere: Death Black Metal

 

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Autore

  • classe 1970, dopo aver fatto studi musicali classici scopro a 15 anni il metal. a 17 anni il mio primo progetto (incubo - thrashgrind), poi evolutosi in thrash tecnico con gli insania (1989-1997) e infine in death-thrash con insania.11 (2008-attivo).
    prediligo negli ascolti death e black ma ho avuto trascorsi felici con la dark wave e l'industrial.
    appassionato di film e narrativa horror, ho all'attivo un romanzo pubblicato e la partecipazione con dei racconti ad un paio di antologie.

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